Monday, June 11, 2007
Vita da drago #31: "Rembin, Felix!"
L'ombra estrae un pugnale e apre una profonda ferita nella zampa del drago, rendendo la zampa inutilizzabile. SquamaVerde ringhia di dolore e tira su la zampa ferita. Fà per colpire il misterioso assalitore, ma con velocità incredibile quest'ultimo schiva l'attacco e punta ad un'altra zampa. E' un'attimo: con un colpo agile, la figura pratica un taglio alla seconda zampa anteriore del drago. Questa volta però il drago riesce a colpirlo con le zanne. Poi però le zampe gli cedono e si ritrova bloccato con le zampe anteriori a terra, con un turbinio di ali. La figura scivola via per un istante, poi dall'alto gli colpisce con una freccia entrambe le ali, unendole con la freccia. Squamaverde non può scappare. Allora la figura si avvicina, evitando con grazia inquietante i morsi che il povero drago prova ad impartirgli... Si avvicina ad una spalla, pronto a sollevargliela e ad impartigli un colpo mortale al cuore. Non posso più resistere: pur essendo incapace di muovermi per le ferite subite, emetto un ringhio, meno potente di quello che spero, ma sufficiente: la misteriosa creatura s'alza in volo e s'avvicina a me. Allora posso notare qualcosa di più sul suo aspetto: è coperto da un mantello ma sembra deforme: ha una specie d'enorme gobba. Inoltre, il mantello non gli copre le braccia, che sono muscolose ed allenate. Non provo neanche a colpirlo: è troppo veloce. Si avvicina sempre di più. E' a pochi metri dal mio muso, quando odo la voce di Selvaggia: -No! Rembin, Felix!- La figura si volta, attratta dalla voce dell'elfa. Anche io giro la testa, in tempo per vedere Selvaggia entrare ansimante nella radura... Ed il grifone con cui aveva combattuto balzarle addosso.
Tuesday, June 5, 2007
Vita da drago #30: L'ombra alata
I due grifoni, dopo un momento di stordimento, cambiano completamente il loro obbiettivo di caccia e si gettano contro di SquamaVerde. Selvaggia scende dal drago e colpisce una delle bestie con un'altra pietra, l'ultima a lei rimasta. Il grifone colpito cambia direzione e si butta a peso morto su di lei, ma l'elfa riesce a scansarsi lateralmente con un abile balzo. La creatura scrolla allora la testa sbuffando, poi si avventa nuovamente su di lei, spingendola con un botto al di fuori della radura. Mi volto verso SquamaVerde: il drago sovrasta con la sua mole il possente grifone maschio, che quasi appiattito a terra e gli soffia contro con un fare felino, la coda frustante l'aria e gli artigli sguainati. Un istante dopo, le ali piumate della bestia fremettero ed ello saltò contro SquamaVerde, mirando alla gola. Del fumo allora esce dalle narici di SquamaVerde, che con una poderosa zampata sospinta da tutto il corpo, che manda il grifone a schiantarsi contro un albero. Uno schiocco agghiacciante rimbomba nella radura, segno che un osso dell'ala del grifone si è rotto durante la caduta. Ora l'animale somiglia ad un vecchio re che deve essere ucciso da un giovane soldato: altero e solenne. SquamaVerde si stà giusto avventando su di lui quand0 una strana ombra piomba dal cielo e si dirige come un fulmine verso la zampa di SquamaVerde...
Sunday, June 3, 2007
Vita da drago #29: Grifoni
Dopo alcune ore di volo, atterro esausta. Mi sento completamente svuotata di ogni emozione... Rimango qualche minuto a fissare il terriccio ai miei piedi, poi alzo la testa rinvigorita: non mi posso lasciare andare così. Devo trovarmi altri amici con cui andare alla ricerca di Moony: e questa volta non commetterò l'errore di liverare chi sono. Allora comincio a camminare per la foresta, diretta chissàdove.
