E' passata mezza giornata, ormai, da quando abbiamo cominciato il nostro viaggio: se fossimo a quota abbastanza bassa per poterli avvistare, la città elfica ed i margini della foresta dove essa è nascosta non sarebbero sicuramente più distinguibili, dato che abbiamo viaggiato ininterrottamente per tutto quel tempo.
Nessuno ha proferito parola durante tutto il tragitto: un po' per risparmiare e far risparmiare fiato, un po' perché le parole si sarebbero perse nel vento, tra noi alleggia un silenzio morbido e rilassato come un tacito accordo.
Guardo verso il basso, affascinata: un banco di nubi basse si estende sotto di noi, come un morbido manto di pecore. Non sono ancora ben abituata a quel genere di paesaggi, dato che solitamente io e Squama tendevamo a volare più in basso. Tuttavia, per qualche motivo che mi è oscuro, Squama ha deciso di salire di quota, dove il cielo è deserto ma l'aria si fa più rarefatta...
-Ehi! Dragonessa!- la voce di Felix, resa quasi impercettibile dal vento, interrompe improvvisamente il silenzio facendo trasalire tutti. Mi volto verso il Diurno con sguardo interrogativo. -Sì?- chiedo.
-Non potremmo abbassarci di quota? Qui la pressione è troppo alta, non riesce a respirare!-
-Chi, il Mezzaquila? Pensavo che i rapaci fossero abituati a queste altezze...- s'intromette SquamaVerde, modificando appena la posizioni di ali e coda per poter utilizzare una corrente favorevole. Cripto sibila irritato, sbatacchiando la lunga coda.
-No, non lui! Mi riferisco a Selvaggia, stupida lucertola! Lei non è abituata a volare a queste altezze...-
Sgranando gli occhi di sorpresa, volto la testa verso la Notturna: effettivamente ha un respiro più affannoso del solito, pur sembrando all'apparenza rilassata come al solito. Come risquotendosi, ha un leggero tremito prima di tornare a guardarmi, gli occhi più lucidi e fingendo di star bene.
-No..Non preoccupatevi, posso continuare ancora per un po'- mi sorride. Tuttavia, non la stò nemmeno a sentire: lentamente ma non troppo, comincio a scendere di quota fino ad arrivare all'altezza a cui volavo solitamente con Squama prima della nostra sosta a Menikin.
-Queste cose me le devi dire... Non sono una grande esperta del volo, quindi ad i problemi che il volo comporta a coloro che non sono abituati non ci penso spontaneamente...- l'ammonisco dolcemente.
-Beh...Forse però dovresti starci più attenta- borbotta Felix, che ci ha raggiunto seguito da Squama.
-Dopotutto, adesso sei un drago-.
Sibilo irritata, guardandolo truce. -Oh, è arrivato il maestro di vita...Mi spieghi che ne puoi sapere, tu? Voli da tutta la vita, non ti è mai capitato di cambiar specie, credo: vorrei vedere te, a ritrovarti da un giorno all'altro con quattro zampe, coda ed ali ed in un mondo completamente diverso dal tuo!-
-Ma alla fin fine, non sei qui da ieri, mi pare: dovresti smetterla di piangere su ciò che è stato, e concentrarti di più sulla tua missione attuale. M'è giunta voce che per poco non ti facevi far fuori da un paio di semplicissimi Narug: come pensi che farai a sconfiggere il Demone Nero, colui che stà sottomettendo draghi cento volte più saggi e forti di te? Ormai la cosa riguarda anche il mio popolo: non posso credere che colui che dovrà essere il Salvatore di tutte le razze possa essere una draghetta tanto inesperta, che non ha ideali e che conbatte controvoglia!-
Quel tono accusatorio... Ruggisco di rabbia, snudando le zanne. -Se sei tanto bravo da compiere accuse a destra e a manca, perché non ci vai tu a combattere? Te e tutta la tua razza non avete fatto altro che starvene rinchiusi al sicuro senza muovere un dito, avvinghiati ad un rancore infantile e passato, ad aspettare la distruzione del mondo! Sei tu quello che ha il coraggio di parlare...-
-Adesso basta, tutti e due!- ruggisce Squama, mettendosi in mezzo.
-Non t'intromettere, te! Non c'entri nulla!- ribatte Felix, lanciandomi sguardi truci al di sopra della mole del drago.
Gli do ragione: per qualche motivo, non appena sono scesa a quota normale son divenuta di pessimo umore, ed ho voglia di scaricarmi continuando a discutere. Eppure, il malore non deriva solo per le parole di Felix: solitamente le avrei ignorate o le avrei ribattute con molto più garbo, e la questione sarebbe finita lì. Stavolta è diverso: è come una specie di cappa di cupezza e nervosismo mi avesse avvolto. Certo, ogni tanto mi capitava anche da umana di aver la Luna storta senza motivo...Ma mai con un cambio di umore così repentino.
-State quieti, non siete più dei bambini! Avanti, atterriamo: siamo tutti stanchi per il lungo volo, e c'è qualcosa che non mi quadra...- Detto questo, con insolita calma, Squama squadra il paesaggio alla ricerca di un posto dove atterrare. Il suo tono fermo mi fa tacere, così anche io comincio ad imitarlo. Tuttavia, l'impresa non richiede molto tempo: infatti, mi accorgo solo allora che stiamo sorvolando una grande distesa d'erba alta.
Così, i movimenti resi bruschi dal nervosismo, atterro in malo modo ad una certa distanza dagli altri. Lascio smontare Selvaggia senza nemmeno guardarla in faccia, per poi cominciare, inquieta, a camminare avanti ed indietro in modo da dissipare un po' del malumore. Tuttavia, più cammino, più mi sento peggio: mi sembra quasi di scoppiare, non mi sono mai sentita così furiosa in vita mia.
Mi volto per guardare gli altri: Felix, più rabbioso che mai, risponde al mio sguardo con una specie di frecciata visiva, che mi fa imbestialire ancor di più.
Tuttavia, i nostri sguardi si separano bruscamente: con un movimento brusco ed un ruggito sibilato, infatti, Cripto si è scrollato di dosso il suo cavaliere, disarcionandolo.
Perfino nella mia rabbia non posso non provare stupore: per quanto ne ho appreso nei miei giorni di permanenza nella cittadina dei Diurni, è raro che un grifone "di città" si ribelli al suo padrone...Ed in più, Cripto era reputato uno dei grifoni più attaccati al proprio cavaliere. Cosa stà succedendo, quindi...?
Mi volto verso Selvaggia, che nel mentre ha raggiunto SquamaVerde: solo loro due sembrano immuni da quel nervosismo che permea l'aria. Che nesso, allora...?
I miei pensieri vengono interrotti da un dolore improvviso ad una zampa posteriore: qualcosa mi stà mordendo con forza. Con un ruggito, muovo violentemente la zampa in modo da far andare via l'essere indiscreto che si è azzardato ad attaccarmi, voltandomi infastidita per vedere di che si tratta.
Non appena riesco a riconoscere l'animale, sgrano gli occhi dalla sorpresa. Come aspetto, si direbbe un comunissimo coniglio... Ma da quando i conigli cercano di attaccar briga con i predatori?
La bestiola si rialza dalla botta scrollandosi infastidito, e guardandomi truce snuda gli incisivi... I quali, tuttavia, sono ben appuntiti e per niente adatti ad un erbivoro. Indietreggio, non per paura ma per confusione: la rabbia mi ha abbandonata, e riesco a riprendere il controllo di me stessa.
-Ehm...Squama...- sussurro titubante. -Da quando i conigli hanno il coraggio di mordere?-
Proprio quando finisco la domanda, l'animale salta di nuovo verso di me, per tentare di mordermi ancora. Lo colpisco con una zampa, facendolo volare più lontano, per poi avvicinarmi a Squama.
-Che succede?- chiedo preoccupata.
Lui si volta un momento verso di me: -Non va bene...Non va affatto bene. Ecco il motivo per cui non volevo scendere di quota: siamo nel territorio dei Phooka-.
-I Phooka?- chiedo, ma un sibilio mi interrompe: è Cripto, che ci scruta con aria minacciosa, mettendosi in posizione di attacco. La sua coda frusta l'aria , le zampe sguainano gli artigli ed il pelo sul collo si fa irto, in modo da farlo sembrare un essere ancor più temibile.
Selvaggia sussulta, facendo un passo indietro, mentre Felix, ripresosi come me dai momenti di rabbia, frappone tra noi e lui. -Ehi... Amico, che ti succede?- chiede con voce ferma ma preoccupata al tempo stesso. Per tutta risposta, il grifone si accuccia ringhiando, ed in un attimo è balzato in aria, diretto verso il suo cavaliere.
Felix si fa indietro parandosi con le mani, ma le temibile zampe non lo raggiungono: infatti, a metà del suo attacco viene tirato indietro con uno strappo da una pianta verde scuro che gli si è attorcigliata fulminea ad una zampa posteriore. Guardo Selvaggia accanto a me: ha una mano spalancata in avanti, il braccio teso, diretto verso la pianta. Tuttavia, il viso non smentisce lo sforzo di quanto stà facendo.
-Felix...Via!- grida l'Elfa.
Il Diurno fa appena in tempo a scostarsi con un battito d'ali che la pianta che imprigiona Cripto comincia a marcire, riducendosi in pochi secondi in niete più che un ammasso maleodorante, che il grifone si scrolla via con un colpo furioso dell'arto appena liberato.
Felix atterra accanto alla sua amata, visibilmente scioccato: lo posso ben capire, dato che lui ed il suo grifone, al paese da cui venivano, erano reputati una delle coppie maggiormente affiatate in battaglia e nelle gare di volo...
Tuttavia, non faccio in tempo a rimurginarci troppo: infatti, una serie di tonfi sordi ha attratto la mia attenzione.
Faccio appena in tempo a girarmi che una cratura molto simile ad una gazzella, con un colore del manto leggermente più rossiccio, balza fuori dall'erba alta e prova a saltarmi addosso: anche questa, come il coniglio di poco prima, pare avere una dentatura molto più temibile di quella di un semplice erbivoro. Tuttavia, come per l'altro, il suo intervento pare essere piuttosto inutile: lo colpisco con un movimento della zampa violento, in modo da farlo andare via... Ma l'animale pare essere più provvisto del coniglio: infatti, con una manovra simile a quella dei Narug, tramuta i suoi zoccoli in zampe artigliate, ancorandosi alla mia zampa ed affondando il muso nell'arto bianco, con una voracità degna di un lupo. Ringhio di dolore, scrollando ancora la zampa, ma senza successo. Così decido di cambiare strategia, andando direttamente ai fatti: avvicino la zampa al muso, prendo non proprio delicatamente il ventre dell'animale tra le mie fauci, lo stacco via in malo modo dalla zampa e con uno scatto della testa lo scaglio lontano: di lui non mi rimane che il sapore di sangue in bocca.
Tuttavia, non faccio in tempo a cantar vittoria: infatti, altri due gazzelle-Narug si avvicinano a me con fare minaccioso. Evidentemente, la bestiolina viveva in branco...
Ringhio ancora, facendomi aggressiva, ma non faccio in tempo ad attaccare che una specie di arbusto, molto più grande e massiccio di quello creato poco prima da Selvaggia, mi spunta davanti e scaglia via gli animali inferociti come una gigantesca frusta.
Mi volto indietro, giusto in tempo per notare un abbozzo di sorriso sul muso di Squama, prima che questo si tramuti in una nuova smorfia di dolore: Cripto lo aveva attaccato alle spalle, sfruttando il momento di distrazione in cui aveva creato la pianta di fronte a me. Con un ringhio, il drago verde si volta, azzannandogli una zampa con forza, così che quello con un siblio si staccasse da lui. Poi, una volta che questo poggia tutte le zampe a terra, crea altre piante in modo da bloccarlo incatenato al suolo: Felix lo guarda rispettoso, grato del fatto che non abbia fatto troppo male al suo compagno. Tuttavia, non è il momento di perder tempo: difatti, animali che solitamente reputo docili e mansueti sono ancora percepibili attorno a noi, sotto forma di bestie grottescamente feroci. Non si mostrano tutti insieme, nascondendosi tra l'erba troppo alta, ma continuo a percepirne i passi, ed i movimenti in genreale.
Ringhio frustata, alla ricerca di qualcosa che possa fare: ma l'unica tecnica che conosco oltre a quella del corpo a corpo, ovvero la manipolazione del vento insegnatami dalla Guardiana dell'Aria, non può essere utilizzata, perché in quella pianura non soffia che qualche raro alito di vento. Così, dandoci la schiena tra noi, io, Selvaggia, Felix e Squama scrutiamo ognuno da un lato alla ricerca di altri nemici.
Passa pochissimo tempo, che percepisco un agghiacciante cambiamento nell'aria: è piena di odori differenti, sopratutto di erbivori e piccoli predatori...Eppure, non questi se ne stanno dietro alle fronde, abbastanza vicini per esser percepiti ma non abbastanza per attaccare: si limitano a starsene lì, in attesa pure loro...Eppure li percepisco numerosi, incredibilmente numerosi... Guardo verso l'alto, alla ricerca di una via di fuga: ma il cielo è scuro, ingombro delle ombre di miriadi di uccelli che planano ben alti su di noi, impedendoci però la fuga. Siamo in trappola...Eppure, i nemici continuano a non attaccare. Che hanno in mente? Forse una strategia di massa...?
Un movimento di lato attira la mia attenzione: è Cripto, che con uno sbuffo si è alzato nuovamente sulle zampe, non più immobilizzato dalla pianta. Il Grifone ci scruta rabbioso, girandoci intorno, zoppicando appena per la zampa ferita.
-Squama... Cripto è riuscito a liberarsi dalla tua pianta?- chiedo confusa: mi è sembrato che le sue piante fossero forti e vigorose...Come aveva fatto il grifone a districarsi da quegli arbusti invincibili?
-No... Sono stato io a liberarlo- Nel dire quelle parole, Squama mi guarda: sembra molto più sicuro di prima, pur essendo comunque teso.
-E perché mai?- le mie parole sono curiose, ma venate di una certa critica.
Squama distoglie lo sguardo, continuanco a guardarsi intorno.
-Perché ormai non ha più importanza...I Phooka sono venuti a trattare-
Sbarro gli occhi: -A trattare?-
-Sì...A quanto pare, abbiamo fatto qualcosa che li ha fatti arrabbiare parecchio.-
Questo è davvero molto strano, dato che non ho mai incontrato un Phooka in vita mia nè so come son fatti... Com'è possibile nuocere a qualcuno senza nemmeno averlo mai visto di sfuggita?
Mi risquoto nel vedere un animale che si avvicina, senza timore, al nostro gruppo: è un essere dall'aria minuta e delicata, gli occhioni curiosi ed innocenti.
Una capretta color dell'ebano, scattante seppur goffa, si avvicina a noi belando piano. La guardo con un cipiglio sospettoso, tenendo d'occhio Squama: l'attenzione del drago è tutta concentrata sul piccolo animale.
-E' questo il nostro più grande problema? Un ruminante?-
Il drago verde sospira: -Hai sempre il brutto vizio di farti ingannare dalle apparenze, tu... Nemmeno i più stolti si metterebbero contro il tuo caro "ruminante"...-
Proprio in quel mentre, un belato leggermente diverso attrae la mia attenzione: la piccola capra ha incominciato a tremare, sporgendo in avanti il collo con singulti strozzati quasi stesse per vomitare. Eppure, non sembra stia soffrendo: anzi, si direbbe che sorride. Un sorriso crudele, con le labbra arricciate e mostranti i denti, che divengono via via più aguzzi.
E poi, l'essere comincia a mutare: il dorso comincia a farsi più diritto e con sempre meno peli, rivelando un petto muscoloso e quasi roseo; le corna cominciano a farsi più lunghe, come quelle di un camoscio, mentre anche il muso comincia ad ingrandirsi, con tutto il corpo; gli occhi si fanno rossi ed allungati, le pupille ridotte a due fessure come quelle dei serpenti. Le zampe posteriori, pur rimanendo pelose e con gli zoccoli, divengono più piegate, quasi come quelle di un coniglio...
Tuttavia, la parte del corpo che mi stupisce di più sono le zampe anteriori: queste, infatti, pur rimanendo lunghe quasi fino a toccar terra, cominciano a perder peli come il busto, rivelando anch'esse una rosea pelle semiumana, mentre gli zoccoli vanno a mutare, ramificandosi in cinque dita.
Guardo il piccolo capretto che si tramuta in una specie di mostro sotto i miei occhi con un misto di agghiacciante orrore, ringhiante istinto e attonito interesse... In un guizzo, rammento dove già avevo sentito il nome "Phooka", e come mai quell'essere non mi era sembrato tanto nuovo: era una creatura appartenente al Piccolo Popolo, il vasto gruppo di fatine e folletti vari del folklore Irlandese.
Velocemente, faccio una piccola rassegna mentale su ciò che le leggende del mio mondo dicevano riguardo a questi esseri: anche se non posso essere sicura che le dicerie siano vere, la cosa non promette nulla di buono... Infatti, anche se sono esseri reputati non completamente oscuri, ho sentito storie riguardo a come trascorrono il tempo... Una maniera non molto piacevole per coloro con cui questi si dilettano, poco ma sicuro.
Il Phooka squote la testa, squardrandoci con disprezzo ma senza abbandonare quel sadico sorriso.
Squama lo guarda duramente, per poi proferare con un tono a metà tra il ringhiato ed il rispettoso: -E' già difficile che uno di voi si presenti da solo per parlare con un essere al di fuori dei Figli di Spirito... Figurarsi con un tale esercito...-
L'essere sghignazza con una specie di grugnito gutturale. -Oh...I draghi e la loro ironia da quattro soldi. Già...I draghi, i draghi... Un esercito per due draghi non è una cosa tanto assurda, eh? eh?-
Non riesco ad...Inquadrarlo. Parla in modo strano, modulando il tono di voce a scatti e girando la testa da una parte e dall'altra come se stesse parlando a due persone ad i suoi lati... E' agghiacciante, alla stessa maniera di un folle che ti punta un'arma contro: non sai se attaccherà, e non lo puoi capire perché non lo sa nemmeno lui...
SquamaVerde sospira, forse abituato a quel modo di fare assurdo: -Hai ragione... Effettivamente possiamo creare non pochi problemi. Ma... Perché? Abbiamo fatto qualche sgarbo?-
E' incredibile come il suo tono di voce sia cambiato: adesso, usa un tono di voce calmo e pacato, come quello di un adulto che deve placare un bambino...
Il Phooka ringhia, indicandomi con un braccio. -Lei-.
-Lei?!-
-Io?!-
-Sì, te, lei. Ha richiesto l'intervento dei Figli di Spirito... E non ha dato niente in cambio...Niente! Niente! Siano dannate le maniere draconiche! Che scempio, che scempio...- continua a ringhiare l'essere. Intorno a noi, si odono dei ruggiti ben poco rassicuranti degli animali che, in simbiosi con il Phooka, emettono anche loro dei ringhi di guerra.
Guardo Squam con aria di chi ne capisce poco, e lui mi risponde con sguardo severissimo.
-Ah... Non ne sapevo nulla. Puoi attendere un momento, nobile Phooka?- dice con garbo voltandosi verso la mezzacapra.
-Che scempio...Che scempio...- continua a borbottare quello, senza degnare di uno sguardo l'imponente drago verde. Tuttavia, con un balzo molleggiato si allontana sparendo tra l'erba alta.
Lo guardo allontanarsi, e poi torno a fissare Squama: ha uno sguardo severissimo, gelido e ribollente di rabbia al tempo stesso... Tuttavia, in maniera diversa di come lo era stato poco prima quello di Cripto: è più controllato, ma non meno intimidatorio.
Mi volto verso Selvaggia, poi verso Felix: lei ha un'espressione attonita, lui lo stesso sguardo di Squama.
Sbatto la coda, nervosa ed incredula: cosa ho fatto di male per meritarmi quella freddezza?
Monday, October 20, 2008
Sunday, August 31, 2008
Aquile e fagiani.
All'alba del nuovo giorno siamo tutti ben svegli e pronti alla partenza. Ci troviamo davanti alle imponenti stalle di Menikin, in compagnia del Re e di Marok, a scambiarci gli ultimi convenevoli prima di partire. Squama è a disagio, ed anche io provo una certa inquietitudine: alzando lo sguardo, infatti, si possono vedere centinaia di occhi felini che ci scrutano furenti dalle stalle aperte.
Non sto ascoltando nulla della conversazione, troppo poco abituata alla burocrazia ed alle buone maniere dell'aristocrazia, così passo il tempo ad osservare le facce di coloro che mi sono attorno: Squama che guarda inquieto verso l'alto, Marok che non finge nemmeno di stare a sentire il re e se ne sta appoggiato al muro con aria assorta. Poi guardo il sovrano: probabilmente si è accorto che nessuno lo sta ascoltando, ma continua a parlare per dovere d'etichetta, rivolgendosi soprattuto a Selvaggia, l'unica che gli presta un minimo d'attenzione, forse anche lei solo per non infrangere il galateo.
E Felix? In un primo momento non lo vedo. Poi, con un sussulto, riesco ad inquadrarlo: silenzioso come un gatto, il Diurno si è distanzianto dal gruppo per dirigersi verso le stalle. Lo scruto con aria interrogativa, e lui mi fa l'occhiolino prima di scomparire all'interno dell'edificio.
Faccio un segno a Selvaggia, che annuisce appena: a quanto pare la cosa è pianificata...
Poco dopo il povero Re, che a quanto pare ha parlato initnerrottamente al vento per un quarto d'ora di seguito, si congeda con un inchino e va via sbattendo le belle ali. Non appena è abbastanza distante, Felix torna da noi portando in braccio qualcosa, una piccola palla di pelo che riconosco subito: è Berizul, il cucciolo di grifone che ho soccorso e per il quale sono quasi stata uccisa da Cripto e Swift.
-Ho dovuto aspettare un po', perché credo che non sia una procedura del tutto legale, anche se il padrone di Swift è morto in battaglia...- ciancica Felix dirigendosi verso Marok. L'Elfo lo guarda stupito, mentre Selvaggia sorride appena, nascondendosi dietro ad una mia zampa. -Sono un po' di troppo...- sussurra. Certo, come se noi draghi non lo fossimo!
Dopo qualche istante, Marok si riprende dall'intontimento, scrollando la testa: -Non posso accettare, Felix- dice con un sorriso mesto, per poi guardare il cielo: in alto, una coppia di rapaci mattinieri sta volando in cerca di prede.
-Sai benissimo qual'è il significato della nascita di un cucciolo: decreta l'alleanza di due famiglie, che s'impegnano per mantenere il piccolo fino in età adulta. E... Berizul ha già le sue famiglie; io con lui non c'entro nulla-.
Piomba un silenzio pesante, in cui non ho il coraggio di guardare le facce dei due Diurni. Abbasso lo sguardo, tenendo d'occhio Selvaggia.
Una risata cristallina mi fa alzare di scatto la testa: è Felix, che ride di gusto come avesse ascoltato la più riuscita delle battute.
-Ah! Avanti, Marok: scommetto che nemmeno tu credi alle tue parole. Noi, i due orfani abbandonati, siamo vissuti in un mondo di illegalità, di tradimenti e di ingiustizie... Ma non ci siamo mai tirati indietro, e abbiamo combattuto con sorrisi e comprendendoci anche nei momenti peggiori...Come due idioti, forse...O come due amici. Ed adesso, adesso che l'ingiustizia ti è stata arrecata è dolorosa come una ferita... Decidi di tirarti indietro? Non è da te, che hai sangue di aquila nelle vene.
Vedi, Marok, ci sono tanti modi di andare avanti: come fagiani, che veloci scappano da tutto, senza combattere, troppo timorosi per poter anche solo constatare le dimensioni del nemico; o come le aquile, che accettano la propria sorte combattendo il nemico, di qualsiasi dimensione esso sia ed in qualsiasi modo, come fanno quando cavalcano i venti. Le aquile, che accettano il dolore senza ritirarsi, limitandosi a sopravvivere con quel che basta ma con decoro...
Ed adesso, Marok...Sei giunto ad un ennesimo dirupo davanti al quale scorre la tua vita: ti getterai a capofitto, tentando di cavalcarne le correnti, oppure rimarrai titubante sul ciglio, fin quando la tua carne marcirà?-
I due diurni si squadrano un istante, seri come non mai, mentre il piccolo grifone si dimena tra le braccia di Felix.
Poi, con un lieve movimento di spalle che diventa man mano sempre più accentuato ed incontrollato, i due amici scoppiano a ridere fragorosamente, così tanto dall'attirarsi sguardi poco amichevoli dai grifoni dormienti. Ignrandoli, i due continuano a ridere sguaiatamente, a bocca aperta, tirando di tanto in tanto dei sospironi che aumentano ancor di più le risate. Mi ritrovo anche io a sorridere alla scena, di nascosto, perché se mi scoprissero sarei sicuramente fuori luogo...
Tenendosi la pancia con una mano, i due smettono lentamente, tramutando il suono allegro in qualche sorriso sincero.
-Non sei mai stato un grande oratore, Felix...Il tuo discorsetto mi ricorda molto le serenate zoppicanti che fanno gli innamorati alle loro amanti!- commenta Marok frenando il ritorno di un'ennesima risata.
Felix sorride con aria colpevole: -...Lo so perfettamente. Ed il fatto che mi sono spinto a fare una figuraccia del genere dovrebbe essere un motivo più che sufficiente per accettare la mia proposta... No?-
Osservo la faccia di Marok, nuovamente titubante e persa per i suoi pensieri... Non riesco a capire se lo fa seriamente, oppure appositamente per creare della suspance.
Infine, con un sospiro, il Diurno si decide: -...D'accordo: accetto. E ti giuro sul mio sangue d'aquila che questo cucciolo crescerà forte e sano quanto i cuccioli del Griofone Reale.-
Felix si rilassa, finalmente soddisfatto, per poi porgere il cucciolo all'amico. Mi rilasso anche io, guardando prima Selvaggia accanto a me, poi SquamaVerde, che guarda con freddo distacco la scena che molto probabilmente tuttavia non lo lascia totalmente indifferente...
Una volta ultimato il passaggio, quasi si fosse appena risvegliato da un intorpedimento, Felix sbatte le ali e si carica lo zaino in spalla.
-Avanti, adesso: abbiam perso fin troppo tempo-. Detto questo, in un lampo entra dentro la stalla, per poi riuscirne subito dopo in groppa a Cripto, allontanandosi velocemente da noi.