Dopo una mezzoretta di cammino mi accorgo di essermi persa, ma non m'importa. Faccio qualche altro passo quando sento uno strano suono: una specie di pigolìo, simile al verso di una piccola aquila ma più profonda...Mi dirigo verso la fonte di quel sono e vedo una piccola creatura che piange in mezzo ad una piccola radura dalla quale non ero mai passata: ha la testa e le ali di un aquilotto, con due grandi occhi gialli, il becco adunco ed il piumaggio marroncino. Il corpo, invece, non ha niente di aquilino: quattro zampe artigliate possenti e fulve, una coda leonina che finisce con un batuffolino color cioccolato. In altre parole, un cucciolo di grifone piange al centro della radura davanti a me. Il mio protettivo istinto umano mi dice di correre da lui, mentre l'istinto dragonesco mi sussurra di andarmene via e di lasciarlo lì... Ma come si può resistere ad una creatura così indifesa? Mi avvicino al cucciolo, e noto subito che ha un'ala trafitta da una freccia... Allora trotterello velocemente vicino a lui. Troppo tardi mi accorgo di due enormi figure che piombano dal cielo davanti a me: due grifoni adulti, poco meno grossi di me, probabilmente genitori del cucciolo. Uno dei due, più possente dell'altro (probabilmente il padre) emette uno strillo acuto diretto all'altro ed insieme cominciano ad avvicinarsi a me, che indetreggio fino a trovarmi con le spalle ad un albero. Solo allora i due grifoni si lanciano contro di me con un balzo fulmineo. Provo a volare via, ma il peso delle due creature combinato all'agitazione dettata dalla circostanza mi rimandano subito a terra. Non posso fare nulla. I due animali cominciano allora a mordermi con il becco acuminato e a graffiarmi con i poderosi artigli. Le loro manovre puntano ad un unico risultato: farmi rovesciare di schiena, dove le squame sono più morbide e più facili da sbranare. Lentamente, riescono nel loro intento: cominciano a spingermi di lato. Resisto ad un paio d'assalti, poi cado a terra. I due, allora, cominciano ad attaccarmi con più foga, strappandomi brandelli di carne dalla pancia. Il dolore mi pervade: a nulla serve contrattaccare. Quando proprio sembra arrivata la mia ora, vedo un sasso volare e colpire uno dei grifoni, che si gira con un ringhio. Un'altra pietra precede il ringhio del secondo grifone. Allora un profondo e rabbioso ruggito squote la radura. Alzo un poco il collo e vedo SquamaVerde che atterra accanto al cuccioletto. Sopra di lui, con un grido, Selvaggia tira un'altra pietra, che colpisce in pieno muso un grifone. La mia fine non è ancora giunta.