Squama sbuffa irritato. -Ma se fino ad adesso abbiamo aspettato i comodi suoi...- borbotta ringhiando. -Tuttavia ha ragione: avanti, voi due!- esclama allontanandosi di corsa, in modo da poter aprire agilmente le grandi ali e spiccare con più velocità il volo.
Io e Selvaggia ci guardiamo un momento, piene di intesa, per poi avviarci anche noi, di nuovo compagne di un viaggio... Ed unite dall'ignoto che ci si para davanti.
Non sto ascoltando nulla della conversazione, troppo poco abituata alla burocrazia ed alle buone maniere dell'aristocrazia, così passo il tempo ad osservare le facce di coloro che mi sono attorno: Squama che guarda inquieto verso l'alto, Marok che non finge nemmeno di stare a sentire il re e se ne sta appoggiato al muro con aria assorta. Poi guardo il sovrano: probabilmente si è accorto che nessuno lo sta ascoltando, ma continua a parlare per dovere d'etichetta, rivolgendosi soprattuto a Selvaggia, l'unica che gli presta un minimo d'attenzione, forse anche lei solo per non infrangere il galateo.
E Felix? In un primo momento non lo vedo. Poi, con un sussulto, riesco ad inquadrarlo: silenzioso come un gatto, il Diurno si è distanzianto dal gruppo per dirigersi verso le stalle. Lo scruto con aria interrogativa, e lui mi fa l'occhiolino prima di scomparire all'interno dell'edificio.
Faccio un segno a Selvaggia, che annuisce appena: a quanto pare la cosa è pianificata...
Poco dopo il povero Re, che a quanto pare ha parlato initnerrottamente al vento per un quarto d'ora di seguito, si congeda con un inchino e va via sbattendo le belle ali. Non appena è abbastanza distante, Felix torna da noi portando in braccio qualcosa, una piccola palla di pelo che riconosco subito: è Berizul, il cucciolo di grifone che ho soccorso e per il quale sono quasi stata uccisa da Cripto e Swift.
-Ho dovuto aspettare un po', perché credo che non sia una procedura del tutto legale, anche se il padrone di Swift è morto in battaglia...- ciancica Felix dirigendosi verso Marok. L'Elfo lo guarda stupito, mentre Selvaggia sorride appena, nascondendosi dietro ad una mia zampa. -Sono un po' di troppo...- sussurra. Certo, come se noi draghi non lo fossimo!
Dopo qualche istante, Marok si riprende dall'intontimento, scrollando la testa: -Non posso accettare, Felix- dice con un sorriso mesto, per poi guardare il cielo: in alto, una coppia di rapaci mattinieri sta volando in cerca di prede.
-Sai benissimo qual'è il significato della nascita di un cucciolo: decreta l'alleanza di due famiglie, che s'impegnano per mantenere il piccolo fino in età adulta. E... Berizul ha già le sue famiglie; io con lui non c'entro nulla-.
Piomba un silenzio pesante, in cui non ho il coraggio di guardare le facce dei due Diurni. Abbasso lo sguardo, tenendo d'occhio Selvaggia.
Una risata cristallina mi fa alzare di scatto la testa: è Felix, che ride di gusto come avesse ascoltato la più riuscita delle battute.
-Ah! Avanti, Marok: scommetto che nemmeno tu credi alle tue parole. Noi, i due orfani abbandonati, siamo vissuti in un mondo di illegalità, di tradimenti e di ingiustizie... Ma non ci siamo mai tirati indietro, e abbiamo combattuto con sorrisi e comprendendoci anche nei momenti peggiori...Come due idioti, forse...O come due amici. Ed adesso, adesso che l'ingiustizia ti è stata arrecata è dolorosa come una ferita... Decidi di tirarti indietro? Non è da te, che hai sangue di aquila nelle vene.
Vedi, Marok, ci sono tanti modi di andare avanti: come fagiani, che veloci scappano da tutto, senza combattere, troppo timorosi per poter anche solo constatare le dimensioni del nemico; o come le aquile, che accettano la propria sorte combattendo il nemico, di qualsiasi dimensione esso sia ed in qualsiasi modo, come fanno quando cavalcano i venti. Le aquile, che accettano il dolore senza ritirarsi, limitandosi a sopravvivere con quel che basta ma con decoro...
Ed adesso, Marok...Sei giunto ad un ennesimo dirupo davanti al quale scorre la tua vita: ti getterai a capofitto, tentando di cavalcarne le correnti, oppure rimarrai titubante sul ciglio, fin quando la tua carne marcirà?-
I due diurni si squadrano un istante, seri come non mai, mentre il piccolo grifone si dimena tra le braccia di Felix.
Poi, con un lieve movimento di spalle che diventa man mano sempre più accentuato ed incontrollato, i due amici scoppiano a ridere fragorosamente, così tanto dall'attirarsi sguardi poco amichevoli dai grifoni dormienti. Ignrandoli, i due continuano a ridere sguaiatamente, a bocca aperta, tirando di tanto in tanto dei sospironi che aumentano ancor di più le risate. Mi ritrovo anche io a sorridere alla scena, di nascosto, perché se mi scoprissero sarei sicuramente fuori luogo...
Tenendosi la pancia con una mano, i due smettono lentamente, tramutando il suono allegro in qualche sorriso sincero.
-Non sei mai stato un grande oratore, Felix...Il tuo discorsetto mi ricorda molto le serenate zoppicanti che fanno gli innamorati alle loro amanti!- commenta Marok frenando il ritorno di un'ennesima risata.
Felix sorride con aria colpevole: -...Lo so perfettamente. Ed il fatto che mi sono spinto a fare una figuraccia del genere dovrebbe essere un motivo più che sufficiente per accettare la mia proposta... No?-
Osservo la faccia di Marok, nuovamente titubante e persa per i suoi pensieri... Non riesco a capire se lo fa seriamente, oppure appositamente per creare della suspance.
Infine, con un sospiro, il Diurno si decide: -...D'accordo: accetto. E ti giuro sul mio sangue d'aquila che questo cucciolo crescerà forte e sano quanto i cuccioli del Griofone Reale.-
Felix si rilassa, finalmente soddisfatto, per poi porgere il cucciolo all'amico. Mi rilasso anche io, guardando prima Selvaggia accanto a me, poi SquamaVerde, che guarda con freddo distacco la scena che molto probabilmente tuttavia non lo lascia totalmente indifferente...
Una volta ultimato il passaggio, quasi si fosse appena risvegliato da un intorpedimento, Felix sbatte le ali e si carica lo zaino in spalla.
-Avanti, adesso: abbiam perso fin troppo tempo-. Detto questo, in un lampo entra dentro la stalla, per poi riuscirne subito dopo in groppa a Cripto, allontanandosi velocemente da noi.
Squama sbuffa irritato. -Ma se fino ad adesso abbiamo aspettato i comodi suoi...- borbotta ringhiando. -Tuttavia ha ragione: avanti, voi due!- esclama allontanandosi di corsa, in modo da poter aprire agilmente le grandi ali e spiccare con più velocità il volo.
Io e Selvaggia ci guardiamo un momento, piene di intesa, per poi avviarci anche noi, di nuovo compagne di un viaggio... Ed unite dall'ignoto che ci si para davanti.
Sunday, April 27, 2008
Storia di una coppia
Le giornate passano veloci, perché tante cose ci son da fare: ferite da sanare, carcasse da bruciare, questioni da discutere... Perché il resto della popolazione dei Diurni è stato allarmato, ed ormai tutti sono all'erta con le spade sguainate.
Si sussurra di cose importanti, cose di cui solo in parte posso capire la grandezza: una nuova alleanza tra Elfi del Giorno e della Notte deve essere stipulata. Contro il comune nemico, draghi e grifoni devono essere alleati... Il disprezzo e l'orgoglio vanno messi da parte per garantire la sopravvivenza di quattro specie; e tutto, a causa di quell'unica razza...
Verso il tramonto, si arriva ad una concluisione semplice quanto è stata difficile da trovare: un Elfo del Giorno sarà inviato alla capitale degli Elfi della Notte, per comunicare e discutere sui piani da prendere.
Molti sono i giovani che si propognono, ed infine non mi è ben chiaro chi viene scelto: prima di sapere chi è il prescelto, questo è già partito con una scorta, veloce come i tempi che corrono.
Tuttavia, quel gruppo di Elfi non è l'unico che lascerà la città: Felix, caparbio e testardo, insiste di voler seguire Selvaggia e noi due draghi, affinchè anche nell'addestramento della Discepola gli Elfi del Giorno abbiano voce in capitolo.
Un ristretto numero di Elfi sospettano altri fini che riguardano la bella Selvaggia, ma il Re, ignorante sulla questione, acconsente comunque: un po' per il presunto scopo, un po' forse per levarsi di torno Felix...
Il tempo passa veloce come un battito di ciglia, ed in men che non si dica mi ritrovo al tramonto, sola, pregustando l'ultima notte al villaggio prima di riprender il viaggio.
Mi trovo su un verde prato distante dalla cascata quel tanto che basta perché la forza dell'acqua non sia che un rumore indistinto. Il sole stà tramontando, ma il crepuscolo non è ancora giunto: il cielo sopra di me è di un arancio rosato fantastico, punteggiato quà e là di nubi più scure. Ho ancora qualche ora di tempo prima di tornare al villaggio: come se fossi un animaletto domestico, mi sono ormai abituata alle routine della capitale Elfica...
Un frullio d'ali quasi inudibile mi fa girare un momento la testa: è Felix, che atterra con eleganza a poca distanza da me. Lo osservo per un secondo, per poi distogliere lo sguardo quasi non m'interessasse la sua venuta.
Continuando a guardare il cielo, sento che mi si avvicina piano, prima di sedersi accanto ad una mia zampa, poggiando la schiena su un mio fianco. La cosa non mi dà particolarmente fastidio, ma devo almeno fingere riluttanza per onore della mia razza attuale. Così, sbuffando appena, scosto la zampa artigliata con uno scatto che lo fa cadere all'indietro, facendogli battere la testa.
La sua reazione mi stupisce: invece di essere arrabbiato, il Diurno scoppia in una sonora risata.
-Ne hai di carattere, vedo...Pur essendo un'umana- dice.
L'affermazione mi dà parecchio fastidio. -Selvaggia ti ha raccontato tutto?- chiedo.
-Condiseralo un ripagamento per la tua ficcanasaggine della Notte della Terza Luna- ribatte in tono brusco.
Sorrido tra mè e mè: strano, ma questa combinazione di comportamenti dolci e scorbutici mi ricorda molto l'atteggiamento semiaristocratico dei felini...Forse, il patto che la sua razza ha stabilito con i mezzileoni si fa sentire più di quanto pensassi.
-Perché sei qui?- chiedo sospirando.
L'Elfo sospira di rimando. -E' per Selvaggia...Mi ha detto che ti devo raccontare-
-Di cosa?-
-Di noi due. Del nostro...Amore. Se non t'interessa, posso anche andarmene- s'affretta a dire: evidentemente, non è particolarmente felice di raccontarmi i fatti suoi.
Così, un po' per ripicca un po' spinta da vera curiosità, rispondo: -Invece m'interessa. Siete una coppia...Strana-
L'Elfo sorride. -Già. Molto più strana di quanto t'immagini. Non hai visto il comportamento di Marok e di altri Elfi del villaggio quando ho proposto al Re di accompagnarvi, o quando sono tornato qui prima della battaglia?-
Annuisco. -Eppure...Solo una piccola parte della popolazione- faccio notere.
L'Elfo prova di nuovo a stendersi accanto a me. Questa volta, spinta dalla curiosità per il racconto, lo lascio fare.
-Già...Vedo che hai dello spirito d'osservazione- ribatte di rimando. -Comunque, dato che femminuccia sei, è meglio che cominci subito a raccontare: immagino che tu sia impaziente di ascoltare...- dice in silenzio, una vaga critica nella voce. Lasciando stare il "femminuccia", gli faccio un cenno del capo invitandolo a continuare.
L'elfo sorride, per poi iniziare la sua storia. -Molto bene. Accadde tempo fà, quando eravamo ancora molto più giovani di così... Eppur non dei bambini.
All'epoca non avevo nessuno, apparte una banda a cui appartenevo. Mia madre non l'ho mai vista, mio padre era un tipo poco raccomandabile. Erano tempi bui quanto questi, anche se in maniera diversa: ladri e gli assassini vagavano ovunque per queste terre... E gli arresti erano all'ordine del giorno.
La mia era una banda di giovani ladri, una piccola ma conosciuta comunità che tirava avanti rubando o compiendo furti in casa...Piuma di Corvo era il suo nome. Una massa di rinnegati senzatetto e senza famiglia, che non aveva niente in eredità dai propri genitori, nemmeno il grifone che spetta di diritto ad ogni neonato di razza Diurna... Tutti, tranne il capobanda: Nadif, il Fondatore, l'Elfo dalle piume nere quanto erano ardenti gli occhi del suo grifone.
Quanto a me, ero un elemento attivo nella banda, pur non essendo un elemento di punta. Ero entusiasta, ed anche esperto, ma non adatto alla carriera.
Ero abbastanza giovane da temere Nadif, ed abbastanza vecchio per sapermela cavare in situazioni più o meno gravi. Ma avevo un punto debole: le mie prede preferite, quelle che non potevo fare a meno di derubare, erano i riccastri, i nobili, quelli che andavano in giro in mezzo alla "plebe" pavoneggiandosi per le proprie ricchezze... E, tra loro, i peggiori erano gli Elfi della Notte.
All'epoca, i rapporti tra le due razze Elfiche non erano particolarmente tesi: nel nostro villaggio (non ancora capitale, dato che la capitale per noi Diurni non è altro che il villaggio in cui si stabilisce il Re a propria scelta) gironzolavano spesso mercanti Notturni di passaggio, oltre che vari nobili che erano diretti a città più importanti. In quei tempi, ponti fungevano da strade, viottoli passavano per le case, scale erano costruite per passare da uno terrazzamento di case all'altro.
Noi della Piuma di Corvo odiavamo questa situazione: "la Notte ci ha incatenato le ali" sosteneva Nadif all'inizio di ogni riunione giornaliera prima di vedere quanto avevamo guadagnato nella giornata. Durante quelle riunioni discutevamo delle cose accadute mangiando quel che potevamo accanto al fuoco. Questa era la mia vita prima di lei, in tutta la sua semplicità. E credevo che non l'avrei scambiata per nulla al mondo. Sbagliando, ovviamente...
Accadde in una giornate estiva, calda ed affollata: vagavo senza meta alla ricerca di una preda, per ampliare il bottino di quella giornata. Ad un tratto, mi trovai di fronte ad un mercante Diurno con grifone color del bronzo carico di mercanzia, e con il banchetto della roba da vendere colmo di merci e di gente. La mia banda aveva già derubato diverse volte quell'uomo, dato che era talmente ricco da riuscire a campare tranquillamente anche convivendo con noi ladruncoli. E, quesito elementare, era abbastanza stupido da non accorgersi di nulla.
Così, tranquillamente, mi avvicinai a lui. Ovviamente senza sospettare nulla delle mie vere intenzioni, l'Elfo mi salutò con un sorriso di disgusto per poi passare a servire un cliente. In quel mentre, così, potei afferrare un pugno di monete dalla bisaccia fissata al fianco dell'uomo con un gesto veloce, per poi correre via.
Purtroppo, i miei movimenti erano però stati notati da una guardia di passaggio, che cominciò subito ad inseguirmi per le vie trafficate della città.
Pur essendo più veloce perché dotato di grifone, il soldato era svantaggiato tra gli stretti viottoli del villaggio proprio a causa della creatura, così ero quasi sicuro di poterlo seminare.
Ma proprio quando ero certo di aver trovato scampo, mentre continuavo ad avanzare un po' volando rasoterra ed un po' correndo, caso volle che un'Elfa Notturna mi tagliasse fulminea la strada. Non avendo tempo per rallentare, le finii direttamente addosso, e ruzzolammo a terra insieme.
Al mio solito odio per i Notturni si aggiunse una spontanea antipatia. L'Elfa si scusò, e prese a raccogliere le sue cose. Lasciandola perdere ripresi a correre, ma ormai era troppo tardi: la guardia mi vide, ed in men che non si dica mi ritrovai in sella al grifone del soldato diretto in prigione, il bottino confiscato.
Ero furioso. Soprattutto, schiumavo rabbia perché la mia perfetta fuga era stata distrutta a causa di una vanitosa smorfiosetta che correva per strada.
Mi chiusero in cella per una notte, e io continuai a rodermi il fegato in silenzio. Sentii dai discorsi delle guardie che avevano riconosciuto la mia banda d'appartenenza da qualche fattore, e che quindi avrei passato un bel po' di tempo in prigione, e che mi avrebbero spostato nel pomeriggio dalla cella provvisoria in cui stavo alloggiando ad una più sicura.
Il giorno dopo, di mattina, ero quasi rassegnato al mio destino, e la rabbia era un po' sbollita.
Passai diverse ore a vedere chi entrava e chi usciva dalla prigione, quando ad un tratto, la vidi entrare: l'Elfa che mi aveva fatto catturare! La mia rabbia rimontò, anche se non era del tutto colpa di lei.
Così, decisi di interrompere la conversazione che stava avendo con la guardia: "Guarda chi si vede" dissi solo, sarcastico e ringhiante come un cane rognoso.
Lei si voltò di scatto, gli occhi azzurri vaqui per cercare di ricordare il mio volto. "Non ti conosco" disse, sorpresa e stranita.
"Ma guarda un po'" ringhiai ancora "Pensa che sono qui dentro per causa tua..."
Gli occhi dell'Elfa si illuminarono di collera e di comprensione. "Sei il tizio che mi ha urtato ieri!" disse, avvicinandosi alle sbarre che mi dividevano dalla stanza...E che dividevano le mie mani dal suo morbido collo.
"Signronia..." La guardia con cui stava parlando si mise in mezzo, frapponendosi tra lei e me. "Non avvicinatevi, signorina. E' un pericoloso delinquente...Un ladro di prima categoria..."
A quelle parole, non riuscii più a resistere: "Infatti! Lo sono!" urlai , stringendo le mani alle sbarre della cella "Perché è così che posso vivere! L'unica maniera con cui posso andare avanti! Se non fosse per questi Notturni, che vagano per le nostre terre ingozzandosi del nostro cibo e calpestando il nostro onore, di certo non sarei ridotto a questa vita, perchè pur essendo un rinnegato avrei avuto un posto in cui lavorare!"
Non fui abbastanza veloce per evitare frustata da parte della guardia che mi arrivò sulle mani. "Taci, feccia!" ringhiò questo, mentre io mi strofinavo la parte delle mani che era stata colpita, digrignando i denti.
"Signorina, vi prego di ignorarlo..." continuò l'Elfo, ma la Notturna continuava a fissarmi, gli occhi spalancati e vaqui: di certo l'avevo colpita. Poi, riprendendosi, mi rispose con un semplice "Ti sbagli", per poi voltarsi verso la guardia.
"E' un prigioniero molto imprtante?"
"Perché non me lo chiedi direttamente?!" digrignai.
"Tu stai zitto. Allora, quanto è imprtante?" ripetè, gli occhi penetranti puntati sul Diurno.
L'Elfo rispose titubante, senza capire dove l'Elfa volesse andare a parare: "Beh.. Diciamo che non è il capo dell'organizzazione...Ma è comunque uno dei ladri più capaci della nostra città..."
"E quanto costerebbe la sua scagionazione?"
Sussultai: cosa aveva in mente quell'Elfa? Tuttavia, mi ricomposi in un attimo, riprendendo a guardarla con aria scettica.
"Co...Cosa?!" La guardia era stupefatta quanto me.
"Non avete ancora avvisato nessuno della sua cattura, no? Ritengo che quindi sia possibile trattare la scagionazione del prigioniero" riprese, in tono educato e freddo, di chi sà come raggiungere i propri obbiettivi.
La guardia sembrava sorpresa quanto me: "Ma, signorina...Se tornasse a rubare, sarebbe una catastrofe per la città!"
Ringhiai tra me: il solito esagerato. Bastava che aprissero quella dannata gabbia, e sarei sgusciato via con facilità e velocità. E tanti saluti all'Elfa...
"Mi prendo io ogni responsabilità" disse l'Elfa, risoluta. "E...Per il favore, aggiungerò una piccola somma alla sua scagionazione".
Capii che dalle parole "piccola somma", l'Elfa ebbe in pugno la guardia: ed infatti fu così. Solo questione di tirare fuori chiavi e monete d'oro (una considerevole somma d'oro). Poi, le chiavi che giravano, la porta che si spalancava, e...
Buttai giù la guardia con una spallata, prendendo il volo selvaggiamente, sbattendo le ali baciate dal sole. E sempre più in alto, sempre più in alto...
Uno strappo, e la mia salita si bloccò bruscamente. Guardai sotto di me: una pianta d'edera robusta quanto ben ancorata al terreno si era attorcigliata al mio piede nudo.
Non realizzai subito, così presi instintivamente a divincolarmi, mettendo sempre più forza nelle ali, sudando per la fatica...
E poi, con un nuovo strappo l'edera mi tirò indietro, avvolgendosi su di me come un serpente, e ritirandosi verso il basso, mentre io ero sempre più incatenato, e mi sentivo soffocare...
"Molto poco lunga, la tua libertà" commentò l'Elfa dietro di me. Cercai di girare la testa, di muovermi in qualche modo, ma ero del tutto bloccato: potevo solo guardare in avanti, e rantolare qualche parola.
La Notturna si parò davanti a me, seguita dalla stupefatta guardia. "Straordinario..." mormorò quest'ultima, sfiorando l'edera che mi avvolgeva.
"Come vedete, ho tutto sotto controllo" disse tranquilla l'Elfa.
"Ma...le...detta..." mormorai io. Lei mi mostrò il palmo aperto della bianca mano, per poi richiuderlo di scatto: nello stesso istante, la pianta che mi imprigionava si strinse ancora di più attorno a me, spremendomi fuori ogni briciolo d'aria che mi era rimasta nei polmoni.
"Ancora che parli?" domandò lei con aria scettica. "Ti consiglio di proferar parola solo quando te lo chiedo io: come avrai notato, ho la situazione in pugno".
La guardai con odio: aveva insopportabilmente ragione. Con un sorrisetto, lei continuò: "Dato che ho compromesso la mia parola, non ho intenzione di liberarti per puro diletto. Anzi, dato che non hai un posto di lavoro fisso, posso tornarti utile proprio per questo: sono nuova di questo posto, e mi serve una guida. Sono disposta a pagarti anche bene, purché tu svolga il tuo lavoro."
"Preferisco la prigione" mugugnai. L'elfa strinse le spalle, aprendo di nuovo la mano. Strizzai gli occhi, pronto ad una nuova scarica di dolore... Cosa che non avvenne. "Mi spiace, ma avendo pagato per farti scagionare non te lo posso permettere" rispose sospirando. "I casi che rimangono sono due: o ti comporti da bravo bambino e soddisfi la mia richiesta per un discreto numero di monete, oppure ti soffoco con l'edera e me ne vado come se nulla fosse. Cosa decidi?"
Beh...Il mio onore non valeva la mia vita: pur riluttante, dovetti accettare l'impiego.
Così, borbotrando sottovoce: "Scelgo la prima", sentii la pianta che mi lasciava lentamente andare, scomparendo attorno a me per poi svanire del tutto...Eccetto che sul polso, dove rimase un rametto d'edera chiuso a bracciale.
Vedendo che lo stavo osservando, l'Elfa mi spiegò " E' il segno del patto che hai fatto con me. Da adesso in poi, ti potrò rintracciare grazie a quella pianticella, e potrò controllare molte delle cose che ti riguardano..." detto questo, si allontanò. "A domani, appuntamento all'alba in questo punto...Avremo molto da camminare". Le sue parole risuonarono nella mia mente, oscure quanto è chiaro il Sole...
Di pessimo umore e senza aver voglia di andare alla riunione della mia banda, tornai alla baracca che condividevo con il mio più caro amico...Che, purtroppo, in quel momento era in casa.
"Ehilà, Felix!" mi salutò appena mi vide.
Sogghignai. "Marok..."
L'Elfo pimobò accanto a me, acquattandosi sulle gioncchia. "Non ti ho visto ieri. Cosa è successo?"
"Mi hanno beccato".
"Ooooh....Ma non dovevi essere sgusciante come un furetto? E come mai sei ancora qui?"
"Mi hanno rilasciato. Non mi hanno riconosciuto e mi hanno rilasciato".
L'Elfo mi guardò con aria scettica. "Molto strano, dato che le guardie ti incontrano a rubacchiare un giorno sì e l'altro pure... Allora, che mi nascondi?" insinuò con aria maliziosa.
"Assolutamente nulla" mentii disinvolto. "Esco".
"Ma sei appena rientrato!"
"Ero di passaggio". Detto questo, uscii di nuovo, sapendo di avere gli occhi di Marok puntati sulla mia nuca.
Ci conoscevamo da sempre, e solitamente non ci nascondevamo nulla...Ma di certo non potevo dirgli che ero diventato lo schiavetto di un'Elfa della Notte. Maledicendola un'ennesima volta, me ne andai a passeggio per la città con aria svogliata, evitando le guardie, per poi tornare a casa solo quando Marok era già andato a dormire. Certo, mi dovevo svegliare presto...Ma che importava?
Il giorno dopo, fui svegliato dalle urla di Marok: "FELIX! IL POLSO!".
Scrollandomi di dosso il torpore della notte, guardai dove mi stava indicando Marok: la piantina si era stretta attorno al polso, lasciando la mano rossastra e pulsante, ed aveva cominciato a risalire verso l'avambraccio, continuando a stringersi.
"Non posso utilizzare un coltello, finirei solo per farti male..." continuò Marok, guardandomi spaventato.
Imprecando come risposta, uscii fuori dalla baracca volando velocemente verso il luogo dell'appuntamento. Pur essendo stato veloce, quando arrivai l'edera aveva stretto tutto il braccio.
E lì trovai l'Elfa, sorridente ed insopportabile, poggiata tranquillamente al muro. "Sei in ritardo" disse solo.
"Toglimela! Avanti!" strillai strattonando l'edera.
Lei strinse le spalle. "Punizione. Più fai ritardo, più l'edera cresce e si stringe. Un altro poco e sarebbe arrivata al collo, e stringendosi non avresti più respirato...La prossima volta, vedi di essere puntuale" m'ammonì, sfiorando con un dito il braccio pulsante: al passaggio del pallido arto, l'edera scomparve lasciando libero il braccio ormai violaceo. Allentando il braccialetto con lo stesso metodo, l'Elfa si rivolse infine a me: "Allora: dove mi porti?"