Dopo una mezzoretta di cammino mi accorgo di essermi persa, ma non m'importa. Faccio qualche altro passo quando sento uno strano suono: una specie di pigolìo, simile al verso di una piccola aquila ma più profonda...Mi dirigo verso la fonte di quel sono e vedo una piccola creatura che piange in mezzo ad una piccola radura dalla quale non ero mai passata: ha la testa e le ali di un aquilotto, con due grandi occhi gialli, il becco adunco ed il piumaggio marroncino. Il corpo, invece, non ha niente di aquilino: quattro zampe artigliate possenti e fulve, una coda leonina che finisce con un batuffolino color cioccolato. In altre parole, un cucciolo di grifone piange al centro della radura davanti a me. Il mio protettivo istinto umano mi dice di correre da lui, mentre l'istinto dragonesco mi sussurra di andarmene via e di lasciarlo lì... Ma come si può resistere ad una creatura così indifesa? Mi avvicino al cucciolo, e noto subito che ha un'ala trafitta da una freccia... Allora trotterello velocemente vicino a lui. Troppo tardi mi accorgo di due enormi figure che piombano dal cielo davanti a me: due grifoni adulti, poco meno grossi di me, probabilmente genitori del cucciolo. Uno dei due, più possente dell'altro (probabilmente il padre) emette uno strillo acuto diretto all'altro ed insieme cominciano ad avvicinarsi a me, che indetreggio fino a trovarmi con le spalle ad un albero. Solo allora i due grifoni si lanciano contro di me con un balzo fulmineo. Provo a volare via, ma il peso delle due creature combinato all'agitazione dettata dalla circostanza mi rimandano subito a terra. Non posso fare nulla. I due animali cominciano allora a mordermi con il becco acuminato e a graffiarmi con i poderosi artigli. Le loro manovre puntano ad un unico risultato: farmi rovesciare di schiena, dove le squame sono più morbide e più facili da sbranare. Lentamente, riescono nel loro intento: cominciano a spingermi di lato. Resisto ad un paio d'assalti, poi cado a terra. I due, allora, cominciano ad attaccarmi con più foga, strappandomi brandelli di carne dalla pancia. Il dolore mi pervade: a nulla serve contrattaccare. Quando proprio sembra arrivata la mia ora, vedo un sasso volare e colpire uno dei grifoni, che si gira con un ringhio. Un'altra pietra precede il ringhio del secondo grifone. Allora un profondo e rabbioso ruggito squote la radura. Alzo un poco il collo e vedo SquamaVerde che atterra accanto al cuccioletto. Sopra di lui, con un grido, Selvaggia tira un'altra pietra, che colpisce in pieno muso un grifone. La mia fine non è ancora giunta.
Friday, May 18, 2007
Vita da Drago #28: Verità
Il Drago dell'Aria che avevo visto era niente meno che Scirocco, che subito ha chiamato la mia Maestra. Le due si sono precipitate da me e mi hanno soccorso: non mi ero fatta niente, ma ero molto stanca per la prova e per tutto il resto. Tuttavia, il giorno dopo la prova ero già scattante: un buon sonno mi aveva giovato. La mia Maestra non mi fà sforzare facendomi evocare un tornado: il Vento del Nord le aveva parlato e le aveva raccontato tutto: ho allora completato l'allenamento. Prima di andare via, la dragonessa Figlia dell'Aria mi si avvicina e mi soffia sulla fronte: mi dice che adesso potrò per sempre comunicare con lei e che l'avrei richiamata al momento opportuno grazie ad un canto che avrei trovato dentro al cuore. L'addio è formale ma doloroso... Mi mancherà il Regno delle Nuvole.
Scirocco mi accompagna alla Fonte dove ho incontrato di nuovo i miei amici: entrambi sono in ottima forma. SquamaVedre, le squame più smeraldine che mai, è rilassato e quasi giocherellone. Selvaggia è del tutto guarita dalle sue ferite, e senza la sporcizia che le si era accumulata addosso durante il viaggio è più bella che mai, nonché allegra: come vorrei fare anche io il bagno in quella fonte! Scirocco si congeda e sparisce fra le nuvole. Io mi avvicino ai miei compagni. Selvaggia mi abbraccia forte il collo, SquamaVedre mi chiede dell'allenamento. Ma alla prima parola che dico loro, ricordo la mia promessa che avevo fatto a Bijuk-Kan, la prima volta che ci siamo incontrate: dovevo riverale le mie origini umane. Selvaggia mi sale in groppa e scendo insieme a SquamaVerde planando in maniera perfetta e facendo alcune acrobazie aeree appena apprese. Atterriamo in una radura, nella quale vengo sommersa di complimenti per la prova aerea attuata. Presto però entrambi i miei compagni di viaggio s'accorgono della mia tensione e diventano subito seri. -Che succede?- mi chiede SquamaVerde. Selvaggia salta giù dalla mia groppa e mi guarda con fare interrogativo. Inspiro profondamente e comincio il mio discorso: -Vi sarete accorti che sono molto diversa dai draghi normali: non conosco la storia della mia nazione, vengo avvicinata facilmente da umani ed elfi, ho avuto fino a poco tempo fà un modo di volare a dir poco strano... Approvate?- Annuirono. Bene. Ecco la parte difficile. Abbasso lo sguardo.-Questo accade perchè io non sono un drago. Sono un'umana trasformata in drago da Moony. La stavo cercando per farmi ritornare come prima...- Solo allora alzo lo sguardo: Selvaggia non dice nulla, ma mi guarda con aria sorpresa... O forse tradita?
SquamaVerdeinvece è inizialmente interdetto, ma poi l'istinto ha la meglio: snuda le zanne e mi ringhia contro... No, non sono più persona gradita per loro. -Non sono di questo pianeta! Il mio popolo abita sulla Terra, sono diversi da questi umani e... Oh, al diavolo!- strillo infine. Grosse lacrime mi rigano le guancie e cadono a terra bagnando il terreno. Allora era successo: i miei incubi si erano avverati. Nessuno si fidava più di me. Allora mi volto e mi allontano a tutta velocità affidandomi al mio unico vero amico: il vento. -Aspetta!- mi gridano i due, ma il loro urlo si perde nel vento. E' troppo tardi.
Scirocco mi accompagna alla Fonte dove ho incontrato di nuovo i miei amici: entrambi sono in ottima forma. SquamaVedre, le squame più smeraldine che mai, è rilassato e quasi giocherellone. Selvaggia è del tutto guarita dalle sue ferite, e senza la sporcizia che le si era accumulata addosso durante il viaggio è più bella che mai, nonché allegra: come vorrei fare anche io il bagno in quella fonte! Scirocco si congeda e sparisce fra le nuvole. Io mi avvicino ai miei compagni. Selvaggia mi abbraccia forte il collo, SquamaVedre mi chiede dell'allenamento. Ma alla prima parola che dico loro, ricordo la mia promessa che avevo fatto a Bijuk-Kan, la prima volta che ci siamo incontrate: dovevo riverale le mie origini umane. Selvaggia mi sale in groppa e scendo insieme a SquamaVerde planando in maniera perfetta e facendo alcune acrobazie aeree appena apprese. Atterriamo in una radura, nella quale vengo sommersa di complimenti per la prova aerea attuata. Presto però entrambi i miei compagni di viaggio s'accorgono della mia tensione e diventano subito seri. -Che succede?- mi chiede SquamaVerde. Selvaggia salta giù dalla mia groppa e mi guarda con fare interrogativo. Inspiro profondamente e comincio il mio discorso: -Vi sarete accorti che sono molto diversa dai draghi normali: non conosco la storia della mia nazione, vengo avvicinata facilmente da umani ed elfi, ho avuto fino a poco tempo fà un modo di volare a dir poco strano... Approvate?- Annuirono. Bene. Ecco la parte difficile. Abbasso lo sguardo.-Questo accade perchè io non sono un drago. Sono un'umana trasformata in drago da Moony. La stavo cercando per farmi ritornare come prima...- Solo allora alzo lo sguardo: Selvaggia non dice nulla, ma mi guarda con aria sorpresa... O forse tradita?
SquamaVerdeinvece è inizialmente interdetto, ma poi l'istinto ha la meglio: snuda le zanne e mi ringhia contro... No, non sono più persona gradita per loro. -Non sono di questo pianeta! Il mio popolo abita sulla Terra, sono diversi da questi umani e... Oh, al diavolo!- strillo infine. Grosse lacrime mi rigano le guancie e cadono a terra bagnando il terreno. Allora era successo: i miei incubi si erano avverati. Nessuno si fidava più di me. Allora mi volto e mi allontano a tutta velocità affidandomi al mio unico vero amico: il vento. -Aspetta!- mi gridano i due, ma il loro urlo si perde nel vento. E' troppo tardi.