Una serie di battute sarcastiche mi balzò in mente, ma tenni a freno la lingua, borbottando tra me e cominciando a camminare.
In verità, non c'era molto da vedere: era una cittadella di lavoratori, quindi non particolarmente piena di attrattive per viandanti. Quel poco di importante che c'era da vedere coprì a mala pena la prima giornata... Tanto meglio, almeno non l'avrei più rivista.
Tornati al punto di partenza, le domandai "Allora? Divertita?"
Lei sbadigliò. "Affatto. Tutto così...Banale".
"E' tutto ciò che c'è da vedere. Ora addio".
"Non ci credo".
"La cosa non mi riguarda".
"Oh, invece sì: grazie ai miei poteri, ho scoperto che di rado passi per quelle strade...Eppure continui a vivere qui, pur essendo un tipo attivo: che fai tutto il giorno? Dove vai a divertirti? Questo voglio vedere: le cose che fa un cittadino normale, cose che solo gli snob snobbano... Ma che probabilmente sono le più divertenti".
La guardai incuriosito: dopo tutto, era ancora giovane. Logico che volesse divertirsi... Il senso di pena però fu subito represso dall'orgoglio: che m'importava, dopotutto?!
L'Elfa mi toccò la spalla. "Ecco i soldi di oggi. Ah, aggiungiamo un piccolo particolare al mio accordo: più mi divertirò o mi stupirò, più ti pagherò. Va bene così?" disse, dandomi una discreta somma di monete d'oro.
Un'Elfaccia viziata, che ottiene tutto con i soldi...Ma dopotutto, avevo bisogno di soldi, e se potevo unire l'utile al dilettevole, tanto meglio per me.
Ringhiai, voltandole le spalle. "Provvederò domani. Però dovrai svegliarti prima: ci vediamo qui due ore prima dell'Alba" dissi, volando via.
Fui il primo ad arrivare all'appuntamento: non avevo incontrato nessuno per strada, cosa alquanto gradita.
Appena la vidi arrivare, le andai incontro con un mantello della sua misura ed una piccola fiala. Mi guardò con aria interrogativa. "Per confonderti: se la gente mi vedesse andare in giro con una Notturna, diventerei lo zimbello di tutti... E non sarei più il benvenuto da nessuna parte" dissi schiettamente.
Annuì. "Il mantello lo capisco, ma l'intruglio...? Non sarà un veleno?"
Lo ammetto, ci avevo pensato. Ma, saggiamente, avevo deciso di lasciar perdere: di solito i Notturni ricchi hanno amici potenti. "No. Guarda" dissi, prendendone una sorsata. Su di me non aveva effetto, ma su di lei..."E' nettare dei Fiori della Terza Luna grezzo, mischiato con una piuma di grifone: serve a farti crescere le ali".
Rimase interdetta solo per un attimo, poi bevve d'un sorso il liquido. Sussultò un secondo, poi si strinse lo stomaco, divenendo sempre più pallida. Subito dopo, il vestito si squarciò sulle spalle, lasciando uscire delle belle ali nere... Le stesse ali del grifone di Nadif, da cui avevo strappato le piume.
Prese un po' d'acqua dalla bisaccia, poi toccò alcune piume, gli occhi sgranati e brillanti. "Posso volare?" sussurrò eccitata. Sembrava una bambinetta: peccato smorzare il suo entusiasmo...
"No: le tue ossa sono troppo pesanti. Quelle ali sono solo una copertura, come il mantello: possiamo fingere che tu sia una Diurna che ha avuto un incidente e che è incapacitata a volare."
"Oh..." Senz'altro era delusa. "E allora come ci muoveremo?"
"A piedi...O, in alcuni casi, sarò costretto a prenderti in braccio" ghignai. Parve inorridita, ma voltai le spalle lasciando correre.
"Vieni. Dobbiamo andare nella parte alta della città...Di là c'è una vista stupenda quando viene l'Alba".
Ed i giorni passarono abbastanza tranquillamente. Ogni mattina, guardavamo il sorgere del Sole insieme, tenendoci a distanza l'uno dall'altra. Poi, la portavo un po' in giro: inizialmente mi limitai a trascinarla con distacco nelle periferie, mostrandole posti particolari seppur poco famosi. Ma poi, col passare dei giorni, fui contagiato dal suo entusiasmo e cominciai a trattarla come fosse una semplice Diurna in gita nella città: ci intrufolammo insieme in una stalla poco sorvegliata, dove le feci vedere come prendersi cura di un grifone (cosa che ogni Diurno sa, pur non avendone uno tutto per sè); la portai alla cascata, mostrandole come con alcuni oggetti facilmente repelibili si potessero creare giochi di luce mozzafiato in cielo e nell'acqua. Una sera la portai ad una festicciola di una famiglia che conoscevo: la vecchia capostipite della famiglia e le altre elfe, non sapendo la sua vera identità, la trattarono come una di loro, insegnandole senza stupore o domande alcuni passi di danza, per poi mettersi a danzare attorno al fuoco, muovendo ali, mani e piedi in movimenti aggrazziati al ritmo dei tamburelli suonati dai più giovani.
L'avrai capito: più la conoscevo, più interagivo con lei, più la osservavo mentre rideva o si stupiva come una bimba e più cominciavo a capire che qualcosa era cambiato nel profondo... Ogni volta che la guardavo allontanarsi da me dopo una giornata di passeggio, avevo una grandissima voglia di seguirla: era così fragile, così minuta, così infantile... Mi sentivo in dovere di proteggerla, anche se lei forse non se ne rendeva conto. Quando seppi il suo nome, rimasi quasi scioccato: Selvaggia. Una parola così rude, non le si addiceva proprio... Sarebbe stato più appropiato un nome di un fiore, per quella bimba della selva. Tuttavia, non feci commenti nè chiesi nulla: tra noi c'era l'implicito accordo di non far domande sul passato. Infatti, nutrivo il forte sospetto che lei non fosse venuta nella terra dei Diurni in cerca di affari...
Intanto, però, continuavo a tenere d'occhio la mia banda: nessuno mi faceva domande, dato che continuavo a portare alla banda una parte dei soldi che Selvaggia mi dava, anche se molti mi avevano visto in sua compagnia. Girava voce che Felix avesse una compagna, ma le insinuazioni non mi davano fastidio...
Marok, intanto, stava facendo dei grandi passi avanti: era divenuto uno dei ladri più esperti, uno dei pezzi grossi. Lo sentivo di rado, ormai, ma mi sembrava abbastanza preoccupato per qualcosa.
E poi, cominciarono i problemi: la Piuma di Corvo stava infatti cominciando a subire un...come dire..."Salto di qualità". I ladri stavano cominciando a divenire più pericolosi: dopo che i prezzi del cibo erano aumentati, i giovani poveracci che non avevano nulla da perdere avevano cominciato a sabotare ponti, carri o quantaltro in modo da raccogliere in seguito gli averi del malcapitato durante il momento di trmabusto successivo all'incidente. Inutile dirlo, le vittime più gettonate erano i Notturni: non essendo dotati di ali, non ci voleva nulla a farne precipitare uno in un punto stabilito per poi raccoglierene gli averi mentre era svenuto o morto...
Accadde durante una passeggiata con Selvaggia: stavamo camminando tranquillamente vicino ad un crepaccio, quando Selvaggia avvistò un piccolo Elfo della Notte, su un ponte, tutto solo ed accovacciato accanto ad un qualcosa. Subito, come era suo solito, ella corse da lui per vedere cosa stesse osservando il piccolo, lasciandomi indietro con un sorriso.
Fu solo per caso che li vidi, accovacciati dietro a dei cespugli, in attesa: due giovani dagli abiti lerci, appartenenti alla mia banda.
Ad un tratto, intravidi pure cosa stava tenendo il bambino: un cucciolo di grifone nero, una versione cucciola del grifone di Nadif. Avevo saputo che aveva avuto dei cuccioli, ma non mi aspettavo li desse agli scagnozzi per preparare le imboscate...
Fu un attimo: appena entrambi gli Elfi Notturni furono nel mezzo del ponte, le corde che lo sorreggevano cedettero, e Selvaggia ed il bmimbo caddero.
Subito, mi gettai anche io nel vuoto, scendendo in picchiata fino a raggiungere il piccolo piangente, per poi afferrarlo e risalire di quota.
Fu solo quando lo poggiai a terra che ricordai il piccolo particolare: Selvaggia aveva le ali, ma non sapeva volare. Sul momento, non c'avevo pensato.
Con orrore, guardai in basso: era riuscita a richiamare il suo potere, e se ne stava a penzoloni con le braccia alzate, avvinghiate ad un traliccio d'edera. Non sembrava molto comoda. Mi sorrise, ignara ma non riuscii a ricambiare il gesto: sapevo che i due Elfi dell'imboscata avevano osservato tutta la scena, intuendo tutto: perché gli Elfi del Giorno non sanno usare la magia. E, di certo, presto anche Nadif avrebbe scoperto il mio segreto...
Attesi meno del previsto prima di essere convocato d'urgenza al cospetto di Nadif. Pur mostrandomi baldanzoso, avevo tantissima paura: e lui lo sapeva.
Oltre a lui, c'erano gli altri pezzi grossi della banda, nonchè Marok: il suo sguardo era ferito e freddo, com'era giusto che fosse.
Furono così gentili da non malmenarmi subito: si limitarono a farmi pacatamente delle accuse, con annessi insulti assortiti più o meno pesanti. Non solo per esser stato in compagnia della Notturna: ma perché era ricca, perché non l'avevo comunicato, perché avevo derubato il Grifone di Nadif di alcune piume per l'intruglio... Ero stupito della velocità in cui avevano raccolto tutte le informazioni.
Proposero tuttavia di perdonarmi, ma ad un'unica condizione: avrei dovuto scoprire dove abitava Selvaggia, e riferirglielo.
Non era una cosa da nulla: sapevo che alle case delle persone che davano fastidio alla banda capitavano casualmente svariati tipi di incidenti. Qualcuna veniva depredata completamente, altre venivano invase da cavallette o insetti fastidiosi, ad altre sparivano o morivano i grifoni...Ma alle case di coloro che erano davvero fastidiosi capitava un unico incidente: andavano a fuoco nelle giornate più adatte...E in tutti quegli incendi, senza eccezione, morivano una o più persone.
Ovviamente, rifiutai: avevo paura, ma l'affetto che provavo per Selvaggia era superiore a qualsiasi altra cosa.
Non mi picchiarono nemmeno in quella occasione: ovviametne, se mi fossi presentato da lei con la faccia livida e piena di ferite, avrebbe sospettato qualcosa.
Si limitarono a rinchiudermi in una stanza alta, aspettando che il caldo, la fame e la sete mi rendesse più comprensivo.
Inizialmente, ero disposto a morire pur di non rivelare nulla...
Ma poi, alcuni fattori mi fecero cambiare idea: primo fra tutti, Marok.
Mi venne a trovare qualche ora dopo che mi ebbero rinchiuso: si poggiò alla porta e sospirò rumorosamente.
"Sono molto deluso, Felix" cominciò prevedibilmente, come un padre che sgrida un figlioletto.
Strinsi i pugni, poggiandomi dall'altro lato della porta per poterlo ascoltare.
"Lo immagino".
"Perché l'hai fatto? Stavi tanto bene. Eravamo amici, ci aiutavamo l'un l'altro. Avevi la banda, avevi un mestiere..."
"Rubare è un mestiere? Non è un'attività provvisoria prima di trovare un lavoro vero?"
"Da quando inizi, ci sei dentro, Felix: e questo lo sai. Come hai fatto a farti ammansire così da un'Elfa?! Da una di loro, poi: li odiavi, Felix, non rammenti?! Me lo hai insegnato tu ad odiarli: mi hai spiegato ciò che fanno, ciò che ci rubano senza essere perseguiti legalmente...Perché tradisci i tuoi ideali?!"
"Tu non la conosci, Marok".
"Anche se la conoscessi, non cambierei idea! Non tradirei un amico...Non ti tradirei, Felix!"
"Ti ho forse tradito?"
La domanda lo fece sussultare. Non rispose, così ripresi:
" Non ho tradito te, Marok: mi puoi dire ciò che vuoi sulla banda, sulla nostra occupazione, sul nostro stile di vita; ma nulla sulla nostra amicizia...Nulla su di noi".
"Non IMPORTA!" il suo grido mi fece sussultare.
"Al diavolo le mie parole! Perché l'hai fatto, Felix? Perché hai tradito la banda per fare il cagonlino di quella lì? Non siamo forse abbastanza importanti per te?"
Non gli raccontai che ero costretto; non gli raccontai del braccialetto d'edera che avevo portato in un primo periodo al polso;
digrignai i denti, sospirai, e lo dissi: "Tu non capisci...Io la amo".
Ci fu un momento di pausa che mi parve lungo un'eternità. Sentii Marok che sussultava, e me lo immaginai rigido dall'altro lato della porta, a riflettere: probabilmente, ero la prima persona al mondo che diceva una cosa del genere.
"Stai scherzando...?" sussurrò incredulo.
"Affatto. Mai stato così serio".
Fece una risatina forzata. "No, ti starai confondendo...Non può essere amore..."
"Affatto".
"Felix, è di un'altra razza!"
"E' pur sempre un'Elfa come le altre...Solo che non ha le ali".
"Ma...Ma...Non si può!" era sconvolto, capiva appieno ciò che avevo fatto...Ma non le mie ragioni.
"Nessuno lo vieta, e l'amore è incontrollabile..."
Mi sembrò di sentire qualche singhiozzo, ma probabilmente mi sbagliai, dato che la voce era ben ferma quando ricominciò a parlare.
"Appunto per questo...Ti consiglio di fare ciò che Nadif ti chiede".
Spalancai gli occhi: "Mai! Mi sorprendo che tu dica così: non consegnerò mai la mia Selvaggia a quei bruti!"
Lo sentii ridacchiare: "Parli come un eroe delle ballate epiche: poco credibile, Felix. Tuttavia...Meno male che ci sono io, che ragiono a mente fredda e non sono deviato dalla calura dei sentimenti... Se ti lasci morire così, non le darai nessun aiuto, nè la rivedrai mai più; se invece rimanessi in vita...Qualcosa potresti fare. Anche perché...Quanto pensi ci possano mettere a trovare comunque la sua abitazione?-
Il suo tono di voce s'era fatto basso: ovviamente, se gli altri avessero sentito quei discorsi, ovviamente l'avrebbero rinchiuso.
"E poi...Dato che so la tua situazione, potrei anche decidere di darti una mano. Mi sono scocciato di fare il ladro...Pensaci."
Detto questo, se ne andò in un fragore di passi.
Ci pensai ancora su, ma alla fine accettai: chiamai un qualcuno, e decisi che avrei intrapreso la "missione". Mi sentivo un mostro, ma non avrei potuto fare altrimenti...
Il giorno dopo, così, dopo una passeggiata particolarmente bella, domandai a Selvaggia di vedere dove abitava. Lei parve sospettosa, ma alla fine accettò e mi guidò ad una piccola casa di paglia, che pareva particolarmente adatta al compito dei miei colleghi. Mi offrì una bevanda alle erbe, e rimanemmo tutto il tempo a guardarci colmi di imbarazzo.
Quando fu arrivato il momento di andarmene, uscii il più velocemente possibile, senza guardarmi indietro e senza pensare a quel dolce momento rovinato da ciò che le stavo per fare...
Tornai al rifugio, e svuotai il sacco davanti a Nadif. Senza perdere tempo, questo organizzò un gruppo di elfi valorosi e s'allontanò cavalcando il suo grifone... Senza tralasciare, però, l'ordine di rinchiudermi per evitare "eventuali ripensamenti".
Quella mossa non me l'aspettavo, e per un momento fui preso dal panico. Poco dopo, però, sentii dei rumori di lotta al di fuori della mia cella, e quando andai a guardare vidi Marok, con un occhio pesto ma avente la chiave della cella in mano, ed un Elfo del Giorno svenuto per terra.
Appena fui libero, mi guidò verso l'uscita, dove ci attendeva un bellissimo grifone.
-E' figlio di quello di Nadif...L'ho ricevuto con la mia ultima promozione-mi disse strizzandomi l'occhio. Per lo meno, in groppa ad un grifone avremmo fatto prima...
Decidemmo di dividerci: lui andò, seppur con grande riluttanza, a chiamare le guardie per avere dei rinforzi ("Tanto avevo deciso di costituirmi..." furono le sue parole a riguardo) mentre io accorrevo subito da lei.
Quando arrivai, la casa era in fiamme ed apparentemente deserta. Senza pensarci due volte mi tuffai all'interno di essa, sentendomi subito soffocare per il fumo. Ricacciai indietro il dolore e le sensazioni sgradevoli, per mettermi a gridare "Selvaggia!" tra un colpo di tosse e l'altro.
La casa di legno praticamente cadeva in pezzi. Dovetti usare tutte le mie abilità feline della mia razza per non cadere o rimanere ferito.
Infine, la trovai legata ad un muro, praticamente al centro della casa: fortunatamente, non sembrava ferita. Mi guardò con occhi colmi di terrore, e non disse nulla quando la slegai: aveva capito che quei tipi avevano a che fare con me.
La sentii irrigidirsi quando la presi in braccio, per poi prendere a camminare volicchiando verso la finestra. Poco ci mancò che ci rimanessimo secchi tutt'e due per alcune travi in caduta, però riuscimmo ad uscire.
Non appena atterrai, mi ritrovai circondato dai membri della mia banda: sopra di me, davanti, ai lati, sotto: non avevo scampo.
Nadif era proprio davanti a me: non disse una parola, limitandosi a guardarmi truce.
Non ebbi il tempo nè la forza di evitare il suo pugno, diritto in viso. Provai un dannato dolore, ma strinsi Selvaggia a me, cercando una via di fuga: adesso era quasi finita, non potevo muorire così...
Nadif provò a calciarmi le braccia per farmi mollare la presa di Selvaggia, ma girandomi di spalle incassai il colpo direttamente sulle ali. Barcollando, faticai riprendere l'equilibrio. Tutti mi guardavano truci, urlando o insultandomi: ma solo Nadif mi picchiava. Era il suo compito, come il mio era quello di resistergli e di far sì che la mia Selvaggia rimanesse illesa.
Fu solo molto tempo dopo, quando ormai mi sentivo svenire, che Marok arrivò con i rinforzi: aveva avuto dei probelmi con le guardie, mi disse dopo.
Non appena le videro arrivare, tutti i membri della piuma di Corvo si sparpagliarono allontanandosi. Le truppe non badarono a me, e se ne andarono a caccia di quelli... Marok ebbe la saggia idea di andarsene per lasciarci in pace.
Non appena l'area fu deserta, atterrai pesantemente e crollai a terra.
Selvaggia si chinò accanto a me, preoccupata ma troppo orgogliosa per ammetterlo.
"Ti sei comportato bene, infine: complimenti. Ero pronta a mandarti al diavolo" mi disse fredda. Non potei fare a meno di sorridere. "Mi perdoni?" chiesi mettendomi in ginocchio come la stessi supplicando. Poi, senza attender risposta, le sfiorai una guancia e unii mia bocca alla sua.
Fu questo il nostro primo bacio: un bacio che sapeva di fumo, di sangue, di lacrime, di stanchezza, di paura. Ma soprattutto c'era amore, in quel bacio: l'amore impossibile, l'amore più bello. L'amore che ancora continua ad unirci...
Ricordo vagamente cosa successe dopo: lei si allontanò e tornò con qualcuno che mi potesse aiutare. Poi, scomparve. Non si fece più vedere: mi dissero che se n'era andata. Ed io mi sentii morire.
Successero tante cose, mentre io guarivo: la banda si sciolse, e la maggior parte dei suoi membri fu arrestata. Non io, però, nè Marok: avevano deciso di chiudere un occhio su noi due, grazie a una cospiqua somma di denaro (il denaro poteva tutto, all'epoca) e per il fatto che eravamo stati noi a spifferare tutto. Così, tornammo alla nostra vita da soli, stavolta ognuno con un lavoro legale: lui si era arruolato come soldato, mentre io, dato che non avevo un grifone tutto mio, dovetti accontentarmi di lavorare quà e là per raccimolare abbastanza soldi da comprarmene uno, per poi intraprendere la carriera per divenire una guardia dei Grifoni...
La ritrovai tempo dopo, quando meno me l'aspettavo: davanti alla porta della casa che ancora condividevo con Marok, con accanto a sè un magnifico e possente grifone.
"Si chiama Cripto" rispose consegnandomi le sue redini "E' il mio modo per rispondere sì a quella domanda di tanto tempo fa..."
E così, ci riunimmo di nuovo. Vivemmo per un po' insieme, cosa che suscitò le ire di Marok, ovviamente: i due non si piacevano proprio...E non si piacciono tuttora.
Poi, lei ripartì per i suoi vagabondaggi, lasciandomi solo con Cripto e con tante nuove conoscenze che mi avrebbero facilitato l'ascesa per raggiungere il mio obbiettivo..."
Finito il racconto, Felix si alza imbarazzato, e senza aggiungere altro se ne vola via. Lo imito poco dopo, con molte risposte ed un'unica domanda: come mai il carattere di Selvaggia è cambiato tanto da quei tempi? Lo scoprirò, un giorno...Ovviamente, dato che di mezzo c'era Selvaggia, quando meno me lo sarei aspettato.
Si sussurra di cose importanti, cose di cui solo in parte posso capire la grandezza: una nuova alleanza tra Elfi del Giorno e della Notte deve essere stipulata. Contro il comune nemico, draghi e grifoni devono essere alleati... Il disprezzo e l'orgoglio vanno messi da parte per garantire la sopravvivenza di quattro specie; e tutto, a causa di quell'unica razza...
Verso il tramonto, si arriva ad una concluisione semplice quanto è stata difficile da trovare: un Elfo del Giorno sarà inviato alla capitale degli Elfi della Notte, per comunicare e discutere sui piani da prendere.
Molti sono i giovani che si propognono, ed infine non mi è ben chiaro chi viene scelto: prima di sapere chi è il prescelto, questo è già partito con una scorta, veloce come i tempi che corrono.
Tuttavia, quel gruppo di Elfi non è l'unico che lascerà la città: Felix, caparbio e testardo, insiste di voler seguire Selvaggia e noi due draghi, affinchè anche nell'addestramento della Discepola gli Elfi del Giorno abbiano voce in capitolo.
Un ristretto numero di Elfi sospettano altri fini che riguardano la bella Selvaggia, ma il Re, ignorante sulla questione, acconsente comunque: un po' per il presunto scopo, un po' forse per levarsi di torno Felix...
Il tempo passa veloce come un battito di ciglia, ed in men che non si dica mi ritrovo al tramonto, sola, pregustando l'ultima notte al villaggio prima di riprender il viaggio.
Mi trovo su un verde prato distante dalla cascata quel tanto che basta perché la forza dell'acqua non sia che un rumore indistinto. Il sole stà tramontando, ma il crepuscolo non è ancora giunto: il cielo sopra di me è di un arancio rosato fantastico, punteggiato quà e là di nubi più scure. Ho ancora qualche ora di tempo prima di tornare al villaggio: come se fossi un animaletto domestico, mi sono ormai abituata alle routine della capitale Elfica...
Un frullio d'ali quasi inudibile mi fa girare un momento la testa: è Felix, che atterra con eleganza a poca distanza da me. Lo osservo per un secondo, per poi distogliere lo sguardo quasi non m'interessasse la sua venuta.
Continuando a guardare il cielo, sento che mi si avvicina piano, prima di sedersi accanto ad una mia zampa, poggiando la schiena su un mio fianco. La cosa non mi dà particolarmente fastidio, ma devo almeno fingere riluttanza per onore della mia razza attuale. Così, sbuffando appena, scosto la zampa artigliata con uno scatto che lo fa cadere all'indietro, facendogli battere la testa.
La sua reazione mi stupisce: invece di essere arrabbiato, il Diurno scoppia in una sonora risata.
-Ne hai di carattere, vedo...Pur essendo un'umana- dice.
L'affermazione mi dà parecchio fastidio. -Selvaggia ti ha raccontato tutto?- chiedo.
-Condiseralo un ripagamento per la tua ficcanasaggine della Notte della Terza Luna- ribatte in tono brusco.
Sorrido tra mè e mè: strano, ma questa combinazione di comportamenti dolci e scorbutici mi ricorda molto l'atteggiamento semiaristocratico dei felini...Forse, il patto che la sua razza ha stabilito con i mezzileoni si fa sentire più di quanto pensassi.
-Perché sei qui?- chiedo sospirando.
L'Elfo sospira di rimando. -E' per Selvaggia...Mi ha detto che ti devo raccontare-
-Di cosa?-
-Di noi due. Del nostro...Amore. Se non t'interessa, posso anche andarmene- s'affretta a dire: evidentemente, non è particolarmente felice di raccontarmi i fatti suoi.
Così, un po' per ripicca un po' spinta da vera curiosità, rispondo: -Invece m'interessa. Siete una coppia...Strana-
L'Elfo sorride. -Già. Molto più strana di quanto t'immagini. Non hai visto il comportamento di Marok e di altri Elfi del villaggio quando ho proposto al Re di accompagnarvi, o quando sono tornato qui prima della battaglia?-
Annuisco. -Eppure...Solo una piccola parte della popolazione- faccio notere.
L'Elfo prova di nuovo a stendersi accanto a me. Questa volta, spinta dalla curiosità per il racconto, lo lascio fare.
-Già...Vedo che hai dello spirito d'osservazione- ribatte di rimando. -Comunque, dato che femminuccia sei, è meglio che cominci subito a raccontare: immagino che tu sia impaziente di ascoltare...- dice in silenzio, una vaga critica nella voce. Lasciando stare il "femminuccia", gli faccio un cenno del capo invitandolo a continuare.
L'elfo sorride, per poi iniziare la sua storia. -Molto bene. Accadde tempo fà, quando eravamo ancora molto più giovani di così... Eppur non dei bambini.
All'epoca non avevo nessuno, apparte una banda a cui appartenevo. Mia madre non l'ho mai vista, mio padre era un tipo poco raccomandabile. Erano tempi bui quanto questi, anche se in maniera diversa: ladri e gli assassini vagavano ovunque per queste terre... E gli arresti erano all'ordine del giorno.