Tuesday, May 15, 2007
Vita da Drago #27: Tornado
Bijuk-Kan mi lascia da sola. Allora mi metto ad ascoltare il vento mio amico. Mi alzo in volo ancora di più, librandomi sulla pianura. Il vento mi culla, mi parla. Ma non lo sento ancora abbastanza vicino. Non abbastanza da generare un tornado magico, almeno. Il vento mi porta lontano, mentre io tento di stare più a contatto con lui... E' il Dragonesio, il vento del Sud, che mi dice gentilmente ma risolutamente che non riuscirà a domarlo, perché lui non è il mio vento prediletto... Qual'è, dunque? Lascio la domanda in sospeso e mi godo il caldo... A poco a poco entro in una fase di dormiveglia, e non mi accorgo che il vento muta... Sì, me ne accorgo quando mi svelglio: il vento è diventato freddo, distante, aggressivo, selvaggio... E' il Ghiacciaio, il vento più a Nord, il vento indomato...Il mio vento. Lo riconosco istantaneamente. Sarà dura, ma dovrò piegarlo al mio dovere, perché senza di lui nessun tornado mai creato sarà. La mia planata è disturbata dal vento impetuoso. le ali sbatacchiano e si piegano sotto la sua forza... Come si fà a domare un vento tanto violento? Non mi ascolta mentre parlo...Anzi, no: mi stà dicendo qualcosa, con una voce fredda e calibrata, calcolatrice... Mi parla di una prova: devo riuscire a non scendere a terra nella prossima mezz'ora. Ma non ho il tempo di capire di più che il cielo s'annuvola di minacciose nubi nere e tempestose. Prima di riuscire a formulare un solo pensiero, dalle nubi scende una fitta pioggia: pioggia sferzante, fastidiosa, che presto viene anche accompagnata da grandine, tuoni e fulmini. E' difficile planare o semplicemente restare in volo con pezzi di ghiaccio grandi come chicchi di noce che s'abbattono con la forza di cento pugnali sulle mie ali. La pioggia non mi lascia vedere nulla, i fulmini mi accecano. Ad un certo punto, davanti a quel nero di nubi, si staglia davanti a me la cosa più spaventosa che abbia mai visto: un colossale, veloce e potentissimo uragano, che si dirige verso di me a velocità pazzesca. Inutile è sfuggirgli. Dopo qualche secondo di strenua fuga, l'apparizione mi cattura, e mi ritrovo a vorticare a velocità indicibile all'interno del ciclone, che mi sbatacchia dappertutto. Non posso fare nulla, sono totalmente impotente. Devo uscire di lì. L'unica è volare fuori dall'occhio del ciclone, anche se teoricamente là dentro morirei congelata... Tento. Mi dirigo nella parte più interna e... Incredibilmente non sento freddo. Anzi, mi sento meglio di come non sia mai stata. Perfino il piacevole caldo del Dragonesio s'eclissa al confronto di questo piacevole freddo. Il ciclone sembra furioso, vuole farmi rientrare nel vortice, ma fortunatamente sono nella parte più alta del ciclone, per cui esco con facilità. Non appena esco, però, un fulmine mi colpisce. Una scarica elettrica mi pervade. Comincio a precipitare. Ho perso, non ce l'ho fatta. Non potrò ritentare. Ma sento una voce dentro di me: "Hai superato la tua prova. Il potere del tornado è ora tuo." Non ho perso, quindi: ho inaspettatamente vinto. Il Sole torna a splendere. Ed io comincio a perdere i sensi . Mi schianto a terra. L'impatto col terreno è inaspettato e doloroso, ma posso sopravvivere. Poi perdo definitivamente i sensi... L'ultima cosa che vedo è un drago dell'Aria che sfreccia sopra di me... Poi tutto diventa buio.
Wednesday, May 9, 2007
Vita da Drago#26: Il dominio sui venti
Il giorno dopo delle mie "inquietitudini", Bijuk-Kan mi porta in un posto in cui non ero mai stata: era una specie di deserto nuvoloso... Vuoto, vuotissimo. A cosa serviva? E la mia Maestra sembrava molto tesa, inquieta... Rimaniamo sospese a guardare a guardare quell'immensità. Poi la mia insegnante parla: -Oggi, Stella- mi dice con tono grave, quasi oscuro -Imparerai ad usare la più grande arma che i Draghi dell'Aria possiedono: grande, potente e perisolosa. Oggi, mia cara, imparerai ad evocare un tornado, cosa non semplice ma necessaria. Devi entrare in sintonia con i venti in maniera completa e uniforme: solo allora i venti capiranno che sei pura e ti accetteranno. Solo allora potrai dominare i venti. Cominciamo-.
La dragonessa si elevò in tutta la sua potenza ed altezza. Poi, comincia a vorticare formando a spirale, facendo cerchi con il suo lungo corpo, lentamente ma inesorabilmente, fin quando, all'interno della spirale si crea improvvisamente un vortice. Prima è piccolo, ma poi cresce a poco a poco divenne gigantesco. Ad un certo punto il drago mio insegnante, con la faccia corrucciata dalla concentrazione, libera il gigantesco tornado, che si infrange sotto di noi. -Ora tu- mi dice. La guardo un po' stranamente. Eh, una parola...
La dragonessa si elevò in tutta la sua potenza ed altezza. Poi, comincia a vorticare formando a spirale, facendo cerchi con il suo lungo corpo, lentamente ma inesorabilmente, fin quando, all'interno della spirale si crea improvvisamente un vortice. Prima è piccolo, ma poi cresce a poco a poco divenne gigantesco. Ad un certo punto il drago mio insegnante, con la faccia corrucciata dalla concentrazione, libera il gigantesco tornado, che si infrange sotto di noi. -Ora tu- mi dice. La guardo un po' stranamente. Eh, una parola...
Monday, May 7, 2007
Vita da Drago#25: Dubbi
I giorni si susseguono in fretta, sempre pieni e faticosi: dopo aver imparato a volare, essendo la sola speranza della mia nuova (e momentanea) razza, devo non solo essere capace di volare: devo anche essere brava. Quindi, ogni giorno per circa una settimana, volo con impaccio di pesi più o meno pesanti, lezione di velocità, agilità, tecnica, resistenza e riconoscimento dei venti (materia magnifica, nonostante tutto). Devo dire, in tutto me la cavo: non mi aspettavo di essere così brava. Dopo tutto, sono materie che non mi appartengono... La mia Maestra e fiera di me: tra una lezione e l'altra parliamo perfino, anche se sono sempre intimorita da lei. Scirocco, invece, si dimostra ancora più timida di me e non parla mai, neanche quando viene chiamata dalla Maestra: al massimo qualche monosillabo, niente di che.
La notte è l'unico momento che ho per pensare e riflettere: non capita mai una sera in cui non mi svegli di notte, di soprassalto. Allora, mi alzo e volo su di una nuvola alta, dove c'è una vista bellissima delle Lune. I loro colori mi confortano, così mi stendo sulla nuvola e rifletto: penso alla mia ex vita, dove ho perso tutto o quasi; penso alla vita che mi stò costruendo e alla quale mi stò a poco a poco abituando; penso a Moony, al suo atroce destino, al mio destino; poi penso a Selvaggia, a SquamaVerde: dove saranno? Che stanno facendo? Penso al segreto che mi porto dietro e che dovrò rivelare loro; penso a come la prenderanno. Penso che ne sarà di me, se vale la pena di ciò, se tutta la mia vita ha un senso...