La mia era una banda di giovani ladri, una piccola ma conosciuta comunità che tirava avanti rubando o compiendo furti in casa...Piuma di Corvo era il suo nome. Una massa di rinnegati senzatetto e senza famiglia, che non aveva niente in eredità dai propri genitori, nemmeno il grifone che spetta di diritto ad ogni neonato di razza Diurna... Tutti, tranne il capobanda: Nadif, il Fondatore, l'Elfo dalle piume nere quanto erano ardenti gli occhi del suo grifone.
Quanto a me, ero un elemento attivo nella banda, pur non essendo un elemento di punta. Ero entusiasta, ed anche esperto, ma non adatto alla carriera.
Ero abbastanza giovane da temere Nadif, ed abbastanza vecchio per sapermela cavare in situazioni più o meno gravi. Ma avevo un punto debole: le mie prede preferite, quelle che non potevo fare a meno di derubare, erano i riccastri, i nobili, quelli che andavano in giro in mezzo alla "plebe" pavoneggiandosi per le proprie ricchezze... E, tra loro, i peggiori erano gli Elfi della Notte.
All'epoca, i rapporti tra le due razze Elfiche non erano particolarmente tesi: nel nostro villaggio (non ancora capitale, dato che la capitale per noi Diurni non è altro che il villaggio in cui si stabilisce il Re a propria scelta) gironzolavano spesso mercanti Notturni di passaggio, oltre che vari nobili che erano diretti a città più importanti. In quei tempi, ponti fungevano da strade, viottoli passavano per le case, scale erano costruite per passare da uno terrazzamento di case all'altro.
Noi della Piuma di Corvo odiavamo questa situazione: "la Notte ci ha incatenato le ali" sosteneva Nadif all'inizio di ogni riunione giornaliera prima di vedere quanto avevamo guadagnato nella giornata. Durante quelle riunioni discutevamo delle cose accadute mangiando quel che potevamo accanto al fuoco. Questa era la mia vita prima di lei, in tutta la sua semplicità. E credevo che non l'avrei scambiata per nulla al mondo. Sbagliando, ovviamente...
Accadde in una giornate estiva, calda ed affollata: vagavo senza meta alla ricerca di una preda, per ampliare il bottino di quella giornata. Ad un tratto, mi trovai di fronte ad un mercante Diurno con grifone color del bronzo carico di mercanzia, e con il banchetto della roba da vendere colmo di merci e di gente. La mia banda aveva già derubato diverse volte quell'uomo, dato che era talmente ricco da riuscire a campare tranquillamente anche convivendo con noi ladruncoli. E, quesito elementare, era abbastanza stupido da non accorgersi di nulla.
Così, tranquillamente, mi avvicinai a lui. Ovviamente senza sospettare nulla delle mie vere intenzioni, l'Elfo mi salutò con un sorriso di disgusto per poi passare a servire un cliente. In quel mentre, così, potei afferrare un pugno di monete dalla bisaccia fissata al fianco dell'uomo con un gesto veloce, per poi correre via.
Purtroppo, i miei movimenti erano però stati notati da una guardia di passaggio, che cominciò subito ad inseguirmi per le vie trafficate della città.
Pur essendo più veloce perché dotato di grifone, il soldato era svantaggiato tra gli stretti viottoli del villaggio proprio a causa della creatura, così ero quasi sicuro di poterlo seminare.
Ma proprio quando ero certo di aver trovato scampo, mentre continuavo ad avanzare un po' volando rasoterra ed un po' correndo, caso volle che un'Elfa Notturna mi tagliasse fulminea la strada. Non avendo tempo per rallentare, le finii direttamente addosso, e ruzzolammo a terra insieme.
Al mio solito odio per i Notturni si aggiunse una spontanea antipatia. L'Elfa si scusò, e prese a raccogliere le sue cose. Lasciandola perdere ripresi a correre, ma ormai era troppo tardi: la guardia mi vide, ed in men che non si dica mi ritrovai in sella al grifone del soldato diretto in prigione, il bottino confiscato.
Ero furioso. Soprattutto, schiumavo rabbia perché la mia perfetta fuga era stata distrutta a causa di una vanitosa smorfiosetta che correva per strada.
Mi chiusero in cella per una notte, e io continuai a rodermi il fegato in silenzio. Sentii dai discorsi delle guardie che avevano riconosciuto la mia banda d'appartenenza da qualche fattore, e che quindi avrei passato un bel po' di tempo in prigione, e che mi avrebbero spostato nel pomeriggio dalla cella provvisoria in cui stavo alloggiando ad una più sicura.
Il giorno dopo, di mattina, ero quasi rassegnato al mio destino, e la rabbia era un po' sbollita.
Passai diverse ore a vedere chi entrava e chi usciva dalla prigione, quando ad un tratto, la vidi entrare: l'Elfa che mi aveva fatto catturare! La mia rabbia rimontò, anche se non era del tutto colpa di lei.
Così, decisi di interrompere la conversazione che stava avendo con la guardia: "Guarda chi si vede" dissi solo, sarcastico e ringhiante come un cane rognoso.
Lei si voltò di scatto, gli occhi azzurri vaqui per cercare di ricordare il mio volto. "Non ti conosco" disse, sorpresa e stranita.
"Ma guarda un po'" ringhiai ancora "Pensa che sono qui dentro per causa tua..."
Gli occhi dell'Elfa si illuminarono di collera e di comprensione. "Sei il tizio che mi ha urtato ieri!" disse, avvicinandosi alle sbarre che mi dividevano dalla stanza...E che dividevano le mie mani dal suo morbido collo.
"Signronia..." La guardia con cui stava parlando si mise in mezzo, frapponendosi tra lei e me. "Non avvicinatevi, signorina. E' un pericoloso delinquente...Un ladro di prima categoria..."
A quelle parole, non riuscii più a resistere: "Infatti! Lo sono!" urlai , stringendo le mani alle sbarre della cella "Perché è così che posso vivere! L'unica maniera con cui posso andare avanti! Se non fosse per questi Notturni, che vagano per le nostre terre ingozzandosi del nostro cibo e calpestando il nostro onore, di certo non sarei ridotto a questa vita, perchè pur essendo un rinnegato avrei avuto un posto in cui lavorare!"
Non fui abbastanza veloce per evitare frustata da parte della guardia che mi arrivò sulle mani. "Taci, feccia!" ringhiò questo, mentre io mi strofinavo la parte delle mani che era stata colpita, digrignando i denti.
"Signorina, vi prego di ignorarlo..." continuò l'Elfo, ma la Notturna continuava a fissarmi, gli occhi spalancati e vaqui: di certo l'avevo colpita. Poi, riprendendosi, mi rispose con un semplice "Ti sbagli", per poi voltarsi verso la guardia.
"E' un prigioniero molto imprtante?"
"Perché non me lo chiedi direttamente?!" digrignai.
"Tu stai zitto. Allora, quanto è imprtante?" ripetè, gli occhi penetranti puntati sul Diurno.
L'Elfo rispose titubante, senza capire dove l'Elfa volesse andare a parare: "Beh.. Diciamo che non è il capo dell'organizzazione...Ma è comunque uno dei ladri più capaci della nostra città..."
"E quanto costerebbe la sua scagionazione?"
Sussultai: cosa aveva in mente quell'Elfa? Tuttavia, mi ricomposi in un attimo, riprendendo a guardarla con aria scettica.
"Co...Cosa?!" La guardia era stupefatta quanto me.
"Non avete ancora avvisato nessuno della sua cattura, no? Ritengo che quindi sia possibile trattare la scagionazione del prigioniero" riprese, in tono educato e freddo, di chi sà come raggiungere i propri obbiettivi.
La guardia sembrava sorpresa quanto me: "Ma, signorina...Se tornasse a rubare, sarebbe una catastrofe per la città!"
Ringhiai tra me: il solito esagerato. Bastava che aprissero quella dannata gabbia, e sarei sgusciato via con facilità e velocità. E tanti saluti all'Elfa...
"Mi prendo io ogni responsabilità" disse l'Elfa, risoluta. "E...Per il favore, aggiungerò una piccola somma alla sua scagionazione".
Capii che dalle parole "piccola somma", l'Elfa ebbe in pugno la guardia: ed infatti fu così. Solo questione di tirare fuori chiavi e monete d'oro (una considerevole somma d'oro). Poi, le chiavi che giravano, la porta che si spalancava, e...
Buttai giù la guardia con una spallata, prendendo il volo selvaggiamente, sbattendo le ali baciate dal sole. E sempre più in alto, sempre più in alto...
Uno strappo, e la mia salita si bloccò bruscamente. Guardai sotto di me: una pianta d'edera robusta quanto ben ancorata al terreno si era attorcigliata al mio piede nudo.
Non realizzai subito, così presi instintivamente a divincolarmi, mettendo sempre più forza nelle ali, sudando per la fatica...
E poi, con un nuovo strappo l'edera mi tirò indietro, avvolgendosi su di me come un serpente, e ritirandosi verso il basso, mentre io ero sempre più incatenato, e mi sentivo soffocare...
"Molto poco lunga, la tua libertà" commentò l'Elfa dietro di me. Cercai di girare la testa, di muovermi in qualche modo, ma ero del tutto bloccato: potevo solo guardare in avanti, e rantolare qualche parola.
La Notturna si parò davanti a me, seguita dalla stupefatta guardia. "Straordinario..." mormorò quest'ultima, sfiorando l'edera che mi avvolgeva.
"Come vedete, ho tutto sotto controllo" disse tranquilla l'Elfa.
"Ma...le...detta..." mormorai io. Lei mi mostrò il palmo aperto della bianca mano, per poi richiuderlo di scatto: nello stesso istante, la pianta che mi imprigionava si strinse ancora di più attorno a me, spremendomi fuori ogni briciolo d'aria che mi era rimasta nei polmoni.
"Ancora che parli?" domandò lei con aria scettica. "Ti consiglio di proferar parola solo quando te lo chiedo io: come avrai notato, ho la situazione in pugno".
La guardai con odio: aveva insopportabilmente ragione. Con un sorrisetto, lei continuò: "Dato che ho compromesso la mia parola, non ho intenzione di liberarti per puro diletto. Anzi, dato che non hai un posto di lavoro fisso, posso tornarti utile proprio per questo: sono nuova di questo posto, e mi serve una guida. Sono disposta a pagarti anche bene, purché tu svolga il tuo lavoro."
"Preferisco la prigione" mugugnai. L'elfa strinse le spalle, aprendo di nuovo la mano. Strizzai gli occhi, pronto ad una nuova scarica di dolore... Cosa che non avvenne. "Mi spiace, ma avendo pagato per farti scagionare non te lo posso permettere" rispose sospirando. "I casi che rimangono sono due: o ti comporti da bravo bambino e soddisfi la mia richiesta per un discreto numero di monete, oppure ti soffoco con l'edera e me ne vado come se nulla fosse. Cosa decidi?"
Beh...Il mio onore non valeva la mia vita: pur riluttante, dovetti accettare l'impiego.
Così, borbotrando sottovoce: "Scelgo la prima", sentii la pianta che mi lasciava lentamente andare, scomparendo attorno a me per poi svanire del tutto...Eccetto che sul polso, dove rimase un rametto d'edera chiuso a bracciale.
Vedendo che lo stavo osservando, l'Elfa mi spiegò " E' il segno del patto che hai fatto con me. Da adesso in poi, ti potrò rintracciare grazie a quella pianticella, e potrò controllare molte delle cose che ti riguardano..." detto questo, si allontanò. "A domani, appuntamento all'alba in questo punto...Avremo molto da camminare". Le sue parole risuonarono nella mia mente, oscure quanto è chiaro il Sole...
Di pessimo umore e senza aver voglia di andare alla riunione della mia banda, tornai alla baracca che condividevo con il mio più caro amico...Che, purtroppo, in quel momento era in casa.
"Ehilà, Felix!" mi salutò appena mi vide.
Sogghignai. "Marok..."
L'Elfo pimobò accanto a me, acquattandosi sulle gioncchia. "Non ti ho visto ieri. Cosa è successo?"
"Mi hanno beccato".
"Ooooh....Ma non dovevi essere sgusciante come un furetto? E come mai sei ancora qui?"
"Mi hanno rilasciato. Non mi hanno riconosciuto e mi hanno rilasciato".
L'Elfo mi guardò con aria scettica. "Molto strano, dato che le guardie ti incontrano a rubacchiare un giorno sì e l'altro pure... Allora, che mi nascondi?" insinuò con aria maliziosa.
"Assolutamente nulla" mentii disinvolto. "Esco".
"Ma sei appena rientrato!"
"Ero di passaggio". Detto questo, uscii di nuovo, sapendo di avere gli occhi di Marok puntati sulla mia nuca.
Ci conoscevamo da sempre, e solitamente non ci nascondevamo nulla...Ma di certo non potevo dirgli che ero diventato lo schiavetto di un'Elfa della Notte. Maledicendola un'ennesima volta, me ne andai a passeggio per la città con aria svogliata, evitando le guardie, per poi tornare a casa solo quando Marok era già andato a dormire. Certo, mi dovevo svegliare presto...Ma che importava?
Il giorno dopo, fui svegliato dalle urla di Marok: "FELIX! IL POLSO!".
Scrollandomi di dosso il torpore della notte, guardai dove mi stava indicando Marok: la piantina si era stretta attorno al polso, lasciando la mano rossastra e pulsante, ed aveva cominciato a risalire verso l'avambraccio, continuando a stringersi.
"Non posso utilizzare un coltello, finirei solo per farti male..." continuò Marok, guardandomi spaventato.
Imprecando come risposta, uscii fuori dalla baracca volando velocemente verso il luogo dell'appuntamento. Pur essendo stato veloce, quando arrivai l'edera aveva stretto tutto il braccio.
E lì trovai l'Elfa, sorridente ed insopportabile, poggiata tranquillamente al muro. "Sei in ritardo" disse solo.
"Toglimela! Avanti!" strillai strattonando l'edera.
Lei strinse le spalle. "Punizione. Più fai ritardo, più l'edera cresce e si stringe. Un altro poco e sarebbe arrivata al collo, e stringendosi non avresti più respirato...La prossima volta, vedi di essere puntuale" m'ammonì, sfiorando con un dito il braccio pulsante: al passaggio del pallido arto, l'edera scomparve lasciando libero il braccio ormai violaceo. Allentando il braccialetto con lo stesso metodo, l'Elfa si rivolse infine a me: "Allora: dove mi porti?"
Una serie di battute sarcastiche mi balzò in mente, ma tenni a freno la lingua, borbottando tra me e cominciando a camminare.
In verità, non c'era molto da vedere: era una cittadella di lavoratori, quindi non particolarmente piena di attrattive per viandanti. Quel poco di importante che c'era da vedere coprì a mala pena la prima giornata... Tanto meglio, almeno non l'avrei più rivista.
Tornati al punto di partenza, le domandai "Allora? Divertita?"
Lei sbadigliò. "Affatto. Tutto così...Banale".
"E' tutto ciò che c'è da vedere. Ora addio".
"Non ci credo".
"La cosa non mi riguarda".
"Oh, invece sì: grazie ai miei poteri, ho scoperto che di rado passi per quelle strade...Eppure continui a vivere qui, pur essendo un tipo attivo: che fai tutto il giorno? Dove vai a divertirti? Questo voglio vedere: le cose che fa un cittadino normale, cose che solo gli snob snobbano... Ma che probabilmente sono le più divertenti".
La guardai incuriosito: dopo tutto, era ancora giovane. Logico che volesse divertirsi... Il senso di pena però fu subito represso dall'orgoglio: che m'importava, dopotutto?!
L'Elfa mi toccò la spalla. "Ecco i soldi di oggi. Ah, aggiungiamo un piccolo particolare al mio accordo: più mi divertirò o mi stupirò, più ti pagherò. Va bene così?" disse, dandomi una discreta somma di monete d'oro.
Un'Elfaccia viziata, che ottiene tutto con i soldi...Ma dopotutto, avevo bisogno di soldi, e se potevo unire l'utile al dilettevole, tanto meglio per me.
Ringhiai, voltandole le spalle. "Provvederò domani. Però dovrai svegliarti prima: ci vediamo qui due ore prima dell'Alba" dissi, volando via.
Fui il primo ad arrivare all'appuntamento: non avevo incontrato nessuno per strada, cosa alquanto gradita.
Appena la vidi arrivare, le andai incontro con un mantello della sua misura ed una piccola fiala. Mi guardò con aria interrogativa. "Per confonderti: se la gente mi vedesse andare in giro con una Notturna, diventerei lo zimbello di tutti... E non sarei più il benvenuto da nessuna parte" dissi schiettamente.
Annuì. "Il mantello lo capisco, ma l'intruglio...? Non sarà un veleno?"
Lo ammetto, ci avevo pensato. Ma, saggiamente, avevo deciso di lasciar perdere: di solito i Notturni ricchi hanno amici potenti. "No. Guarda" dissi, prendendone una sorsata. Su di me non aveva effetto, ma su di lei..."E' nettare dei Fiori della Terza Luna grezzo, mischiato con una piuma di grifone: serve a farti crescere le ali".
Rimase interdetta solo per un attimo, poi bevve d'un sorso il liquido. Sussultò un secondo, poi si strinse lo stomaco, divenendo sempre più pallida. Subito dopo, il vestito si squarciò sulle spalle, lasciando uscire delle belle ali nere... Le stesse ali del grifone di Nadif, da cui avevo strappato le piume.
Prese un po' d'acqua dalla bisaccia, poi toccò alcune piume, gli occhi sgranati e brillanti. "Posso volare?" sussurrò eccitata. Sembrava una bambinetta: peccato smorzare il suo entusiasmo...
"No: le tue ossa sono troppo pesanti. Quelle ali sono solo una copertura, come il mantello: possiamo fingere che tu sia una Diurna che ha avuto un incidente e che è incapacitata a volare."
"Oh..." Senz'altro era delusa. "E allora come ci muoveremo?"
"A piedi...O, in alcuni casi, sarò costretto a prenderti in braccio" ghignai. Parve inorridita, ma voltai le spalle lasciando correre.
"Vieni. Dobbiamo andare nella parte alta della città...Di là c'è una vista stupenda quando viene l'Alba".
Ed i giorni passarono abbastanza tranquillamente. Ogni mattina, guardavamo il sorgere del Sole insieme, tenendoci a distanza l'uno dall'altra. Poi, la portavo un po' in giro: inizialmente mi limitai a trascinarla con distacco nelle periferie, mostrandole posti particolari seppur poco famosi. Ma poi, col passare dei giorni, fui contagiato dal suo entusiasmo e cominciai a trattarla come fosse una semplice Diurna in gita nella città: ci intrufolammo insieme in una stalla poco sorvegliata, dove le feci vedere come prendersi cura di un grifone (cosa che ogni Diurno sa, pur non avendone uno tutto per sè); la portai alla cascata, mostrandole come con alcuni oggetti facilmente repelibili si potessero creare giochi di luce mozzafiato in cielo e nell'acqua. Una sera la portai ad una festicciola di una famiglia che conoscevo: la vecchia capostipite della famiglia e le altre elfe, non sapendo la sua vera identità, la trattarono come una di loro, insegnandole senza stupore o domande alcuni passi di danza, per poi mettersi a danzare attorno al fuoco, muovendo ali, mani e piedi in movimenti aggrazziati al ritmo dei tamburelli suonati dai più giovani.
L'avrai capito: più la conoscevo, più interagivo con lei, più la osservavo mentre rideva o si stupiva come una bimba e più cominciavo a capire che qualcosa era cambiato nel profondo... Ogni volta che la guardavo allontanarsi da me dopo una giornata di passeggio, avevo una grandissima voglia di seguirla: era così fragile, così minuta, così infantile... Mi sentivo in dovere di proteggerla, anche se lei forse non se ne rendeva conto. Quando seppi il suo nome, rimasi quasi scioccato: Selvaggia. Una parola così rude, non le si addiceva proprio... Sarebbe stato più appropiato un nome di un fiore, per quella bimba della selva. Tuttavia, non feci commenti nè chiesi nulla: tra noi c'era l'implicito accordo di non far domande sul passato. Infatti, nutrivo il forte sospetto che lei non fosse venuta nella terra dei Diurni in cerca di affari...
Intanto, però, continuavo a tenere d'occhio la mia banda: nessuno mi faceva domande, dato che continuavo a portare alla banda una parte dei soldi che Selvaggia mi dava, anche se molti mi avevano visto in sua compagnia. Girava voce che Felix avesse una compagna, ma le insinuazioni non mi davano fastidio...
Marok, intanto, stava facendo dei grandi passi avanti: era divenuto uno dei ladri più esperti, uno dei pezzi grossi. Lo sentivo di rado, ormai, ma mi sembrava abbastanza preoccupato per qualcosa.
E poi, cominciarono i problemi: la Piuma di Corvo stava infatti cominciando a subire un...come dire..."Salto di qualità". I ladri stavano cominciando a divenire più pericolosi: dopo che i prezzi del cibo erano aumentati, i giovani poveracci che non avevano nulla da perdere avevano cominciato a sabotare ponti, carri o quantaltro in modo da raccogliere in seguito gli averi del malcapitato durante il momento di trmabusto successivo all'incidente. Inutile dirlo, le vittime più gettonate erano i Notturni: non essendo dotati di ali, non ci voleva nulla a farne precipitare uno in un punto stabilito per poi raccoglierene gli averi mentre era svenuto o morto...
Accadde durante una passeggiata con Selvaggia: stavamo camminando tranquillamente vicino ad un crepaccio, quando Selvaggia avvistò un piccolo Elfo della Notte, su un ponte, tutto solo ed accovacciato accanto ad un qualcosa. Subito, come era suo solito, ella corse da lui per vedere cosa stesse osservando il piccolo, lasciandomi indietro con un sorriso.
Fu solo per caso che li vidi, accovacciati dietro a dei cespugli, in attesa: due giovani dagli abiti lerci, appartenenti alla mia banda.
Ad un tratto, intravidi pure cosa stava tenendo il bambino: un cucciolo di grifone nero, una versione cucciola del grifone di Nadif. Avevo saputo che aveva avuto dei cuccioli, ma non mi aspettavo li desse agli scagnozzi per preparare le imboscate...
Fu un attimo: appena entrambi gli Elfi Notturni furono nel mezzo del ponte, le corde che lo sorreggevano cedettero, e Selvaggia ed il bmimbo caddero.
Subito, mi gettai anche io nel vuoto, scendendo in picchiata fino a raggiungere il piccolo piangente, per poi afferrarlo e risalire di quota.
Fu solo quando lo poggiai a terra che ricordai il piccolo particolare: Selvaggia aveva le ali, ma non sapeva volare. Sul momento, non c'avevo pensato.
Con orrore, guardai in basso: era riuscita a richiamare il suo potere, e se ne stava a penzoloni con le braccia alzate, avvinghiate ad un traliccio d'edera. Non sembrava molto comoda. Mi sorrise, ignara ma non riuscii a ricambiare il gesto: sapevo che i due Elfi dell'imboscata avevano osservato tutta la scena, intuendo tutto: perché gli Elfi del Giorno non sanno usare la magia. E, di certo, presto anche Nadif avrebbe scoperto il mio segreto...
Attesi meno del previsto prima di essere convocato d'urgenza al cospetto di Nadif. Pur mostrandomi baldanzoso, avevo tantissima paura: e lui lo sapeva.
Oltre a lui, c'erano gli altri pezzi grossi della banda, nonchè Marok: il suo sguardo era ferito e freddo, com'era giusto che fosse.
Furono così gentili da non malmenarmi subito: si limitarono a farmi pacatamente delle accuse, con annessi insulti assortiti più o meno pesanti. Non solo per esser stato in compagnia della Notturna: ma perché era ricca, perché non l'avevo comunicato, perché avevo derubato il Grifone di Nadif di alcune piume per l'intruglio... Ero stupito della velocità in cui avevano raccolto tutte le informazioni.
Proposero tuttavia di perdonarmi, ma ad un'unica condizione: avrei dovuto scoprire dove abitava Selvaggia, e riferirglielo.
Non era una cosa da nulla: sapevo che alle case delle persone che davano fastidio alla banda capitavano casualmente svariati tipi di incidenti. Qualcuna veniva depredata completamente, altre venivano invase da cavallette o insetti fastidiosi, ad altre sparivano o morivano i grifoni...Ma alle case di coloro che erano davvero fastidiosi capitava un unico incidente: andavano a fuoco nelle giornate più adatte...E in tutti quegli incendi, senza eccezione, morivano una o più persone.
Ovviamente, rifiutai: avevo paura, ma l'affetto che provavo per Selvaggia era superiore a qualsiasi altra cosa.
Non mi picchiarono nemmeno in quella occasione: ovviametne, se mi fossi presentato da lei con la faccia livida e piena di ferite, avrebbe sospettato qualcosa.
Si limitarono a rinchiudermi in una stanza alta, aspettando che il caldo, la fame e la sete mi rendesse più comprensivo.
Inizialmente, ero disposto a morire pur di non rivelare nulla...
Ma poi, alcuni fattori mi fecero cambiare idea: primo fra tutti, Marok.
Mi venne a trovare qualche ora dopo che mi ebbero rinchiuso: si poggiò alla porta e sospirò rumorosamente.
"Sono molto deluso, Felix" cominciò prevedibilmente, come un padre che sgrida un figlioletto.
Strinsi i pugni, poggiandomi dall'altro lato della porta per poterlo ascoltare.
"Lo immagino".
"Perché l'hai fatto? Stavi tanto bene. Eravamo amici, ci aiutavamo l'un l'altro. Avevi la banda, avevi un mestiere..."
"Rubare è un mestiere? Non è un'attività provvisoria prima di trovare un lavoro vero?"
"Da quando inizi, ci sei dentro, Felix: e questo lo sai. Come hai fatto a farti ammansire così da un'Elfa?! Da una di loro, poi: li odiavi, Felix, non rammenti?! Me lo hai insegnato tu ad odiarli: mi hai spiegato ciò che fanno, ciò che ci rubano senza essere perseguiti legalmente...Perché tradisci i tuoi ideali?!"
"Tu non la conosci, Marok".
"Anche se la conoscessi, non cambierei idea! Non tradirei un amico...Non ti tradirei, Felix!"
"Ti ho forse tradito?"
La domanda lo fece sussultare. Non rispose, così ripresi:
" Non ho tradito te, Marok: mi puoi dire ciò che vuoi sulla banda, sulla nostra occupazione, sul nostro stile di vita; ma nulla sulla nostra amicizia...Nulla su di noi".
"Non IMPORTA!" il suo grido mi fece sussultare.
"Al diavolo le mie parole! Perché l'hai fatto, Felix? Perché hai tradito la banda per fare il cagonlino di quella lì? Non siamo forse abbastanza importanti per te?"
Non gli raccontai che ero costretto; non gli raccontai del braccialetto d'edera che avevo portato in un primo periodo al polso;
digrignai i denti, sospirai, e lo dissi: "Tu non capisci...Io la amo".
Ci fu un momento di pausa che mi parve lungo un'eternità. Sentii Marok che sussultava, e me lo immaginai rigido dall'altro lato della porta, a riflettere: probabilmente, ero la prima persona al mondo che diceva una cosa del genere.
"Stai scherzando...?" sussurrò incredulo.
"Affatto. Mai stato così serio".
Fece una risatina forzata. "No, ti starai confondendo...Non può essere amore..."
"Affatto".
"Felix, è di un'altra razza!"
"E' pur sempre un'Elfa come le altre...Solo che non ha le ali".
"Ma...Ma...Non si può!" era sconvolto, capiva appieno ciò che avevo fatto...Ma non le mie ragioni.
"Nessuno lo vieta, e l'amore è incontrollabile..."
Mi sembrò di sentire qualche singhiozzo, ma probabilmente mi sbagliai, dato che la voce era ben ferma quando ricominciò a parlare.
"Appunto per questo...Ti consiglio di fare ciò che Nadif ti chiede".
Spalancai gli occhi: "Mai! Mi sorprendo che tu dica così: non consegnerò mai la mia Selvaggia a quei bruti!"
Lo sentii ridacchiare: "Parli come un eroe delle ballate epiche: poco credibile, Felix. Tuttavia...Meno male che ci sono io, che ragiono a mente fredda e non sono deviato dalla calura dei sentimenti... Se ti lasci morire così, non le darai nessun aiuto, nè la rivedrai mai più; se invece rimanessi in vita...Qualcosa potresti fare. Anche perché...Quanto pensi ci possano mettere a trovare comunque la sua abitazione?-
Il suo tono di voce s'era fatto basso: ovviamente, se gli altri avessero sentito quei discorsi, ovviamente l'avrebbero rinchiuso.
"E poi...Dato che so la tua situazione, potrei anche decidere di darti una mano. Mi sono scocciato di fare il ladro...Pensaci."
Detto questo, se ne andò in un fragore di passi.
Ci pensai ancora su, ma alla fine accettai: chiamai un qualcuno, e decisi che avrei intrapreso la "missione". Mi sentivo un mostro, ma non avrei potuto fare altrimenti...
Il giorno dopo, così, dopo una passeggiata particolarmente bella, domandai a Selvaggia di vedere dove abitava. Lei parve sospettosa, ma alla fine accettò e mi guidò ad una piccola casa di paglia, che pareva particolarmente adatta al compito dei miei colleghi. Mi offrì una bevanda alle erbe, e rimanemmo tutto il tempo a guardarci colmi di imbarazzo.
Quando fu arrivato il momento di andarmene, uscii il più velocemente possibile, senza guardarmi indietro e senza pensare a quel dolce momento rovinato da ciò che le stavo per fare...
Tornai al rifugio, e svuotai il sacco davanti a Nadif. Senza perdere tempo, questo organizzò un gruppo di elfi valorosi e s'allontanò cavalcando il suo grifone... Senza tralasciare, però, l'ordine di rinchiudermi per evitare "eventuali ripensamenti".
Quella mossa non me l'aspettavo, e per un momento fui preso dal panico. Poco dopo, però, sentii dei rumori di lotta al di fuori della mia cella, e quando andai a guardare vidi Marok, con un occhio pesto ma avente la chiave della cella in mano, ed un Elfo del Giorno svenuto per terra.
Appena fui libero, mi guidò verso l'uscita, dove ci attendeva un bellissimo grifone.
-E' figlio di quello di Nadif...L'ho ricevuto con la mia ultima promozione-mi disse strizzandomi l'occhio. Per lo meno, in groppa ad un grifone avremmo fatto prima...
Decidemmo di dividerci: lui andò, seppur con grande riluttanza, a chiamare le guardie per avere dei rinforzi ("Tanto avevo deciso di costituirmi..." furono le sue parole a riguardo) mentre io accorrevo subito da lei.
Quando arrivai, la casa era in fiamme ed apparentemente deserta. Senza pensarci due volte mi tuffai all'interno di essa, sentendomi subito soffocare per il fumo. Ricacciai indietro il dolore e le sensazioni sgradevoli, per mettermi a gridare "Selvaggia!" tra un colpo di tosse e l'altro.
La casa di legno praticamente cadeva in pezzi. Dovetti usare tutte le mie abilità feline della mia razza per non cadere o rimanere ferito.
Infine, la trovai legata ad un muro, praticamente al centro della casa: fortunatamente, non sembrava ferita. Mi guardò con occhi colmi di terrore, e non disse nulla quando la slegai: aveva capito che quei tipi avevano a che fare con me.
La sentii irrigidirsi quando la presi in braccio, per poi prendere a camminare volicchiando verso la finestra. Poco ci mancò che ci rimanessimo secchi tutt'e due per alcune travi in caduta, però riuscimmo ad uscire.
Non appena atterrai, mi ritrovai circondato dai membri della mia banda: sopra di me, davanti, ai lati, sotto: non avevo scampo.
Nadif era proprio davanti a me: non disse una parola, limitandosi a guardarmi truce.
Non ebbi il tempo nè la forza di evitare il suo pugno, diritto in viso. Provai un dannato dolore, ma strinsi Selvaggia a me, cercando una via di fuga: adesso era quasi finita, non potevo muorire così...
Nadif provò a calciarmi le braccia per farmi mollare la presa di Selvaggia, ma girandomi di spalle incassai il colpo direttamente sulle ali. Barcollando, faticai riprendere l'equilibrio. Tutti mi guardavano truci, urlando o insultandomi: ma solo Nadif mi picchiava. Era il suo compito, come il mio era quello di resistergli e di far sì che la mia Selvaggia rimanesse illesa.
Fu solo molto tempo dopo, quando ormai mi sentivo svenire, che Marok arrivò con i rinforzi: aveva avuto dei probelmi con le guardie, mi disse dopo.
Non appena le videro arrivare, tutti i membri della piuma di Corvo si sparpagliarono allontanandosi. Le truppe non badarono a me, e se ne andarono a caccia di quelli... Marok ebbe la saggia idea di andarsene per lasciarci in pace.
Non appena l'area fu deserta, atterrai pesantemente e crollai a terra.
Selvaggia si chinò accanto a me, preoccupata ma troppo orgogliosa per ammetterlo.
"Ti sei comportato bene, infine: complimenti. Ero pronta a mandarti al diavolo" mi disse fredda. Non potei fare a meno di sorridere. "Mi perdoni?" chiesi mettendomi in ginocchio come la stessi supplicando. Poi, senza attender risposta, le sfiorai una guancia e unii mia bocca alla sua.
Fu questo il nostro primo bacio: un bacio che sapeva di fumo, di sangue, di lacrime, di stanchezza, di paura. Ma soprattutto c'era amore, in quel bacio: l'amore impossibile, l'amore più bello. L'amore che ancora continua ad unirci...
Ricordo vagamente cosa successe dopo: lei si allontanò e tornò con qualcuno che mi potesse aiutare. Poi, scomparve. Non si fece più vedere: mi dissero che se n'era andata. Ed io mi sentii morire.
Successero tante cose, mentre io guarivo: la banda si sciolse, e la maggior parte dei suoi membri fu arrestata. Non io, però, nè Marok: avevano deciso di chiudere un occhio su noi due, grazie a una cospiqua somma di denaro (il denaro poteva tutto, all'epoca) e per il fatto che eravamo stati noi a spifferare tutto. Così, tornammo alla nostra vita da soli, stavolta ognuno con un lavoro legale: lui si era arruolato come soldato, mentre io, dato che non avevo un grifone tutto mio, dovetti accontentarmi di lavorare quà e là per raccimolare abbastanza soldi da comprarmene uno, per poi intraprendere la carriera per divenire una guardia dei Grifoni...
La ritrovai tempo dopo, quando meno me l'aspettavo: davanti alla porta della casa che ancora condividevo con Marok, con accanto a sè un magnifico e possente grifone.
"Si chiama Cripto" rispose consegnandomi le sue redini "E' il mio modo per rispondere sì a quella domanda di tanto tempo fa..."
E così, ci riunimmo di nuovo. Vivemmo per un po' insieme, cosa che suscitò le ire di Marok, ovviamente: i due non si piacevano proprio...E non si piacciono tuttora.
Poi, lei ripartì per i suoi vagabondaggi, lasciandomi solo con Cripto e con tante nuove conoscenze che mi avrebbero facilitato l'ascesa per raggiungere il mio obbiettivo..."
Finito il racconto, Felix si alza imbarazzato, e senza aggiungere altro se ne vola via. Lo imito poco dopo, con molte risposte ed un'unica domanda: come mai il carattere di Selvaggia è cambiato tanto da quei tempi? Lo scoprirò, un giorno...Ovviamente, dato che di mezzo c'era Selvaggia, quando meno me lo sarei aspettato.
Thursday, April 3, 2008
Esecuzione
La stanchezza limita i miei movimenti come fosse piombo: è per questo che arrivo troppo tardi per prendere ancora parte alla battaglia.
La prima cosa che noto è il silenzio: apparte la cascata scrosciante, tutto tace, come fosse avvolto da un velo di impalpabile silenzio...Forse è il peso della battaglia, l'ultimo muto canto d'addio ai morti.
Per seconda cosa, mi giungono molti odori mischiati: fumo, metallo, sangue... Come ultimo particolare, ciliegina di quella torta avvelenata che è la battaglia, vedo tutto con i miei occhi: accanto alla placida riva del fiume nascente dalla cascata vi è un pantano di forme contorte avvolte nel fango, così mischiate tra loro da sembrare quasi una cosa omogenea. E' una vista di tale desolazione e freddezza da spezzare il cuore anche a persone più forti di me...
Veloce, atterro il più possibile vicina al cumolo di sopravvissuti, moribondi e cadaveri: occhi vitrei, arti sporchi o rossi e lamenti uniti ai rantoli sono la cosa che rimane più impressa nella mia mente.
Da una parte, c'è un Narug senza una zampa e con il ventre squarciato: è a terra, ma tutto tremante continua a provare ad alzarsi, in forma di un mite cavallino bianco. Quella incertezza, che fino a poco tempo prima avrei collegato ad un puledrino appena nato che prova ad alzarsi, adesso mi fa solo un'immensa pena. Così, come una mamma dovrebbe aiutare il proprio cucciolo ad alzarsi per donargli la vita, io con una zampata ben assestata decido di donare alla morte di quell'essere: dopo una tale agonia, tanto vale morire...
Voltando la testa, noto degli Elfi a cavallo di grifoni che mi si avvicinano lentamente: sono affranti quanto me, evidentemente non abituati a tutto quello scempio, mentre le loro cavalcature, pur essendo ferite e sfinite, si guardano soddisfatte intorno. Non capisco se sono contente di essere sopravvissute o contente di quello scempio: differenza importante, differenza tra appagamento e sadismo.
-Tutto bene, dragonessa?- Mi dice uno degli Elfi. -Abbattuto il nemico?-
-No- rispondo. -L'umano è morto, il drago impossibilitato a muoversi. E' finita, vero?-
Il Diurno annuisce stancamente. -Sì. Ci sono state un numero relativamente alto di perdite, ma grazie a voi due draghi è andata meglio di quanto potessimo sperare. Il nemico è stato abbattuto-. La notizia mi procura una gioia amara: la mia fazione ha vinto, ma dopotutto non sono una dragonessa vera, io, ma un'umana...
D'un tratto, come se mi fossi risvegliata da un sonno d'egoismo, mi ricordo dei miei amici. -Come stà Felix? E Selvaggia? E Squama? Sono sopravvissuti, vero?-
Uno scintillio di vitalità balena per un attimo negli occhi del soldato. -Sì. Gli umani che sono passati direttamente alla città erano di meno rispetto a qui. Hanno spedito i tuoi amici a questo lato della battaglia: sono tutti sopravvissuti, niente ferite gravi. Quel drago ha una vitalità incredibile...-
Orgogliosa e più tranquilla, arrischio a fare un'altra domanda. -E...Marok, è sopravvissuto?-
La faccia dell'Elfo si fa più seria. -Lui sì. Ma...Shine non ce l'ha fatta. E' stato colpito da una palla di fuoco del drago avversario...Fortuna che in quel momento erano separati...-
Un tuffo al cuore, mentre ricordo la tranquilla immaginetta dell'elfo seduto accanto al grifone. Immagino il dolore...Posso solo immaginarlo. Nient'altro.
L'elfo sospira. -Adesso dobbiamo occuparci del drago. Dove hai detto che è?- dice, con aria neutra che non mi lascia capire la sorte della malcapitata creatura.
-E' un po' più avanti, in una radura sulla destra...La si riconosce anche dal fiume perché è circondata da alberi caduti.
Senza fare domande, l'elfo annuisce. -Molto bene. Per tua informazione, Selvaggia, Felix ed il drago sono da quella parte- dice, indicando con la testa l'altro lato della cascata. Senza spettare altro e appena borbottando un ringraziamento, spicco il volo dirigendomi verso il luogo che mi ha indicato l'elfo.
Stanno bene, meglio di quanto potessi sperare: certo, molte delle ferite di Squama si sono riaperte, mentre Felix ha un brutto sfregio su un'ala. Cripto si lecca una zampa, mentre Selvaggia zoppica leggermente mentre mi raggiunge sulla sponda del fiume, gli occhi scintillanti. E' vestita da battaglia, con un'armatura maschile con su inciso un leone ed un'aquila sul petto che non le dona affatto. -Stella! Stella!- grida, gli occhi colmi di lacrime che vengono prontamente ricacciate indietro. Atterro leggera, avvicinandomi a loro mentre respiro affannosa. Mi accorgo improvvisamente, quasi tutti gli eventi me l'avessero fatto dimenticare, che la ferita sul collo si è riaperta e sanguina dolorosamente. Ignorandola, mi dirigo verso i miei amici.
-Vi vedo apposto...Più o meno- dico sollevata, abbassando la testa per poter guardare negli occhi Selvaggia. -Era un drago enorme...L'ho visto! Sicuramente un avversario formidabile!...-
-Enorme...Tsk...Era di stazza normale...Però sicuramente era stato ben addestrato: un osso duro perfino per la nostra Discepola-. Squama si avvicina a me incespicando. Lo guardo sbuffando una nuvoletta di fumo. -Potresti almeno fingere di essere felice che io me la sia cavata- dico ironica. Lui mi guarda glaciale, per poi scimmiottare le mie parole parlando in falsetto: -Oh! Come sono felice, felice, felice!- esclama, mandandomi in bestia. Tuttavia, mi calmo quando Felix si avvicina. -Basta con le ciance. Allora, come hai fatto a sconfiggere il famigerato bestione?- chiede distaccato. Dal tono di voce, sembra quasi che sia stata Selvaggia a convincerlo a porre la domanda. Effettivamente, l'Elfa lo fulmina con lo sguardo.
Non ho voglia di divulgarmi troppo nelle spiegazioni, così, dico solo: -Ho utilizzato il potere insegnatomi da Bijuck per creare un tornado e liberarlo dal collare. L'umano era già morto prima, caduto nel lago. Ho lasciato il drago privo di sensi e sono volata direttamente qui...-
Il silenzio glaciale che accoglie questa mia ultima affermazione mi lascia interdetta. -Che succede?- chiedo titubante.
Selvaggia, occhi sgranati, si riprende balzandomi direttamente in groppa. -Ma che?!...-
-Portaci da lui! Ti prego, Stella, corri!-
Il tono di voce critico mi comunica che la situazione è seria per l'Elfa, anche se non ne capisco il motivo.
Felix guarda la giovane dai capelli neri: -E' inutile, Selvaggia. E' troppo tardi ormai-. Il suo tono di voce è un po' rassegnato, un po' orgoglioso.
E' forse questo tono che mi convince più di tutto: con un balzo, spicco il volo seguita da Squama e da Cripto con in dorso un annoiato Felix.
Selvaggia ha gli occhi sgranati, e continua a darmi piccoli calcetti con i talloni: -Più svelta, più svelta! Potremmo arrivare in tempo...-
Pur sapendo che la situazione è critica, non posso fare a meno di porre la domanda: -Ma che stà succedendo?!- sbuffo irritata, infastidita per l'ennesima volta della mia ignoranza riguardo alle usanze di quel mondo.
Mi risponde Felix, affiancandomisi accanto con Cripto: -Riguarda il drago che hai lasciato svenuto. Fosse morto in battaglia, Selvaggia non si sarebbe agitata tanto. Ma dato che è vivo...I generali degli Elfi del Giorno, non avranno pietà. Ha ucciso Shine con le sue palle di fuoco, e non solo lui: verrà giustiziato non appena i generali saranno d'accordo nel verdetto riguardante la vita della creatura...E quindi, subito. Perché ha infranto un patto antico quanto quello che non abbiamo stipulato con i grifoni: ha ucciso uno dei nostri animali simbolo, oltre che ha qualche Elfo. Merita di morire per questo-.
Il discorso mi colpisce per vari fattori: anzitutto, avevo dato per scontato che il drago sarebbe stato risparmiato, dato che non era in sè; magari, ci avrebbe potuto accompagnare nel nostro viaggio...
E poi... E' il tono di voce di Felix: orgoglioso, seppur denso di rammarico. Capisco che da una parte è fiero delle usanze della sua razza, mentre dall'altra ne è disgustato. Il "Merita di morire" da lui pronunciato non è detto con piacere, ma con risentimento. Così, forse davvero gli piacciono i draghi?
Squotendo la testa, aumentando ancora la velocità, fin quando non arrivo al punto da cui sono partita per andare a trovare i miei amici: lo riconosco subito, anche perchè è ghermito di una folla di curiosi Elfi del Girono che vogliono assistere all'esecuzione. Annunciandomi con un ruggito per fare un po' di spazio, tra la folla, atterro pesantemente vicino alla riva.
Non appena le mie zampe sfiorano il suolo, Selvaggia salta dalla mia groppa per dirigersi direttamente dal drago. Viene tuttaiva fermata da alcuni soldati, che le puntano contro le lance.
-Non puoi passare- intima uno di loro. -L'esecuzione deve ancora essere svolta-.
L'elfa è disperata: lo si vede quando, per un istante, volta la testa indietro. Ma poi, presa da una nuova disperazione, scansa via in malo modo uno dei soldati, per raggiungere il rettile sveglio ma intontito a terra. Non compie nemmeno due passi che Felix, così veloce da sembrare solo un guizzo di piume, la ferma prendendola per i polsi e trascinandola indietro.
Gli Elfi la guardano con odio, mentre si dimena tra le braccia del suo amato. -Non potete!- grida. -Non era in sè! Non era in sè!-
Uno dei soldati, gentilmente, la aiuta a farla tornare indietro con Felix, e lei non può fare altro che calmarsi ed osservare tremante la scena. Mi guarda con occhi imploranti, ed io guardo Squama, ben più saggio di me in queste questioni: lui squote la testa con aria rassegnata, così non posso far altro che limitarmi a stare tranquilla ed a guardare la scena anche io, un senso di impotenza che mi attanaglia le viscere.
Cinque soldati si avvicinano al rettile immenso, che non ha la forza nè la prontezza di fare nulla: contemporaneamente, gli elfi alati conficcano fulminei le proprie armi negli arti degli animali, trafiggendo zampe e coda per immobilizzarle al suolo. Il drago ruggisce di dolore, mentre il suo sangue spruzza da tutte le parti. Altri due Diurni coraggiosi gli si avvicinano e gli fanno passare una pesante catena al di sopra del collo, così che il povero essere è incapacitato a muovere pure quello. Il dolore lo acceca, e l'essere si dibatte ancora mentre la catena viene fissata ai due lati del corpo del drago, che adesso non può fare altro che strisciare i propri arti sul terreno, così che gli oggetti che lo immobilizzano penitrino ancora di più nella carne.
Gli Elfi guardano in silenzio, impassibili, mentre i Grifoni sibilano con frustrazione.
Un Elfo corazzato alza una mano, come a richiamare qualcuno: -Adesso, vieni qui, Marok: tu simboleggi tutte le perdite che questo essere ha inflitto alla nostra razza. E' giunto il momento di riscattare la tua vendetta-.
Dalla folla l'Elfo si avvicina lentamente verso un elfo che gli porge una spada, lo sguardo spento e le ali flosciamente ripiegate: il cambiamento nello spirito è evidente quanto lo sarebbe una cicatrice in volto. Alzando la testa, l'Elfo prende la spada, per poi lanciarla, facendola conficcare in un albero sopra il drago con un movimento secco accompagnato da un battito d'ali che lo fa salire in aria. Tutti gli elfi lo guardano, inorriditi ed atterriti. -Ammazzare quel drago non mi ridarà il mio Shine- risponde l'elfo con voce roca. -Basta abomini: mi rifiuto-. Così dicendo, vola via.
Vorrei seguirlo, ma so che sarebbe sbagliato: il mio posto è qui, adesso.
L'Elfo che ha pronunciato il piccolo discorso scrolla le spalle con aria comprensiva. -Molto bene. Vorrà dire che sarò io stesso ad inferire il colpo-.
Così, prendendo una spada che gli è stata porta da un soldato, si avvicina alla testa del drago. Il rettile spalanca gli occhi, così che anche io li posso vedere bene per la prima volta: ha delle iridi bellissime, di un colore quasi madreperlato, non più sporcate da patine di incantesimi. Riesce ad aprire appene la bocca, mentre il panico si disegna in quei laghetti perlacei, rovinandoli. -No...Per favore...Vi prego...NO!-
Quell'ultima negazione, potente come un ruggito, rieccheggia nell'aria densa di panico, prima che la spada dell'Elfo affondi nella gola dell'essere, tagliandoli la vena della vita. Poi, l'elfo si volta, parlando: -E' finito: il nemico è morente a terra. La vendetta è stata attuata. Adesso andiamo, fratelli: c'è una città da ricorstuire...E cadaveri da cremare-. Così, si alza in volo, seguito dal resto della folla con una velocità incredibilie, in un turbinio di piume multicolore.
Rimaniamo solo io, Squama, Selvaggia, Felix e Cripto. L'Elfo del Giorno lascia andare lentamente la Notturna, che si precipita dal drago, carezzandone le squame intrise di sangue.
Il maestoso essere respira a fatica, ed ad ogni rantolo il sangue esce dal suo collo come una fontana nauseabonda, mischiandosi alle lacrime dell'Elfa. Mi avvicino anche io, soffrendo per il suo dolore, guardando Squama con occhi pietosi: anche lui è distrutto, gli fa male non aver potuto fare nulla.
Il drago viola tossisce sputacchiando, per poi parlare con voce smorta: -E' il mio destino...Dopo tutto quello che ho fatto. Ma almeno...Almeno posso dire di aver combattuto contro la Discepola...Colei che porterà a termine il massacro che stà avvenendo.- Gli manca la voce, deglutisce tentando di tirar su la testa. -Comunque...Sappiate a cosa state andando incontro: quell'essere...Quel demone tiranno degli...umani...Non può essere normale. E' troppo...Troppo potente. Io...Non vorrei essere in voi; sono contento di morire ora. E' troppo...Troppo potente...- ripete di nuovo, mentre ci guarda senza vederci. E' a questo punto che Squama, con un ruggito rabbioso che fa allontanare Selvaggia dal corpo del drago viola, con fulmineo ed implacabile movimento di collo affonda i denti nel punto in cui la spada ha trapassato il collo, allargando il buco fin quando il drago non spira malamente. Lo guardo inorridita mentre si lecca il suo sangue per ripulirsi la faccia. -Non era più in sè; stava delirando. Molto meglio farlo finire così- spiega; ma si capisce che, in fondo, sa che probabilmente quell'essere ha ragione.
Così, mesti e pesti, decidiamo di tornare nella Capitale, per riuscire a guarire da ogni tipo di ferite: corporee, psicologiche...Dopo tutto, non c'è differenza di dolore.
La prima cosa che noto è il silenzio: apparte la cascata scrosciante, tutto tace, come fosse avvolto da un velo di impalpabile silenzio...Forse è il peso della battaglia, l'ultimo muto canto d'addio ai morti.
Per seconda cosa, mi giungono molti odori mischiati: fumo, metallo, sangue... Come ultimo particolare, ciliegina di quella torta avvelenata che è la battaglia, vedo tutto con i miei occhi: accanto alla placida riva del fiume nascente dalla cascata vi è un pantano di forme contorte avvolte nel fango, così mischiate tra loro da sembrare quasi una cosa omogenea. E' una vista di tale desolazione e freddezza da spezzare il cuore anche a persone più forti di me...
Veloce, atterro il più possibile vicina al cumolo di sopravvissuti, moribondi e cadaveri: occhi vitrei, arti sporchi o rossi e lamenti uniti ai rantoli sono la cosa che rimane più impressa nella mia mente.
Da una parte, c'è un Narug senza una zampa e con il ventre squarciato: è a terra, ma tutto tremante continua a provare ad alzarsi, in forma di un mite cavallino bianco. Quella incertezza, che fino a poco tempo prima avrei collegato ad un puledrino appena nato che prova ad alzarsi, adesso mi fa solo un'immensa pena. Così, come una mamma dovrebbe aiutare il proprio cucciolo ad alzarsi per donargli la vita, io con una zampata ben assestata decido di donare alla morte di quell'essere: dopo una tale agonia, tanto vale morire...
Voltando la testa, noto degli Elfi a cavallo di grifoni che mi si avvicinano lentamente: sono affranti quanto me, evidentemente non abituati a tutto quello scempio, mentre le loro cavalcature, pur essendo ferite e sfinite, si guardano soddisfatte intorno. Non capisco se sono contente di essere sopravvissute o contente di quello scempio: differenza importante, differenza tra appagamento e sadismo.
-Tutto bene, dragonessa?- Mi dice uno degli Elfi. -Abbattuto il nemico?-
-No- rispondo. -L'umano è morto, il drago impossibilitato a muoversi. E' finita, vero?-
Il Diurno annuisce stancamente. -Sì. Ci sono state un numero relativamente alto di perdite, ma grazie a voi due draghi è andata meglio di quanto potessimo sperare. Il nemico è stato abbattuto-. La notizia mi procura una gioia amara: la mia fazione ha vinto, ma dopotutto non sono una dragonessa vera, io, ma un'umana...