Stanotte, poi, sono particolarmente agitata: penso allo sguardo di Selvaggia, quello lanciatomi prima di iniziare a parlare della sua prigionia: perché, perché gli uomini sono sempre così crudeli, perché s'accorgono solo all'ultimo secondo di tutto? Con questi pensieri mi assopisco in un sogno inquieto, con incubi orribili: vedo Moony che mi parla, mi dice che sono un lurido verme perché non ho salvato lei ; vedo SquamaVerde, che mi urla di essere un mostro per non aver salvato suo fratello; vedo Selvaggia, che non dice niente, ma mi guarda con disprezzo quando scopre le mie origini. Niente voragini, niente buio: probabilmente avrei preferito...Vedo draghi uccisi, altri maltrattati e resi schiavi dagli umani; vedo città elfiche distrutte, bambini trapassati da spade...
Mi sveglio di soprassalto e mi accorgo che stò piangendo. Bijuk-Kan è accanto a me, che mi fissa. Mi sento un cucciolo, di fronte a quella maestosità. -Devi essere forte- mi dice -Non devi pensare a ciò. Non fà che farti soffrire. Pensa al futuro, non rinnegare te stessa, pensa a migliorare ciò che hai vissuto e a riparare ai torti che fatto-. -Come...?- -Come faccio a sapere ciò che sogni? Sono una figlia dell'Aria, e leggo ciò che gli altri sognano: i sogni dopotutto, qui sono fatti d'aria. E da loro, posso intuire ciò che hai nel cuore, ma là non posso arrivare con la vista-. Detto ciò, vola via al suo giaciglio, rassicurandomi con quelle poche parole come una mamma.
La notte è l'unico momento che ho per pensare e riflettere: non capita mai una sera in cui non mi svegli di notte, di soprassalto. Allora, mi alzo e volo su di una nuvola alta, dove c'è una vista bellissima delle Lune. I loro colori mi confortano, così mi stendo sulla nuvola e rifletto: penso alla mia ex vita, dove ho perso tutto o quasi; penso alla vita che mi stò costruendo e alla quale mi stò a poco a poco abituando; penso a Moony, al suo atroce destino, al mio destino; poi penso a Selvaggia, a SquamaVerde: dove saranno? Che stanno facendo? Penso al segreto che mi porto dietro e che dovrò rivelare loro; penso a come la prenderanno. Penso che ne sarà di me, se vale la pena di ciò, se tutta la mia vita ha un senso...
Stanotte, poi, sono particolarmente agitata: penso allo sguardo di Selvaggia, quello lanciatomi prima di iniziare a parlare della sua prigionia: perché, perché gli uomini sono sempre così crudeli, perché s'accorgono solo all'ultimo secondo di tutto? Con questi pensieri mi assopisco in un sogno inquieto, con incubi orribili: vedo Moony che mi parla, mi dice che sono un lurido verme perché non ho salvato lei ; vedo SquamaVerde, che mi urla di essere un mostro per non aver salvato suo fratello; vedo Selvaggia, che non dice niente, ma mi guarda con disprezzo quando scopre le mie origini. Niente voragini, niente buio: probabilmente avrei preferito...Vedo draghi uccisi, altri maltrattati e resi schiavi dagli umani; vedo città elfiche distrutte, bambini trapassati da spade...
Mi sveglio di soprassalto e mi accorgo che stò piangendo. Bijuk-Kan è accanto a me, che mi fissa. Mi sento un cucciolo, di fronte a quella maestosità. -Devi essere forte- mi dice -Non devi pensare a ciò. Non fà che farti soffrire. Pensa al futuro, non rinnegare te stessa, pensa a migliorare ciò che hai vissuto e a riparare ai torti che fatto-. -Come...?- -Come faccio a sapere ciò che sogni? Sono una figlia dell'Aria, e leggo ciò che gli altri sognano: i sogni dopotutto, qui sono fatti d'aria. E da loro, posso intuire ciò che hai nel cuore, ma là non posso arrivare con la vista-. Detto ciò, vola via al suo giaciglio, rassicurandomi con quelle poche parole come una mamma.
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