D'un tratto, come se mi fossi risvegliata da un sonno d'egoismo, mi ricordo dei miei amici. -Come stà Felix? E Selvaggia? E Squama? Sono sopravvissuti, vero?-
Uno scintillio di vitalità balena per un attimo negli occhi del soldato. -Sì. Gli umani che sono passati direttamente alla città erano di meno rispetto a qui. Hanno spedito i tuoi amici a questo lato della battaglia: sono tutti sopravvissuti, niente ferite gravi. Quel drago ha una vitalità incredibile...-
Orgogliosa e più tranquilla, arrischio a fare un'altra domanda. -E...Marok, è sopravvissuto?-
La faccia dell'Elfo si fa più seria. -Lui sì. Ma...Shine non ce l'ha fatta. E' stato colpito da una palla di fuoco del drago avversario...Fortuna che in quel momento erano separati...-
Un tuffo al cuore, mentre ricordo la tranquilla immaginetta dell'elfo seduto accanto al grifone. Immagino il dolore...Posso solo immaginarlo. Nient'altro.
L'elfo sospira. -Adesso dobbiamo occuparci del drago. Dove hai detto che è?- dice, con aria neutra che non mi lascia capire la sorte della malcapitata creatura.
-E' un po' più avanti, in una radura sulla destra...La si riconosce anche dal fiume perché è circondata da alberi caduti.
Senza fare domande, l'elfo annuisce. -Molto bene. Per tua informazione, Selvaggia, Felix ed il drago sono da quella parte- dice, indicando con la testa l'altro lato della cascata. Senza spettare altro e appena borbottando un ringraziamento, spicco il volo dirigendomi verso il luogo che mi ha indicato l'elfo.
Stanno bene, meglio di quanto potessi sperare: certo, molte delle ferite di Squama si sono riaperte, mentre Felix ha un brutto sfregio su un'ala. Cripto si lecca una zampa, mentre Selvaggia zoppica leggermente mentre mi raggiunge sulla sponda del fiume, gli occhi scintillanti. E' vestita da battaglia, con un'armatura maschile con su inciso un leone ed un'aquila sul petto che non le dona affatto. -Stella! Stella!- grida, gli occhi colmi di lacrime che vengono prontamente ricacciate indietro. Atterro leggera, avvicinandomi a loro mentre respiro affannosa. Mi accorgo improvvisamente, quasi tutti gli eventi me l'avessero fatto dimenticare, che la ferita sul collo si è riaperta e sanguina dolorosamente. Ignorandola, mi dirigo verso i miei amici.
-Vi vedo apposto...Più o meno- dico sollevata, abbassando la testa per poter guardare negli occhi Selvaggia. -Era un drago enorme...L'ho visto! Sicuramente un avversario formidabile!...-
-Enorme...Tsk...Era di stazza normale...Però sicuramente era stato ben addestrato: un osso duro perfino per la nostra Discepola-. Squama si avvicina a me incespicando. Lo guardo sbuffando una nuvoletta di fumo. -Potresti almeno fingere di essere felice che io me la sia cavata- dico ironica. Lui mi guarda glaciale, per poi scimmiottare le mie parole parlando in falsetto: -Oh! Come sono felice, felice, felice!- esclama, mandandomi in bestia. Tuttavia, mi calmo quando Felix si avvicina. -Basta con le ciance. Allora, come hai fatto a sconfiggere il famigerato bestione?- chiede distaccato. Dal tono di voce, sembra quasi che sia stata Selvaggia a convincerlo a porre la domanda. Effettivamente, l'Elfa lo fulmina con lo sguardo.
Non ho voglia di divulgarmi troppo nelle spiegazioni, così, dico solo: -Ho utilizzato il potere insegnatomi da Bijuck per creare un tornado e liberarlo dal collare. L'umano era già morto prima, caduto nel lago. Ho lasciato il drago privo di sensi e sono volata direttamente qui...-
Il silenzio glaciale che accoglie questa mia ultima affermazione mi lascia interdetta. -Che succede?- chiedo titubante.
Selvaggia, occhi sgranati, si riprende balzandomi direttamente in groppa. -Ma che?!...-
-Portaci da lui! Ti prego, Stella, corri!-
Il tono di voce critico mi comunica che la situazione è seria per l'Elfa, anche se non ne capisco il motivo.
Felix guarda la giovane dai capelli neri: -E' inutile, Selvaggia. E' troppo tardi ormai-. Il suo tono di voce è un po' rassegnato, un po' orgoglioso.
E' forse questo tono che mi convince più di tutto: con un balzo, spicco il volo seguita da Squama e da Cripto con in dorso un annoiato Felix.
Selvaggia ha gli occhi sgranati, e continua a darmi piccoli calcetti con i talloni: -Più svelta, più svelta! Potremmo arrivare in tempo...-
Pur sapendo che la situazione è critica, non posso fare a meno di porre la domanda: -Ma che stà succedendo?!- sbuffo irritata, infastidita per l'ennesima volta della mia ignoranza riguardo alle usanze di quel mondo.
Mi risponde Felix, affiancandomisi accanto con Cripto: -Riguarda il drago che hai lasciato svenuto. Fosse morto in battaglia, Selvaggia non si sarebbe agitata tanto. Ma dato che è vivo...I generali degli Elfi del Giorno, non avranno pietà. Ha ucciso Shine con le sue palle di fuoco, e non solo lui: verrà giustiziato non appena i generali saranno d'accordo nel verdetto riguardante la vita della creatura...E quindi, subito. Perché ha infranto un patto antico quanto quello che non abbiamo stipulato con i grifoni: ha ucciso uno dei nostri animali simbolo, oltre che ha qualche Elfo. Merita di morire per questo-.
Il discorso mi colpisce per vari fattori: anzitutto, avevo dato per scontato che il drago sarebbe stato risparmiato, dato che non era in sè; magari, ci avrebbe potuto accompagnare nel nostro viaggio...
E poi... E' il tono di voce di Felix: orgoglioso, seppur denso di rammarico. Capisco che da una parte è fiero delle usanze della sua razza, mentre dall'altra ne è disgustato. Il "Merita di morire" da lui pronunciato non è detto con piacere, ma con risentimento. Così, forse davvero gli piacciono i draghi?
Squotendo la testa, aumentando ancora la velocità, fin quando non arrivo al punto da cui sono partita per andare a trovare i miei amici: lo riconosco subito, anche perchè è ghermito di una folla di curiosi Elfi del Girono che vogliono assistere all'esecuzione. Annunciandomi con un ruggito per fare un po' di spazio, tra la folla, atterro pesantemente vicino alla riva.
Non appena le mie zampe sfiorano il suolo, Selvaggia salta dalla mia groppa per dirigersi direttamente dal drago. Viene tuttaiva fermata da alcuni soldati, che le puntano contro le lance.
-Non puoi passare- intima uno di loro. -L'esecuzione deve ancora essere svolta-.
L'elfa è disperata: lo si vede quando, per un istante, volta la testa indietro. Ma poi, presa da una nuova disperazione, scansa via in malo modo uno dei soldati, per raggiungere il rettile sveglio ma intontito a terra. Non compie nemmeno due passi che Felix, così veloce da sembrare solo un guizzo di piume, la ferma prendendola per i polsi e trascinandola indietro.
Gli Elfi la guardano con odio, mentre si dimena tra le braccia del suo amato. -Non potete!- grida. -Non era in sè! Non era in sè!-
Uno dei soldati, gentilmente, la aiuta a farla tornare indietro con Felix, e lei non può fare altro che calmarsi ed osservare tremante la scena. Mi guarda con occhi imploranti, ed io guardo Squama, ben più saggio di me in queste questioni: lui squote la testa con aria rassegnata, così non posso far altro che limitarmi a stare tranquilla ed a guardare la scena anche io, un senso di impotenza che mi attanaglia le viscere.
Cinque soldati si avvicinano al rettile immenso, che non ha la forza nè la prontezza di fare nulla: contemporaneamente, gli elfi alati conficcano fulminei le proprie armi negli arti degli animali, trafiggendo zampe e coda per immobilizzarle al suolo. Il drago ruggisce di dolore, mentre il suo sangue spruzza da tutte le parti. Altri due Diurni coraggiosi gli si avvicinano e gli fanno passare una pesante catena al di sopra del collo, così che il povero essere è incapacitato a muovere pure quello. Il dolore lo acceca, e l'essere si dibatte ancora mentre la catena viene fissata ai due lati del corpo del drago, che adesso non può fare altro che strisciare i propri arti sul terreno, così che gli oggetti che lo immobilizzano penitrino ancora di più nella carne.
Gli Elfi guardano in silenzio, impassibili, mentre i Grifoni sibilano con frustrazione.
Un Elfo corazzato alza una mano, come a richiamare qualcuno: -Adesso, vieni qui, Marok: tu simboleggi tutte le perdite che questo essere ha inflitto alla nostra razza. E' giunto il momento di riscattare la tua vendetta-.
Dalla folla l'Elfo si avvicina lentamente verso un elfo che gli porge una spada, lo sguardo spento e le ali flosciamente ripiegate: il cambiamento nello spirito è evidente quanto lo sarebbe una cicatrice in volto. Alzando la testa, l'Elfo prende la spada, per poi lanciarla, facendola conficcare in un albero sopra il drago con un movimento secco accompagnato da un battito d'ali che lo fa salire in aria. Tutti gli elfi lo guardano, inorriditi ed atterriti. -Ammazzare quel drago non mi ridarà il mio Shine- risponde l'elfo con voce roca. -Basta abomini: mi rifiuto-. Così dicendo, vola via.
Vorrei seguirlo, ma so che sarebbe sbagliato: il mio posto è qui, adesso.
L'Elfo che ha pronunciato il piccolo discorso scrolla le spalle con aria comprensiva. -Molto bene. Vorrà dire che sarò io stesso ad inferire il colpo-.
Così, prendendo una spada che gli è stata porta da un soldato, si avvicina alla testa del drago. Il rettile spalanca gli occhi, così che anche io li posso vedere bene per la prima volta: ha delle iridi bellissime, di un colore quasi madreperlato, non più sporcate da patine di incantesimi. Riesce ad aprire appene la bocca, mentre il panico si disegna in quei laghetti perlacei, rovinandoli. -No...Per favore...Vi prego...NO!-
Quell'ultima negazione, potente come un ruggito, rieccheggia nell'aria densa di panico, prima che la spada dell'Elfo affondi nella gola dell'essere, tagliandoli la vena della vita. Poi, l'elfo si volta, parlando: -E' finito: il nemico è morente a terra. La vendetta è stata attuata. Adesso andiamo, fratelli: c'è una città da ricorstuire...E cadaveri da cremare-. Così, si alza in volo, seguito dal resto della folla con una velocità incredibilie, in un turbinio di piume multicolore.
Rimaniamo solo io, Squama, Selvaggia, Felix e Cripto. L'Elfo del Giorno lascia andare lentamente la Notturna, che si precipita dal drago, carezzandone le squame intrise di sangue.
Il maestoso essere respira a fatica, ed ad ogni rantolo il sangue esce dal suo collo come una fontana nauseabonda, mischiandosi alle lacrime dell'Elfa. Mi avvicino anche io, soffrendo per il suo dolore, guardando Squama con occhi pietosi: anche lui è distrutto, gli fa male non aver potuto fare nulla.
Il drago viola tossisce sputacchiando, per poi parlare con voce smorta: -E' il mio destino...Dopo tutto quello che ho fatto. Ma almeno...Almeno posso dire di aver combattuto contro la Discepola...Colei che porterà a termine il massacro che stà avvenendo.- Gli manca la voce, deglutisce tentando di tirar su la testa. -Comunque...Sappiate a cosa state andando incontro: quell'essere...Quel demone tiranno degli...umani...Non può essere normale. E' troppo...Troppo potente. Io...Non vorrei essere in voi; sono contento di morire ora. E' troppo...Troppo potente...- ripete di nuovo, mentre ci guarda senza vederci. E' a questo punto che Squama, con un ruggito rabbioso che fa allontanare Selvaggia dal corpo del drago viola, con fulmineo ed implacabile movimento di collo affonda i denti nel punto in cui la spada ha trapassato il collo, allargando il buco fin quando il drago non spira malamente. Lo guardo inorridita mentre si lecca il suo sangue per ripulirsi la faccia. -Non era più in sè; stava delirando. Molto meglio farlo finire così- spiega; ma si capisce che, in fondo, sa che probabilmente quell'essere ha ragione.
Così, mesti e pesti, decidiamo di tornare nella Capitale, per riuscire a guarire da ogni tipo di ferite: corporee, psicologiche...Dopo tutto, non c'è differenza di dolore.
Monday, March 10, 2008
Il potere dell'Aria.
Capisco da subito che uno scontro diretto non è la migliore delle ipotesi nelle mie condizioni già dal primo impatto con le sue squame, quando provo ad attaccarlo: è netta la differenza tra le nostre forze, come anche l'abilità nel combattere. Presto, la mia voglia di lotta viene sedata dalla fredda logica che non mi dà speranza... Il che è un male, perché ormai ci sono dentro fino al collo.
Appena dopo il ruggito intimidatorio sono io a fare la prima mossa, sfrecciando veloce verso il mio avversario e provando a colpirlo al collo, sfruttando il tramuma dell'impatto dei nostri due corpi. Tuttavia, non essendo esperta di riflessi draconici, mi accorgo in fretta ma troppo tardi che il fragoroso colpo inferto dalla mia massa corporea sulle sue squame non ha alcun effeto: di conseguenza, mi trovo quasi subito nelle grinfie dei miei due nemici.
Fulmineo, il drago viola mi colpisce direttamente sul collo: ho la sensazione orrenda dei denti che trapassano le squame con difficolta, ma che riescono infine ad arrivare alla carne, stringendo sempre di più... Il primo intontimento è sconfitto dal dolore, che mi impone di agire: così, torcendo dolorosamente il collo, provo a colpire il mio avversario proprio all'attaccatura sulle spalle; i miei denti riescono a penetrare appena nella carne del nemico, quando sento qualcosa incidere le squame del collo, in un altro punto rispetto al morso del drago: è la spada del cavaliere, che pur non essendo utile come le zanne della sua creatura, riescono a farmi distrarre abbastanza da permettere al drago di farmi perdere la presa dei denti: con una torsione del collo, me lo ritrovo proprio davanti alla faccia, un'espressione di odio profondo sotto le cateratte degli occhi. Ma è un attimo: facendo leva sul suo stesso corpo, riesco a scalciarlo via, trovando un po' di distanza e riposo. Sono spossata, e la ferita mi fa male: probabilmente è il risultato della perdita di sangue.
Il mio attimo di tregua non dura quanto spero: dato che la distanza che ci separa non può nuocere nè al suo cavaliere nè a sè stesso, il drago ricomincia a scagliare delle lingue di fuoco: riesco a schivarle con un rapido colpo d'ali, portandomi alla loro sinistra, ma le fiamme raggiungono la battaglia che si stà svolgendo sotto di noi. Sussulto nel sentire gli sridii dei Grifoni e dei Narug, ma non ho il tempo di dispiacermi abbastanza che altre fiamme mi raggiungono: data la mia stupida distrazione, una sfera di fuoco delle dimensioni di una palla da basket mi colpisce in pieno petto con la potenza di uno schiocco di frusta.
L'impatto mi mozza per un momento il fiato, facendomi arretrare fin quasi a sfiorare le punte degli alberi...Ma è decisamente meno forte di quel che mi aspettavo, per fortuna. Ringraziando mentalmente le resistenti squame bianche che ricoprono tutto il mio corpo, schivo altre palle di fuoco con tutta la destrezza di cui sono capace, volando in circolo attorno all'infaticabile drago viola. Il cavaliere, sopra di lui, guarda la scena impassibile, stringendo la spada con le mani dai guanti di ferro. Quando sento altre strilla provenire dalla battaglia, decido una volta per tutte di allontanarmi. Così, per innervosire il mio avversario, sfreccio verso di lui per poi virare bruscamente verso la direzione del fiume sotto la cascata, dopo aver schioccato le fauci ad un palmo dal suo naso. Presto, mi accorgo che lo strataggemma ha funzionato: un infuriato ruggito giunge alle mie spalle, unito ad un potente battito d'ali. Così, perdo quota virando per mettermi proprio sopra il fiume, sfrecciando veloce su di esso, diretta in un luogo che per ora mi è ignoto dove continuare il combattimento. Presto, del calore insopportabile mi fa capire di quanto la mia idea di volare sul fiume sia stata sciocca: lì sotto, sono un bersaglio ideale per le sfere di fuoco del drago viola, ed ho inoltre poca possibilità di manovra. Imprecando tra i denti, provo ad aumentare ancora la velocità del volo, zigzagando per quanto mi è possibile per evitare gli attacchi del drago.
L'inseguimento dura per poco, molto poco: con mira infallibile, proprio quando mi trovo al centro del fiume, il drago mi colpisce con una palla di fuoco proprio in mezzo alle scapole. Il colpo, che anche di per sè è doloroso come una scarica di elettricità, mi spinge con violenza verso l'acqua. Tento di resistere, ma la spinta è troppo colma di fulminea potenza: le punte delle ali toccano la superficie del fiume, poi tutte le zampe, poi il corpo. Non ho neanche il tempo d'accorgermene che sprofondo sott'acqua... E la pace si diffonde nel mio spirito. Anche se il sangue ricomincia a fluire dalla ferita al collo, le scottature migliorano grazie al tocco magico del liquido freddo: in un istante, mi sento già meglio, più tranquilla e meno affannata... Dopotutto, la sfera di fuoco non ha portato del male.
Agile, nuoto più in profondità, sentendomi protetta più del dovuto, ma decisa a far durare quell'illusione. La superficie và a diventare sempre più distante, l'acqua si fà più fredda...
Del trambusto sopra la mia testa mi fa riscuotere: alzo la testa e vedo alcune sfere rossastre che spuntano dalla superficie e spariscono mentre affondano a qualche metro da me. L'effetto ha un che di comico, come una specie di ebollizione al contrario...Anche se crudele come una pioggia di meteore: evidentemente, il drago ha deciso di non lasciarmi andare tanto facilmente. Comunque, le sfere sono lente nella loro discesa, quindi anche se riuscissero ad arrivare da me riuscirei a schivarle con largo anticipo.
Dopo poco, e le sfere divengono più potenti e veloci, anche se non abbastanza da darmi problemi; questo perché il drago viola s'è avvicinato alla superficie per guardare nell'acqua e trovarmi: lo capisco dal suo riflesso scuro sul manto bluastro e brillante sopra la mia testa.
E' vicino... Molto vicino. Ed anche nervoso: lo si vede da una parte della sua ombra in continuo movimento, probabilmente la coda.
Presto, l'ombra si sposta, segno che il drago si stà allontanando: sembra ancora più infuriato, dato che la coda adesso, nel muoversi, sfiora la superficie dell'acqua così che perfino io riesco a scorgerla...Un momento, e l'idea mi balena in mente: silenziosa, mi avvicino all'ombra da dietro, come una predratrice quale sono, seguendo quel movimento con calma ereditata dalla mia nuova razza...E poi, fulminea, faccio scattare la testa, intrappolando la coda del mio avversario, per poi cominciare a trascinarlo giù con tutta la forza che posseggo, compiendo un avvitamento su me stessa per riprendere la direzione.
Dalla mia ho però solo l'effetto sorpresa, mentre il mio avversario è più forte di me. Dopo qualche istante di sorpresa, il drago viola, trascinato in acqua fino all'altezza delle ali, comincia a dibattersi per riuscire a tornare in superficie. Le sue ali nell'acqua creano delle piccole correnti che mi mettono abbastanza in difficoltà...Senza contare i poderosi calci che la creatura tenta di mandare a segno sul mio corpo. Chiudendo gli occhi, continuo a nuotare, mettendo più forza in ogni zampata ed ogni colpo d'ala.
Tuttavia, la mia forza non è affatto sufficiente. E poi, se non riesco nell'intento, dovrò combattere ancora con il drago...Riapro gli occhi, pronta a mollare la presa.
Un movimento alla mia destra mi fa girare il capo un attimo, mentre il mio corpo continua ancora a resistere insintivamente alla forza del rettile nemico: quel che ha attirato la mia attenzione è un qualcosa che affonda a grande velocità... Ci metto un secondo a capire: è l'umano. L'umano che governava il drago è stato sbalzato dai movimenti di quest'ultimo! Probabilmente, neanche il drago stesso se n'è accorto. Comunque, ormai è troppo tardi per salvarlo: perché, appena hanno visto il corpo dell'uomo sprofondare, una miriade di pesci si è fiondata su di lui, come squali su un pezzo di carne. Presto, vedo brandelli rosei o metallici affondare, mentre l'acqua si riempie di sangue... Inorridita, lascio andare la coda sanguinante del mio avversario, uscendo fuori dall'acqua con lui.
Il drago viola sembra confuso, e vacilla. I suoi occhi sembrano meno vaqui...Che l'incantesimo si sia rotto con la morte dell'umano?
Il suo respiro è affannoso quanto il mio, forse di più. Non sapendo la dinamica dell'incantesimo che lo rendeva schiavo, non so cosa può essergli accaduto con la morte del suo cavaliere. Anche per lui giungerà la morte? Oppure sono riuscita a liberarlo?
-Ehi...- esclamo prudente rivolta a lui. Nessuna risposta. Il drago potrebbe sembrare morto, se non fossse per il ritmico battito delle sue ali.
Ad un tratto, il collare che ha al collo sembra emettere qualche bagliore. Lo guardo incuriosita: forse davvero il fulcro dell'incantesimo si è rotto...
In quell'istante, il drago riapre gli occhi: nulla sembra cambiato nel suo sguardo: stessa patina, stessa furia bestiale... Nessuna differenza in lui, apparte la sella di cuoio vuota.
Il drago ruggisce implacabile, fiondandosi addosso a me. Riesco a schivare istintivamente, per poi cominciare a volare via, allontanandomi da lui. Il vento sfreccia sul mio corpo, mentre il maestoso essere ricomincia a seguirmi, eruttando palle di fuoco di tanto in tanto... Le sue energie si sono affievolite. Come le mie, del resto. Continua ad essere uno scontro impari.
Prendo quota, sfruttando una corrente favorevole, percollendola quanto mi è possibile, sbucando tra una nuvola e l'altra nel tentativo di confondere l'avversario...
Si dice che, nei momenti di maggiore difficoltà, le persone rivivano dei ricordi che non c'entrano nulla con quello che stanno vivendo al momento...Ma che alle volte aiutano. Questo accade anche a me, mentre schivo una palla di fuoco dietro l'altra, il ruggito nemico nelle orecchie: mi torna in mente la voce rassicurante della Custode dell'Aria. Dei suoi addestramenti. E della prima volta che ho ascoltato il Canto del Vento.
Certo, la mia situazione è molto più drammatica, ma dopotutto ascoltare il vento potrebbe aiutarmi a trovare un modo per sconfiggere il mio avversario... Rilassai la mente, concentrandomi sulla sensibilità del corpo, senza però perdere d'occhio ciò che stavo facendo. Il vento che mi scorreva sulle ali era particolarmente freddo, e non del tutto sconosciuto. Lo sentivo dentro: il Ghiacciaio mi ha mandato una corrente favorevole, ovvero quella che stò percorrendo. Eppure... Di colpo la corrente cambia del tutto, così da ritrovarmi con il vento nella direzione sbagliata...Verso il drago. E' un modo gentile per dirmi che sono una codarda da fuggire così? Sospirando, mi volto, guardando in faccia il nemico in avvicinamento. Strano, ma sembra quasi che la corrente del Ghiacciaio stia scomparendo. Eppure, pur non muovendo le ali, mi sento come sorretta a mezz'aria, come se delle funi invisibili mi stessero sorreggendo...Infine, capisco dov'è finito il vento: le ali. Tutta l'energia del Ghiacciaio è affluita nelle mie ali. In quel momento, capisco ciò che devo fare: come Bijuk-Kan aveva utilizzato a suo tempo il corpo per generare il tornado... Con una nuova grinta ed una nuova forza, comincio a sbattere le ali con violenza, verso il mio avversario sempre più vicino. Ad ogni colpo, l'energia del vento sparisce dal mio corpo, andandosi a plasmare davanti a me, in un circolo sempre più violento, che diviene quasi visibile...Stò plasmando un tornado!
A poco a poco, il piccolo vortice diviene sempre più nitido e potente, di una strana colorazione grigio-blu. Diventa sempre più grande, fino a superarmi in altezza di uno, due, tre centimetri che a poco a poco diventano metri: la dimostrazione concreta della forza selvaggia del freddo vento.
Ovviamente, il drago si è accorto di lui: ma pur tentando di scappare, il risucchio è talmente forte da impedirne la fuga. Solo io sembro essere lasciata al di fuori della grandissima forza che viene dalle mie ali: forse perché l'ho creato io. Forse perché è la dimostrazione del vincolo che ho stretto con questo vento, quel giorno nel deserto di nuvole...
Quando mi sento pronta, con un ultimo colpo d'ali che recide il vincolo d'energia tra me ed il tornado, dò la direzione a quest'ultimo, che veloce ed inesorabile s'infrange con un boato contro il drago viola. Riesco ad udire appena i suoi ruggiti, dato il potente e contiunuo ululato della forza che ho creato.
Il tornado và diminuendo di volume velocemente. Dopo soli dieci secondi, è dimezzato di volume. Eppure pare essere stato efficace: dopo che l'uragano si è dissolto, rimane solo il drago, svenuto, che cade a peso morto andandosi a schiantare sulla foresta poco distante. Lo inseguo, l'adrenalina unita alla stanchezza che mi rendono confusa, atterrando accanto a lui. Respira ancora, anche se male. E pare che almeno un'ala sia rotta...In compenso, la pietra del suo collare si è rotta. Non so cosa vuol dire, ma mi pare un buon segno... Mi avvicino all'essere privo di sensi e, con un morso ben assestato, strappo via il collare, lasciandolo accanto all'essere dormiente. Adesso pare più tranquillo, quasi innoquo...Dopo un attimo di esitazione, lo lascio lì a dormire per dirigermi verso la Cascata di Menikin, per vedere in che situazione si trovano i miei amici.
Segni della mia lotta con il drago quasi non ce ne sono: sott'acqua, un'armatura con qualche osso. Nella foresta, un drago viola dormiente con il collare. E, come se ci fosse stata una normale tempesta, qualche albero bruciacchiato o demolito dal tornado. Di certo ben poco, rispetto a quel che ho passato. Ma dopotutto, in proporzione, questo vale per tutte le guerre...
Appena dopo il ruggito intimidatorio sono io a fare la prima mossa, sfrecciando veloce verso il mio avversario e provando a colpirlo al collo, sfruttando il tramuma dell'impatto dei nostri due corpi. Tuttavia, non essendo esperta di riflessi draconici, mi accorgo in fretta ma troppo tardi che il fragoroso colpo inferto dalla mia massa corporea sulle sue squame non ha alcun effeto: di conseguenza, mi trovo quasi subito nelle grinfie dei miei due nemici.
Fulmineo, il drago viola mi colpisce direttamente sul collo: ho la sensazione orrenda dei denti che trapassano le squame con difficolta, ma che riescono infine ad arrivare alla carne, stringendo sempre di più... Il primo intontimento è sconfitto dal dolore, che mi impone di agire: così, torcendo dolorosamente il collo, provo a colpire il mio avversario proprio all'attaccatura sulle spalle; i miei denti riescono a penetrare appena nella carne del nemico, quando sento qualcosa incidere le squame del collo, in un altro punto rispetto al morso del drago: è la spada del cavaliere, che pur non essendo utile come le zanne della sua creatura, riescono a farmi distrarre abbastanza da permettere al drago di farmi perdere la presa dei denti: con una torsione del collo, me lo ritrovo proprio davanti alla faccia, un'espressione di odio profondo sotto le cateratte degli occhi. Ma è un attimo: facendo leva sul suo stesso corpo, riesco a scalciarlo via, trovando un po' di distanza e riposo. Sono spossata, e la ferita mi fa male: probabilmente è il risultato della perdita di sangue.
Il mio attimo di tregua non dura quanto spero: dato che la distanza che ci separa non può nuocere nè al suo cavaliere nè a sè stesso, il drago ricomincia a scagliare delle lingue di fuoco: riesco a schivarle con un rapido colpo d'ali, portandomi alla loro sinistra, ma le fiamme raggiungono la battaglia che si stà svolgendo sotto di noi. Sussulto nel sentire gli sridii dei Grifoni e dei Narug, ma non ho il tempo di dispiacermi abbastanza che altre fiamme mi raggiungono: data la mia stupida distrazione, una sfera di fuoco delle dimensioni di una palla da basket mi colpisce in pieno petto con la potenza di uno schiocco di frusta.
L'impatto mi mozza per un momento il fiato, facendomi arretrare fin quasi a sfiorare le punte degli alberi...Ma è decisamente meno forte di quel che mi aspettavo, per fortuna. Ringraziando mentalmente le resistenti squame bianche che ricoprono tutto il mio corpo, schivo altre palle di fuoco con tutta la destrezza di cui sono capace, volando in circolo attorno all'infaticabile drago viola. Il cavaliere, sopra di lui, guarda la scena impassibile, stringendo la spada con le mani dai guanti di ferro. Quando sento altre strilla provenire dalla battaglia, decido una volta per tutte di allontanarmi. Così, per innervosire il mio avversario, sfreccio verso di lui per poi virare bruscamente verso la direzione del fiume sotto la cascata, dopo aver schioccato le fauci ad un palmo dal suo naso. Presto, mi accorgo che lo strataggemma ha funzionato: un infuriato ruggito giunge alle mie spalle, unito ad un potente battito d'ali. Così, perdo quota virando per mettermi proprio sopra il fiume, sfrecciando veloce su di esso, diretta in un luogo che per ora mi è ignoto dove continuare il combattimento. Presto, del calore insopportabile mi fa capire di quanto la mia idea di volare sul fiume sia stata sciocca: lì sotto, sono un bersaglio ideale per le sfere di fuoco del drago viola, ed ho inoltre poca possibilità di manovra. Imprecando tra i denti, provo ad aumentare ancora la velocità del volo, zigzagando per quanto mi è possibile per evitare gli attacchi del drago.
L'inseguimento dura per poco, molto poco: con mira infallibile, proprio quando mi trovo al centro del fiume, il drago mi colpisce con una palla di fuoco proprio in mezzo alle scapole. Il colpo, che anche di per sè è doloroso come una scarica di elettricità, mi spinge con violenza verso l'acqua. Tento di resistere, ma la spinta è troppo colma di fulminea potenza: le punte delle ali toccano la superficie del fiume, poi tutte le zampe, poi il corpo. Non ho neanche il tempo d'accorgermene che sprofondo sott'acqua... E la pace si diffonde nel mio spirito. Anche se il sangue ricomincia a fluire dalla ferita al collo, le scottature migliorano grazie al tocco magico del liquido freddo: in un istante, mi sento già meglio, più tranquilla e meno affannata... Dopotutto, la sfera di fuoco non ha portato del male.
Agile, nuoto più in profondità, sentendomi protetta più del dovuto, ma decisa a far durare quell'illusione. La superficie và a diventare sempre più distante, l'acqua si fà più fredda...
Del trambusto sopra la mia testa mi fa riscuotere: alzo la testa e vedo alcune sfere rossastre che spuntano dalla superficie e spariscono mentre affondano a qualche metro da me. L'effetto ha un che di comico, come una specie di ebollizione al contrario...Anche se crudele come una pioggia di meteore: evidentemente, il drago ha deciso di non lasciarmi andare tanto facilmente. Comunque, le sfere sono lente nella loro discesa, quindi anche se riuscissero ad arrivare da me riuscirei a schivarle con largo anticipo.
Dopo poco, e le sfere divengono più potenti e veloci, anche se non abbastanza da darmi problemi; questo perché il drago viola s'è avvicinato alla superficie per guardare nell'acqua e trovarmi: lo capisco dal suo riflesso scuro sul manto bluastro e brillante sopra la mia testa.
E' vicino... Molto vicino. Ed anche nervoso: lo si vede da una parte della sua ombra in continuo movimento, probabilmente la coda.
Presto, l'ombra si sposta, segno che il drago si stà allontanando: sembra ancora più infuriato, dato che la coda adesso, nel muoversi, sfiora la superficie dell'acqua così che perfino io riesco a scorgerla...Un momento, e l'idea mi balena in mente: silenziosa, mi avvicino all'ombra da dietro, come una predratrice quale sono, seguendo quel movimento con calma ereditata dalla mia nuova razza...E poi, fulminea, faccio scattare la testa, intrappolando la coda del mio avversario, per poi cominciare a trascinarlo giù con tutta la forza che posseggo, compiendo un avvitamento su me stessa per riprendere la direzione.
Dalla mia ho però solo l'effetto sorpresa, mentre il mio avversario è più forte di me. Dopo qualche istante di sorpresa, il drago viola, trascinato in acqua fino all'altezza delle ali, comincia a dibattersi per riuscire a tornare in superficie. Le sue ali nell'acqua creano delle piccole correnti che mi mettono abbastanza in difficoltà...Senza contare i poderosi calci che la creatura tenta di mandare a segno sul mio corpo. Chiudendo gli occhi, continuo a nuotare, mettendo più forza in ogni zampata ed ogni colpo d'ala.
Tuttavia, la mia forza non è affatto sufficiente. E poi, se non riesco nell'intento, dovrò combattere ancora con il drago...Riapro gli occhi, pronta a mollare la presa.
Un movimento alla mia destra mi fa girare il capo un attimo, mentre il mio corpo continua ancora a resistere insintivamente alla forza del rettile nemico: quel che ha attirato la mia attenzione è un qualcosa che affonda a grande velocità... Ci metto un secondo a capire: è l'umano. L'umano che governava il drago è stato sbalzato dai movimenti di quest'ultimo! Probabilmente, neanche il drago stesso se n'è accorto. Comunque, ormai è troppo tardi per salvarlo: perché, appena hanno visto il corpo dell'uomo sprofondare, una miriade di pesci si è fiondata su di lui, come squali su un pezzo di carne. Presto, vedo brandelli rosei o metallici affondare, mentre l'acqua si riempie di sangue... Inorridita, lascio andare la coda sanguinante del mio avversario, uscendo fuori dall'acqua con lui.
Il drago viola sembra confuso, e vacilla. I suoi occhi sembrano meno vaqui...Che l'incantesimo si sia rotto con la morte dell'umano?
Il suo respiro è affannoso quanto il mio, forse di più. Non sapendo la dinamica dell'incantesimo che lo rendeva schiavo, non so cosa può essergli accaduto con la morte del suo cavaliere. Anche per lui giungerà la morte? Oppure sono riuscita a liberarlo?
-Ehi...- esclamo prudente rivolta a lui. Nessuna risposta. Il drago potrebbe sembrare morto, se non fossse per il ritmico battito delle sue ali.
Ad un tratto, il collare che ha al collo sembra emettere qualche bagliore. Lo guardo incuriosita: forse davvero il fulcro dell'incantesimo si è rotto...
In quell'istante, il drago riapre gli occhi: nulla sembra cambiato nel suo sguardo: stessa patina, stessa furia bestiale... Nessuna differenza in lui, apparte la sella di cuoio vuota.
Il drago ruggisce implacabile, fiondandosi addosso a me. Riesco a schivare istintivamente, per poi cominciare a volare via, allontanandomi da lui. Il vento sfreccia sul mio corpo, mentre il maestoso essere ricomincia a seguirmi, eruttando palle di fuoco di tanto in tanto... Le sue energie si sono affievolite. Come le mie, del resto. Continua ad essere uno scontro impari.
Prendo quota, sfruttando una corrente favorevole, percollendola quanto mi è possibile, sbucando tra una nuvola e l'altra nel tentativo di confondere l'avversario...
Si dice che, nei momenti di maggiore difficoltà, le persone rivivano dei ricordi che non c'entrano nulla con quello che stanno vivendo al momento...Ma che alle volte aiutano. Questo accade anche a me, mentre schivo una palla di fuoco dietro l'altra, il ruggito nemico nelle orecchie: mi torna in mente la voce rassicurante della Custode dell'Aria. Dei suoi addestramenti. E della prima volta che ho ascoltato il Canto del Vento.
Certo, la mia situazione è molto più drammatica, ma dopotutto ascoltare il vento potrebbe aiutarmi a trovare un modo per sconfiggere il mio avversario... Rilassai la mente, concentrandomi sulla sensibilità del corpo, senza però perdere d'occhio ciò che stavo facendo. Il vento che mi scorreva sulle ali era particolarmente freddo, e non del tutto sconosciuto. Lo sentivo dentro: il Ghiacciaio mi ha mandato una corrente favorevole, ovvero quella che stò percorrendo. Eppure... Di colpo la corrente cambia del tutto, così da ritrovarmi con il vento nella direzione sbagliata...Verso il drago. E' un modo gentile per dirmi che sono una codarda da fuggire così? Sospirando, mi volto, guardando in faccia il nemico in avvicinamento. Strano, ma sembra quasi che la corrente del Ghiacciaio stia scomparendo. Eppure, pur non muovendo le ali, mi sento come sorretta a mezz'aria, come se delle funi invisibili mi stessero sorreggendo...Infine, capisco dov'è finito il vento: le ali. Tutta l'energia del Ghiacciaio è affluita nelle mie ali. In quel momento, capisco ciò che devo fare: come Bijuk-Kan aveva utilizzato a suo tempo il corpo per generare il tornado... Con una nuova grinta ed una nuova forza, comincio a sbattere le ali con violenza, verso il mio avversario sempre più vicino. Ad ogni colpo, l'energia del vento sparisce dal mio corpo, andandosi a plasmare davanti a me, in un circolo sempre più violento, che diviene quasi visibile...Stò plasmando un tornado!
A poco a poco, il piccolo vortice diviene sempre più nitido e potente, di una strana colorazione grigio-blu. Diventa sempre più grande, fino a superarmi in altezza di uno, due, tre centimetri che a poco a poco diventano metri: la dimostrazione concreta della forza selvaggia del freddo vento.
Ovviamente, il drago si è accorto di lui: ma pur tentando di scappare, il risucchio è talmente forte da impedirne la fuga. Solo io sembro essere lasciata al di fuori della grandissima forza che viene dalle mie ali: forse perché l'ho creato io. Forse perché è la dimostrazione del vincolo che ho stretto con questo vento, quel giorno nel deserto di nuvole...
Quando mi sento pronta, con un ultimo colpo d'ali che recide il vincolo d'energia tra me ed il tornado, dò la direzione a quest'ultimo, che veloce ed inesorabile s'infrange con un boato contro il drago viola. Riesco ad udire appena i suoi ruggiti, dato il potente e contiunuo ululato della forza che ho creato.
Il tornado và diminuendo di volume velocemente. Dopo soli dieci secondi, è dimezzato di volume. Eppure pare essere stato efficace: dopo che l'uragano si è dissolto, rimane solo il drago, svenuto, che cade a peso morto andandosi a schiantare sulla foresta poco distante. Lo inseguo, l'adrenalina unita alla stanchezza che mi rendono confusa, atterrando accanto a lui. Respira ancora, anche se male. E pare che almeno un'ala sia rotta...In compenso, la pietra del suo collare si è rotta. Non so cosa vuol dire, ma mi pare un buon segno... Mi avvicino all'essere privo di sensi e, con un morso ben assestato, strappo via il collare, lasciandolo accanto all'essere dormiente. Adesso pare più tranquillo, quasi innoquo...Dopo un attimo di esitazione, lo lascio lì a dormire per dirigermi verso la Cascata di Menikin, per vedere in che situazione si trovano i miei amici.
Segni della mia lotta con il drago quasi non ce ne sono: sott'acqua, un'armatura con qualche osso. Nella foresta, un drago viola dormiente con il collare. E, come se ci fosse stata una normale tempesta, qualche albero bruciacchiato o demolito dal tornado. Di certo ben poco, rispetto a quel che ho passato. Ma dopotutto, in proporzione, questo vale per tutte le guerre...
Thursday, February 21, 2008
L'Esordio
Volo veloce verso la mia posizione, riflettendo, mentre una morsa mi stringe le membra e che quasi non mi fà respirare.
Da umana, qualche volta avevo sognato di partecipare ad una grande battaglia Medioevale, di districarmi con destrezza tra spade e scudi, di schivare frecce... Ed ovviamente, in queste mie immaginazioni infantili riuscivo sempre a vincere i miei nemici... Ma nella realtà, nella nuova realtà a cui sono stata proiettata, la cosa mi appare ben diversa: anzitutto, non ho alcuna forma di protezione, come ad esempio un'armatura. Ed anche se le squame sono dure e resistenti, la sensazione di essere tremendamente vulnerabile rimane. Inoltre, durante questi miei scontri immaginari mi aspettavo di essere un'umana: ma in quel momento sono una dragonessa, e la cosa è ben diversa, anche perché è un drago che devo affrontare, non una persona qualsiasi...
Mi risquoto solo in prossimità della cascata, qundo vedo alcuni grifoni ed i loro cavalieri appollaiati quà e là sulle rocce che sporgono dall'imponente massa d'acqua in caduta libera. Per me non c'è uno spazio abbastanza grande, lì vincino a loro, così atterro su una sponda della cascata, il più vicino possibile agli Elfi...
Dopo un po', uno di loro s'avvicina in groppa al suo grifone. Riconosco subito l'animale, pur essendo agghingato a guerra con un armatura ramata simile a quella di Cripto: è la stessa creatura di quel soldato che ha avertito Felix del luogo in cui si trovava Asperon: Marok è il suo nome.
Il grifone atterra poco distante da me, guardandomi nei sottecchi con sguardo truce: non si fida, lo si capisce. E quando il Diurno si toglie l'elmo per potermi parlare meglio, noto lo stesso sguardo diffidente che lampeggia negli occhi del suo grifone.
Nessuno di noi due parla per un po'. Alla fine mi rasegno ad accettare la sua presenza, guardando sotto di me e cercando di non pensare alla lotta che stà per compiersi.
-Hai paura?-
La voce mi fa quasi sobbalzare: mi volto e vedo Marok che scende dalla groppa del suo grifone argenteo, sedendosi accanto al possente ventre di questo. L'animale finisce per sedersi dietro di lui, l'armatura scricchiolante, e l'elfo poggia il capo al fianco dell'animale.
Ha dei capelli molto lunghi e biondo-rossicci, in risalto sulla carnagione scura color del caramello. Gli occhi sono invece strani: di colorazione quasi argentea, sembrano quasi dello stesso colore delle piume delle ali del suo grifone... Mi soffermo un attimo a guardarli: non ne avevo mai visti di quel colore...
L'elfo sbuffa irritato: evidentemente gli dà fastidio la mia indagine. -Mi vuoi rispondere?- chiede burbero: ma non sembra un tono sincero, quasi la sua scontrosità non sia altro che un tono d'occasione, come le parole falsamente cordiali che si usano durante una serata d'occasione...
Sospirando, decido di rispondere la verità: anche se fingessi di non aver paura, non servirebbe a nulla dato il mio stato d'irrequietezza...-Sì- dico allora, secca, senza vergogna ma senza orgoglio.
Lui pare un po' sorpreso, ma annuisce.
-E tu?- chiedo
-Anche io- ammette lui senza vergogna.
-Non si nota- osservo.
-Non sono in grado di manifestare ciò che provo: mi hanno addestrato a questo...E la cosa ha i suoi svantaggi- spiega, quasi amareggiato: ormai il suo tono è mutato, non c'è più traccia dell'iniziale disprezzo e scortesia.
Cala il silenzio tra noi: entrambi siamo tipi di poche parole. Tuttavia, decido di fare qualche domanda, più per non ricadere in balia della tensione che per altro:
-Hai combattuto tante volte?-
-No. Il nostro popolo non ha avuto modo di combattere spesso...Anche se sei un drago, dovresti sapere queste cose-
L'affermazione mi mette ancora di più in agitazione: evidentemente farei meglio a tapparmi la bocca... Ma decido di continuare a parlare:
-Diciamo che non sono un drago del tutto normale-.
-Già. Sei la Discepola. M'è giunta voce...- comincia, facendo un segno vago della mano come per sminuire le voci: a lui le questioni draconiche non interessano molto, probabilmente...
Squoto la testa: -No. Non è solo quello-.
So di aver stuzzicato la sua curiosità: il suo sguardo impassibile è divenuto indagatore, mentre tenta di carpire segreti dal mio sguardo... Non si azzarda a fare domande dirette, anche se muore dalla voglia... Tanto peggio per lui: comunque, da me non saprà nulla.
-Sei nato qui?- chiedo alla fine, seccata quanto lo era lui mentre tentavo di dare un interpretazione ai suoi occhi.
L'elfo sorride, alzando solo un angolo della bocca. -Sì. Questo è il mio mondo da sempre... Ed è per questo che io e Shine siamo qui: per proteggere ciò che ci appartiene da coloro che non lo comprendono-. Conclude la frase indicando il Grifone dietro di lui, che pare annuire appena all'affermazione, distaccato seppur presente come ogni felino che si rispetti...
Abbasso appena il collo, stiracchiandolo involontariamente, per dichiararmi d'accordo con lui.
Passa qualche altro minuto, e la tensione pare scemare un poco... Sospiro.
-E' la mia prima battaglia...E forse l'ultima- dichiaro infine, con una punta di melodrammatico nella voce.
Lui mi guarda comprensivo: -Anche io la pensavo così, la prima volta che ho combattuto. Ma alla fine me la sono cavata: per poco non venivo ammazzato, certo, ma l'essenziale è sopravvivere-.
-Hai ragione...Ma fin quando non la provo sulla mia pelle, l'esperienza del combattimento in difesa di qualcosa, queste tue frasi rimangono solo cose per sentito dire. E non aiutano più di tanto...- lascio in sospeso la frase guardandomi le zampe: quanto vorrei torcermi le mani...Ma con quegli arti dagli artigli puntuti, non è possibile fare altro che camminare e dilaniare...
Il Diurno sospira, alzando la testa: -Lo so...Ma è comunque meglio di nulla...- commenta, rimirando il cielo.
Non faccio in tempo a controbattere o a dargli ragione, che delle grida ci fanno risquotere. Marok si alza affiancandomi con il suo Shine: -E' arrivato il momento... Rimani qui in attesa del tuo drago: non azzardarti ad intervenire sui Narug, e tenta di combattere il tuo avversario lontano da noi: queste sono le tue indicazioni. E' tutto e...Buona fortuna- dice, sfiorandomi con fare impacciato la spalla squamosa prima di sguainare la spada e saltare in groppa al grifone argenteo e bronzeo per l'armatura. Gridano, i due, con lo stesso fragore ma con voci diverse, mentre s'innalzano e si buttano dal dirupo accanto alla cascata. Mi sporgo ad osservare: sotto di me, la battaglia sembra già essere devastante, a neanche cinque minuti dall'inizio: i Narug sono tanti, scintillanti di riflessi perlacei e aggressivi come grandi lupi. I grifoni, con le armature e le zampe leonine, sono all'apice della loro maestosità, e si fanno avanti aggressivi dilaniando come possono, scomposti e letali. Tuttavia, i Narug sono molto più agili dei mezzileoni: entrambe le fazioni sembrano essere in difficoltà, ma non ne posso essere sicura per colpa della tale confusione e del turbinio di colori tra sangue, carne, frecce e bagliori di spade. Nell'insieme, è cento volte peggio di quanto avessi potuto immaginare: è una scena che spiazza, eppure in un certo senso affascina, come un potente uragano; da una parte, vorrei scappare. Dall'altra, il sangue mi ruggisce nelle vene in sintonia con il mio stesso essere, reclamando a gran voce di entrare nella mischia...Ma gli ordini sono ordini, così rimango ferma, la paura completamente annientata da quei sentimenti contrastanti.
Non passa molto tempo, ed il mio momento si annuncia con un ruggito della potenza di un tuono, che quasi copre i rumori della lotta, che incessante continua. Sospiro un'ultima volta chiudendo gli occhi: è giunto il mio momento...E, come dice Marok, l'essenziale è sopravvivere. Così, con uno slancio ed uno schiocco delle ali, mi butto in aria alzandomi in volo, carezzando il vuoto con le mie grandi ali e senza sapere bene cosa fare...
E' fortuna, o forse questione di riflessi: un attimo, ed il punto in cui mi trovavo viene invaso da una vampata di fuoco verdognola. La paura torna a farsi strada, ma tento di reprimerla mentre una figura vola diritta verso di me: è un drago violaceo, grande più o meno quanto me, eppure molto più minaccioso.
Non è protetto da armatura, potrebbe essere scambiato per un drago qualsiasi se non fosse per pochi fattori: primo, il grosso collare d'argento con su incastonata una pietra, situati circa alla metà del collo; secondo, la sella di quoio con sopra seduto un cavaliere in armatura, la spada alla mano che riluce di bagliori sinistri; terzo...Difficile da spiegare: forse sono gli occhi leggermente patinati, forse i ruggiti selvaggi e folli...Ma questo drago non può essere definito davvero tale: è semplicemente un essere violento, che non sa cosa sia la parola o la capacità di esprimersi; non è un vero essere vivente: è una semplice macchina da guerra.
Probabilmente, in un'altra situazione mi avrebbe fatto pure pena, se non fosse per un'altra lingua di fuoco che l'essere mi erutta direttamente verso la faccia: riesco a schivare scartando velocemente di lato la testa, e del fuoco percepisco solo il suo calore. Il drago ruggisce di nuovo col suo cavaliere, e così faccio anche io: la mia prima battaglia ha dunque inizio.
Da umana, qualche volta avevo sognato di partecipare ad una grande battaglia Medioevale, di districarmi con destrezza tra spade e scudi, di schivare frecce... Ed ovviamente, in queste mie immaginazioni infantili riuscivo sempre a vincere i miei nemici... Ma nella realtà, nella nuova realtà a cui sono stata proiettata, la cosa mi appare ben diversa: anzitutto, non ho alcuna forma di protezione, come ad esempio un'armatura. Ed anche se le squame sono dure e resistenti, la sensazione di essere tremendamente vulnerabile rimane. Inoltre, durante questi miei scontri immaginari mi aspettavo di essere un'umana: ma in quel momento sono una dragonessa, e la cosa è ben diversa, anche perché è un drago che devo affrontare, non una persona qualsiasi...
Mi risquoto solo in prossimità della cascata, qundo vedo alcuni grifoni ed i loro cavalieri appollaiati quà e là sulle rocce che sporgono dall'imponente massa d'acqua in caduta libera. Per me non c'è uno spazio abbastanza grande, lì vincino a loro, così atterro su una sponda della cascata, il più vicino possibile agli Elfi...
Dopo un po', uno di loro s'avvicina in groppa al suo grifone. Riconosco subito l'animale, pur essendo agghingato a guerra con un armatura ramata simile a quella di Cripto: è la stessa creatura di quel soldato che ha avertito Felix del luogo in cui si trovava Asperon: Marok è il suo nome.
Il grifone atterra poco distante da me, guardandomi nei sottecchi con sguardo truce: non si fida, lo si capisce. E quando il Diurno si toglie l'elmo per potermi parlare meglio, noto lo stesso sguardo diffidente che lampeggia negli occhi del suo grifone.
Nessuno di noi due parla per un po'. Alla fine mi rasegno ad accettare la sua presenza, guardando sotto di me e cercando di non pensare alla lotta che stà per compiersi.
-Hai paura?-
La voce mi fa quasi sobbalzare: mi volto e vedo Marok che scende dalla groppa del suo grifone argenteo, sedendosi accanto al possente ventre di questo. L'animale finisce per sedersi dietro di lui, l'armatura scricchiolante, e l'elfo poggia il capo al fianco dell'animale.
Ha dei capelli molto lunghi e biondo-rossicci, in risalto sulla carnagione scura color del caramello. Gli occhi sono invece strani: di colorazione quasi argentea, sembrano quasi dello stesso colore delle piume delle ali del suo grifone... Mi soffermo un attimo a guardarli: non ne avevo mai visti di quel colore...
L'elfo sbuffa irritato: evidentemente gli dà fastidio la mia indagine. -Mi vuoi rispondere?- chiede burbero: ma non sembra un tono sincero, quasi la sua scontrosità non sia altro che un tono d'occasione, come le parole falsamente cordiali che si usano durante una serata d'occasione...
Sospirando, decido di rispondere la verità: anche se fingessi di non aver paura, non servirebbe a nulla dato il mio stato d'irrequietezza...-Sì- dico allora, secca, senza vergogna ma senza orgoglio.
Lui pare un po' sorpreso, ma annuisce.
-E tu?- chiedo
-Anche io- ammette lui senza vergogna.
-Non si nota- osservo.
-Non sono in grado di manifestare ciò che provo: mi hanno addestrato a questo...E la cosa ha i suoi svantaggi- spiega, quasi amareggiato: ormai il suo tono è mutato, non c'è più traccia dell'iniziale disprezzo e scortesia.
Cala il silenzio tra noi: entrambi siamo tipi di poche parole. Tuttavia, decido di fare qualche domanda, più per non ricadere in balia della tensione che per altro:
-Hai combattuto tante volte?-
-No. Il nostro popolo non ha avuto modo di combattere spesso...Anche se sei un drago, dovresti sapere queste cose-
L'affermazione mi mette ancora di più in agitazione: evidentemente farei meglio a tapparmi la bocca... Ma decido di continuare a parlare:
-Diciamo che non sono un drago del tutto normale-.
-Già. Sei la Discepola. M'è giunta voce...- comincia, facendo un segno vago della mano come per sminuire le voci: a lui le questioni draconiche non interessano molto, probabilmente...
Squoto la testa: -No. Non è solo quello-.
So di aver stuzzicato la sua curiosità: il suo sguardo impassibile è divenuto indagatore, mentre tenta di carpire segreti dal mio sguardo... Non si azzarda a fare domande dirette, anche se muore dalla voglia... Tanto peggio per lui: comunque, da me non saprà nulla.
-Sei nato qui?- chiedo alla fine, seccata quanto lo era lui mentre tentavo di dare un interpretazione ai suoi occhi.
L'elfo sorride, alzando solo un angolo della bocca. -Sì. Questo è il mio mondo da sempre... Ed è per questo che io e Shine siamo qui: per proteggere ciò che ci appartiene da coloro che non lo comprendono-. Conclude la frase indicando il Grifone dietro di lui, che pare annuire appena all'affermazione, distaccato seppur presente come ogni felino che si rispetti...
Abbasso appena il collo, stiracchiandolo involontariamente, per dichiararmi d'accordo con lui.
Passa qualche altro minuto, e la tensione pare scemare un poco... Sospiro.
-E' la mia prima battaglia...E forse l'ultima- dichiaro infine, con una punta di melodrammatico nella voce.
Lui mi guarda comprensivo: -Anche io la pensavo così, la prima volta che ho combattuto. Ma alla fine me la sono cavata: per poco non venivo ammazzato, certo, ma l'essenziale è sopravvivere-.
-Hai ragione...Ma fin quando non la provo sulla mia pelle, l'esperienza del combattimento in difesa di qualcosa, queste tue frasi rimangono solo cose per sentito dire. E non aiutano più di tanto...- lascio in sospeso la frase guardandomi le zampe: quanto vorrei torcermi le mani...Ma con quegli arti dagli artigli puntuti, non è possibile fare altro che camminare e dilaniare...
Il Diurno sospira, alzando la testa: -Lo so...Ma è comunque meglio di nulla...- commenta, rimirando il cielo.
Non faccio in tempo a controbattere o a dargli ragione, che delle grida ci fanno risquotere. Marok si alza affiancandomi con il suo Shine: -E' arrivato il momento... Rimani qui in attesa del tuo drago: non azzardarti ad intervenire sui Narug, e tenta di combattere il tuo avversario lontano da noi: queste sono le tue indicazioni. E' tutto e...Buona fortuna- dice, sfiorandomi con fare impacciato la spalla squamosa prima di sguainare la spada e saltare in groppa al grifone argenteo e bronzeo per l'armatura. Gridano, i due, con lo stesso fragore ma con voci diverse, mentre s'innalzano e si buttano dal dirupo accanto alla cascata. Mi sporgo ad osservare: sotto di me, la battaglia sembra già essere devastante, a neanche cinque minuti dall'inizio: i Narug sono tanti, scintillanti di riflessi perlacei e aggressivi come grandi lupi. I grifoni, con le armature e le zampe leonine, sono all'apice della loro maestosità, e si fanno avanti aggressivi dilaniando come possono, scomposti e letali. Tuttavia, i Narug sono molto più agili dei mezzileoni: entrambe le fazioni sembrano essere in difficoltà, ma non ne posso essere sicura per colpa della tale confusione e del turbinio di colori tra sangue, carne, frecce e bagliori di spade. Nell'insieme, è cento volte peggio di quanto avessi potuto immaginare: è una scena che spiazza, eppure in un certo senso affascina, come un potente uragano; da una parte, vorrei scappare. Dall'altra, il sangue mi ruggisce nelle vene in sintonia con il mio stesso essere, reclamando a gran voce di entrare nella mischia...Ma gli ordini sono ordini, così rimango ferma, la paura completamente annientata da quei sentimenti contrastanti.
Non passa molto tempo, ed il mio momento si annuncia con un ruggito della potenza di un tuono, che quasi copre i rumori della lotta, che incessante continua. Sospiro un'ultima volta chiudendo gli occhi: è giunto il mio momento...E, come dice Marok, l'essenziale è sopravvivere. Così, con uno slancio ed uno schiocco delle ali, mi butto in aria alzandomi in volo, carezzando il vuoto con le mie grandi ali e senza sapere bene cosa fare...
E' fortuna, o forse questione di riflessi: un attimo, ed il punto in cui mi trovavo viene invaso da una vampata di fuoco verdognola. La paura torna a farsi strada, ma tento di reprimerla mentre una figura vola diritta verso di me: è un drago violaceo, grande più o meno quanto me, eppure molto più minaccioso.
Non è protetto da armatura, potrebbe essere scambiato per un drago qualsiasi se non fosse per pochi fattori: primo, il grosso collare d'argento con su incastonata una pietra, situati circa alla metà del collo; secondo, la sella di quoio con sopra seduto un cavaliere in armatura, la spada alla mano che riluce di bagliori sinistri; terzo...Difficile da spiegare: forse sono gli occhi leggermente patinati, forse i ruggiti selvaggi e folli...Ma questo drago non può essere definito davvero tale: è semplicemente un essere violento, che non sa cosa sia la parola o la capacità di esprimersi; non è un vero essere vivente: è una semplice macchina da guerra.
Probabilmente, in un'altra situazione mi avrebbe fatto pure pena, se non fosse per un'altra lingua di fuoco che l'essere mi erutta direttamente verso la faccia: riesco a schivare scartando velocemente di lato la testa, e del fuoco percepisco solo il suo calore. Il drago ruggisce di nuovo col suo cavaliere, e così faccio anche io: la mia prima battaglia ha dunque inizio.
Friday, February 1, 2008
Piani di Guerra
Altri pochi minuti, e la cascata di Menikin è davanti a noi, impotente come la razza con cui vive. Non perdo tempo a rimirarla e prendo subito quota, sfrecciando veloce sopra le prime case degli elfi del Giorno, ormai del tutto ridestati dalla pazzia della festa...Eppure, oltre ad aver ritrovato la lucidità sembrano particolarmente tesi: evidentemente il ruggito del drago ha raggiunto pure la Capitale degli Elfi del Giorno.
Qualche altro minuto di volo, ed un Diurno a cavallo di un grifone argentato ci vola incontro: è vestito di un'armatura leggera, di colorazione ramata, con inciso sopra due piume incrocate alla punta sopra le quali v'è inciso un leone rampante. Il tipo mi sbarra la strada, così sono costretta a fermarmi. Felix si sporge dalla mia groppa per vedere meglio il volto celato dall'elmo dell'individuo. -Marok- lo saluta.
L'altro gli rivolge un cenno del capo. -Felix... Il re ti cerca da molto: sei atteso nel cospetto del Re per pianificare la battaglia... Adesso il Signore si trova con la lucertol... Il drago- si corregge frettolosamente notando uno strano suono gutturale proveniente dalla mia gola. Felix mi interrompe parlando. -D'accordo. Grazie per l'informazione- risponde sintetico.
Marok scuote il capo. -Dovere. Ah.... Una domanda personale: cosa ci fai con Selvaggia ed un drago?-
La domanda pare prendere in contropiede Felix, così è la stessa Selvaggia a rispondere. -Eravamo andati a raccogliere il succo dei Fiori della Terza Luna: Felix conosce in posto in cui ne è pieno...- dice sorridendo al soldato, ovviamente non molto convinto. -Sì... Come no...- commenta borbottando prima di spronare il grifone allontanandosi. Appena il grifone s'è allontanato, ricomincio a volare prendendo velocità. -Che strana armatura...- commento. Felix sorride orgoglioso. -Il meglio del meglio dell'armeria di Menikin. Quello sul petto è lo stemma della famiglia di Marok. Il materiale di cui è fatta è un segreto che si tramanda da padre fabbro in figlo da sempre. Ecco il prezzo per non poter utilizzare la magia- commenta infine. L'affermazione mi sorprende. Quindi tutto questo è stato creato a mano... Mi guardo intorno, scorgendo in lontananza la Stalla dei Grifoni. Quell'imponente edificio, tutti quei fregi... Di certo i Diurni sono dei grandi artigiani. I miei pensieri vengono interrotti da un delicato tocco di Selvaggia.
-Siamo arrivati... Squama ed il Re sono di là!- dice solo. Così, virando piano, atterro vicino al mio compagno dalle squame di smeraldo.
SquamaVerde quasi non mi nota: è impegnato in una discussione con il Re. Tuttavia, appena quest'ultimo ci avvista, interrompe subito qualunque cosa stesse dicendo per salutarci: -Bentornato, Felix; Selvaggia, StelladiGhiaccio...- dice, indicandoci con dei cenni del capo che ricambiamo frettolosamente. Dopo i convenevoli, ed il resoconto del mio incontro con i Narug, Asperon ci aggiorna frettolosamente: -La popolazione ai confini stà cominciando ad evaquare. Delle truppe si sono già mosse verso i confini della città, mentre dei messaggeri si stanno dirigendo verso le città confinanti, per avvertirle del pericolo imminente; in più, il resto dell'esercito è pronto a combattere: i ruggiti dei draghi portano sempre sventura... Ed a quanto è vero, dato che i Narug sono in arrivo... Ma poco male: i grifoni saranno ben lieti di saggiarne le carni. Tuttavia... rimangono alcuni problemi.-
Tutti rimaniamo in silenzio, così il Re continua: -Anzitutto le difese, dato che da quanto mi avete detto non c'è più nemmeno il tempo di alzare una palizzata, dato che i Narug sono ormai troppo vicini: essendo un popolo pacifico, come ben sapete, Menikin è priva di mura. Certo, le case sono abbastanza protette dato che possono essere rese impraticabili a chi non è provvisto di ali, ma sarebbe comunque bene organizzare una difesa migliore che copra almeno il centro della città...Selvaggia, puoi provvedere?-
L'elfa scuote la testa. -Impossibile, sire: non avendo a disposizione un Amplificatore di Magia, la richiesta è per me impraticabile. Anche perché, i miei poteri sono divenuti più deboli...- e la sua voce si spegne, densa di vergogna e rammarico. Asperon la scruta curioso, ma tace. Felix, invece, le cinge le spalle: -Puoi comunque combattere con la spada, no? Swift sarà ben lieta...-
-Sì- risponde meccanica l'Elfa. -Quello sì-.
Il Re li stoppa con un cenno della mano, per poi rivolgersi a Squama: -E tu, drago: a che Guardiano sei votato?-
-A Squarrell, la Guardia della Terra- ribatte lui -Ed avrei teoricamente tutto il potere possibile per creare una cupola di rami degli alberi della foresta per difendere il centro città: ma se il drago nemico avesse malauguratamente la capacità di sputare fuoco, la gente che rimarrà dentro la cupola morirebbe asfisiata, morta nella città in fiamme. Neanche questo è possibile, Sire...-
Il Re pare nervoso, scruta l'acqua come a controbattere che le fiamme possono essere spente: ma la situazione non è plausibile, dato che la maggior parte degli elfi saranno impegnati nella battaglia, così si rivolge a me: -E tu, dragonessa... A quale Guardiano sei votata?-
La domanda mi lascia spiazzata un attimo: cosa avrei dovuto rispondere? Forse alla Guardiana dell'Aria, ma non somiglio certo ad un Drago d'Aria. Forse allora a Moony? Ma in che cosa consistono esattamente i poteri dell'Ombra?
Fortunatamente, SquamaVerde si mette in mezzo: -Lei è la Discepola. Non è votata ad alcun guardiano-
-Ma, diamine, prima avrà comunque ricevuto l'addestramento da uno dei Guardiani! Non è certo nata ieri...- Stupita, guardo Felix: l'elfo s'è fatto più nervoso, quasi disperato: la smania di combattere ha lasciato il posto all'amore per la propria città.
SquamaVerde ringhia, per poi guardare truce l'Elfo senza darmi il tempo di fiatare, il muso a pochi centimetri dal volto di Felix: i due si scrutano un momento, per poi rivolgere il loro sguardo verso di me. -Ho ricevuto il mio addestramento dalla Guardiana dell'Aria in quanto Discepola. Per il resto, non fate domande-.
SquamaVerde annuisce, mentre il Re soppesa la mia affermazione: -Drago d'Aria, dunque? Dall'apparenza non sembra. Eppure...- poi, a voce più alta profera: -Comunque, una difesa di vento non è possibile, giusto?-
Annuisco: -Non sono ancora abbastanza forte-.
Asperon annuisce riluttante: -quindi, le case rimarranno comunque sotto attacco dei Narug e del drago...-
Io e Selvaggia ci scambiamo uno sguardo d'intesa: è venuto il momento di dire...
Così, schiarendomi la gola, riferisco la mia decisione: -Il drago non si avvicinerà alla città: lo intercetterò prima e combatteremo l'uno contro l'altra ai confini della Capitale, o comunque in un altro luogo dove non potrà nuocere: se per voi va bene, sarò io a combattere contro il drago avversario, Sire-.
Felix annuisce, condividendo la mia scelta. Selvaggia mi guarda: è riluttante, ma anche lei d'accordo. L'unico che pare opporre resistenza è SquamaVerde: non dice nulla, ma si vede che è del tutto contrariato. Asperon fà un cenno del capo: -Ottimo. Un drago in città, un drago contro l'altro drago. Credo che vada bene, come difesa... Ma adesso, credo sia il momento di spostarci a palazzo, per lasciar discutere i nostri ospiti draconici da soli e per parlare con gli altri generali. Decisione di grande coraggio, StelladiGhiaccio... Ma vedremo come andrà avanti lo svolgersi degli eventi, perché il piano è decisamente azzardato. E' tutto: ci vediamo a Palazzo-. Detto questo, Asperon vola via veloce. Felix guarda un momento Selvaggia, il silenzio interrotto solo dall'acqua che scorre: anche la città pare tacere. Poi, il Diurno dice: -Sarà meglio andare da Cripto: dopo essere andati a palazzo con lui, dovremmo preparare i grifoni alla battaglia ed a provvedere a qualcosa per te: temo che ti dovrai accontentare delle armature da uomini, dato che le Elfe qui da noi non combattono-.
Selvaggia annuisce, scoccando un'occhiata a me ed a Squama, ammonitrice: -Non litigate- dice quasi allegra, mentre viene presa a braccia da Felix e portata verso le stalle in volo.
Appena se ne vanno via, SquamaVerde comincia a scavare nel terriccio con le unghie, infuriato: i suoi occhi sono tanto rabbiosi che provo l'istinto di allontanarmi. Ma sono una dragonessa, quindi devo farmi valere anche con gli amici. Un altro secondo, poi il drago verde esplode: -Cosa ti è saltato in mente?! Pensi che sia un gioco? Anche se sei stata addestrata da Bijuk in persona, non sei all'altezza di affrontare un drago! Perché non hai lasciato questo compito...-
-Ti pare il caso, nelle tue condizioni? Se il drago sapesse sputare fuoco, con le tue ali appena guarite non dureresti molto... E nemmeno i tuoi poteri della terra ti possono aiutare! Sono un drago, ora, quindi è giusto che mi comporti da tale!-
-Sei troppo importante per rischiare di morire alla prima battaglia! Ed io cosa dovrei fare, aspettare così?-
Il suo tono è critico, ma anche implorante in minima parte: attorno a lui, hanno cominciato a crescere alcune piante spinose con fiori scuri. Ignorandole, guardo SquamaVerde con rabbia delusa. -C'è sempre una prima volta: e se non imparo a combattere anche la razza a cui appartenevo e quella a cui appartengo, tanto vale che mi ritiri subito: ormai è stato scelto, sei uno contro tutti. Rassegnati-.
Il drago ringhia impotente, mentre le piante accanto alle sue zampe si rinsecchiscono a poco a poco. -Me la saprò cavare, abbi fede: anche perché, vedrò di combatterlo vicino al fiume-.
Lui mi guarda scettico: -E allora?-
-E allora... Il fuoco si combatte con l'acqua, no?-
Lui mi guarda abbozzando un sorriso. -Sperando... Sei una folle, ma non abbiamo altra scelta-.
Lo guardo con aria di falsa sufficienza: -Puoi dirlo forte... Comunque, anche tu avrai da combattere: quindi evita di pensare troppo a me-
-Lo farò...-
Ci guardiamo un ultimo momento, e tutto sembra quasi fermarsi per la tale affinità nei nostri sguardi.
Ma tutto viene interrotto da una voce familiare: -Ehm... Draghi...-
E' Felix, armato di tutto punto: evidentemente ha fatto in fretta. Oppure il nostro dialogo si è protratto per molto più tempo rispetto a quello che mi è sembrato.
Appena vede che lo guardiamo, l'Elfo ci aggiorna veloce: -Squama, tu devi andare verso Stalle. Stella, tu dirigiti verso la Cascata, dove ti attende una parte dell'esercito: pare che da lì arriverà il tuo tanto atteso avversario. Nessuna contestazione: i piani vengono dall'alto. In posizione tra massimo cinque minuti. Buona fortuna-.
Detto questo, vola via, mentre Cripto, vestito di un'armatura metallica leggera, lo aspetta poco distante. Io e SquamaVerde ci scrutiamo un momento, annuendo complici: poi, contemporaneamente, spicchiamo il volo verso due parti opposte, allontanandoci verso le nostre posizioni... Ed il nostro destino.
Qualche altro minuto di volo, ed un Diurno a cavallo di un grifone argentato ci vola incontro: è vestito di un'armatura leggera, di colorazione ramata, con inciso sopra due piume incrocate alla punta sopra le quali v'è inciso un leone rampante. Il tipo mi sbarra la strada, così sono costretta a fermarmi. Felix si sporge dalla mia groppa per vedere meglio il volto celato dall'elmo dell'individuo. -Marok- lo saluta.
L'altro gli rivolge un cenno del capo. -Felix... Il re ti cerca da molto: sei atteso nel cospetto del Re per pianificare la battaglia... Adesso il Signore si trova con la lucertol... Il drago- si corregge frettolosamente notando uno strano suono gutturale proveniente dalla mia gola. Felix mi interrompe parlando. -D'accordo. Grazie per l'informazione- risponde sintetico.
Marok scuote il capo. -Dovere. Ah.... Una domanda personale: cosa ci fai con Selvaggia ed un drago?-
La domanda pare prendere in contropiede Felix, così è la stessa Selvaggia a rispondere. -Eravamo andati a raccogliere il succo dei Fiori della Terza Luna: Felix conosce in posto in cui ne è pieno...- dice sorridendo al soldato, ovviamente non molto convinto. -Sì... Come no...- commenta borbottando prima di spronare il grifone allontanandosi. Appena il grifone s'è allontanato, ricomincio a volare prendendo velocità. -Che strana armatura...- commento. Felix sorride orgoglioso. -Il meglio del meglio dell'armeria di Menikin. Quello sul petto è lo stemma della famiglia di Marok. Il materiale di cui è fatta è un segreto che si tramanda da padre fabbro in figlo da sempre. Ecco il prezzo per non poter utilizzare la magia- commenta infine. L'affermazione mi sorprende. Quindi tutto questo è stato creato a mano... Mi guardo intorno, scorgendo in lontananza la Stalla dei Grifoni. Quell'imponente edificio, tutti quei fregi... Di certo i Diurni sono dei grandi artigiani. I miei pensieri vengono interrotti da un delicato tocco di Selvaggia.
-Siamo arrivati... Squama ed il Re sono di là!- dice solo. Così, virando piano, atterro vicino al mio compagno dalle squame di smeraldo.
SquamaVerde quasi non mi nota: è impegnato in una discussione con il Re. Tuttavia, appena quest'ultimo ci avvista, interrompe subito qualunque cosa stesse dicendo per salutarci: -Bentornato, Felix; Selvaggia, StelladiGhiaccio...- dice, indicandoci con dei cenni del capo che ricambiamo frettolosamente. Dopo i convenevoli, ed il resoconto del mio incontro con i Narug, Asperon ci aggiorna frettolosamente: -La popolazione ai confini stà cominciando ad evaquare. Delle truppe si sono già mosse verso i confini della città, mentre dei messaggeri si stanno dirigendo verso le città confinanti, per avvertirle del pericolo imminente; in più, il resto dell'esercito è pronto a combattere: i ruggiti dei draghi portano sempre sventura... Ed a quanto è vero, dato che i Narug sono in arrivo... Ma poco male: i grifoni saranno ben lieti di saggiarne le carni. Tuttavia... rimangono alcuni problemi.-
Tutti rimaniamo in silenzio, così il Re continua: -Anzitutto le difese, dato che da quanto mi avete detto non c'è più nemmeno il tempo di alzare una palizzata, dato che i Narug sono ormai troppo vicini: essendo un popolo pacifico, come ben sapete, Menikin è priva di mura. Certo, le case sono abbastanza protette dato che possono essere rese impraticabili a chi non è provvisto di ali, ma sarebbe comunque bene organizzare una difesa migliore che copra almeno il centro della città...Selvaggia, puoi provvedere?-
L'elfa scuote la testa. -Impossibile, sire: non avendo a disposizione un Amplificatore di Magia, la richiesta è per me impraticabile. Anche perché, i miei poteri sono divenuti più deboli...- e la sua voce si spegne, densa di vergogna e rammarico. Asperon la scruta curioso, ma tace. Felix, invece, le cinge le spalle: -Puoi comunque combattere con la spada, no? Swift sarà ben lieta...-
-Sì- risponde meccanica l'Elfa. -Quello sì-.
Il Re li stoppa con un cenno della mano, per poi rivolgersi a Squama: -E tu, drago: a che Guardiano sei votato?-
-A Squarrell, la Guardia della Terra- ribatte lui -Ed avrei teoricamente tutto il potere possibile per creare una cupola di rami degli alberi della foresta per difendere il centro città: ma se il drago nemico avesse malauguratamente la capacità di sputare fuoco, la gente che rimarrà dentro la cupola morirebbe asfisiata, morta nella città in fiamme. Neanche questo è possibile, Sire...-
Il Re pare nervoso, scruta l'acqua come a controbattere che le fiamme possono essere spente: ma la situazione non è plausibile, dato che la maggior parte degli elfi saranno impegnati nella battaglia, così si rivolge a me: -E tu, dragonessa... A quale Guardiano sei votata?-
La domanda mi lascia spiazzata un attimo: cosa avrei dovuto rispondere? Forse alla Guardiana dell'Aria, ma non somiglio certo ad un Drago d'Aria. Forse allora a Moony? Ma in che cosa consistono esattamente i poteri dell'Ombra?
Fortunatamente, SquamaVerde si mette in mezzo: -Lei è la Discepola. Non è votata ad alcun guardiano-
-Ma, diamine, prima avrà comunque ricevuto l'addestramento da uno dei Guardiani! Non è certo nata ieri...- Stupita, guardo Felix: l'elfo s'è fatto più nervoso, quasi disperato: la smania di combattere ha lasciato il posto all'amore per la propria città.
SquamaVerde ringhia, per poi guardare truce l'Elfo senza darmi il tempo di fiatare, il muso a pochi centimetri dal volto di Felix: i due si scrutano un momento, per poi rivolgere il loro sguardo verso di me. -Ho ricevuto il mio addestramento dalla Guardiana dell'Aria in quanto Discepola. Per il resto, non fate domande-.
SquamaVerde annuisce, mentre il Re soppesa la mia affermazione: -Drago d'Aria, dunque? Dall'apparenza non sembra. Eppure...- poi, a voce più alta profera: -Comunque, una difesa di vento non è possibile, giusto?-
Annuisco: -Non sono ancora abbastanza forte-.
Asperon annuisce riluttante: -quindi, le case rimarranno comunque sotto attacco dei Narug e del drago...-
Io e Selvaggia ci scambiamo uno sguardo d'intesa: è venuto il momento di dire...
Così, schiarendomi la gola, riferisco la mia decisione: -Il drago non si avvicinerà alla città: lo intercetterò prima e combatteremo l'uno contro l'altra ai confini della Capitale, o comunque in un altro luogo dove non potrà nuocere: se per voi va bene, sarò io a combattere contro il drago avversario, Sire-.
Felix annuisce, condividendo la mia scelta. Selvaggia mi guarda: è riluttante, ma anche lei d'accordo. L'unico che pare opporre resistenza è SquamaVerde: non dice nulla, ma si vede che è del tutto contrariato. Asperon fà un cenno del capo: -Ottimo. Un drago in città, un drago contro l'altro drago. Credo che vada bene, come difesa... Ma adesso, credo sia il momento di spostarci a palazzo, per lasciar discutere i nostri ospiti draconici da soli e per parlare con gli altri generali. Decisione di grande coraggio, StelladiGhiaccio... Ma vedremo come andrà avanti lo svolgersi degli eventi, perché il piano è decisamente azzardato. E' tutto: ci vediamo a Palazzo-. Detto questo, Asperon vola via veloce. Felix guarda un momento Selvaggia, il silenzio interrotto solo dall'acqua che scorre: anche la città pare tacere. Poi, il Diurno dice: -Sarà meglio andare da Cripto: dopo essere andati a palazzo con lui, dovremmo preparare i grifoni alla battaglia ed a provvedere a qualcosa per te: temo che ti dovrai accontentare delle armature da uomini, dato che le Elfe qui da noi non combattono-.
Selvaggia annuisce, scoccando un'occhiata a me ed a Squama, ammonitrice: -Non litigate- dice quasi allegra, mentre viene presa a braccia da Felix e portata verso le stalle in volo.
Appena se ne vanno via, SquamaVerde comincia a scavare nel terriccio con le unghie, infuriato: i suoi occhi sono tanto rabbiosi che provo l'istinto di allontanarmi. Ma sono una dragonessa, quindi devo farmi valere anche con gli amici. Un altro secondo, poi il drago verde esplode: -Cosa ti è saltato in mente?! Pensi che sia un gioco? Anche se sei stata addestrata da Bijuk in persona, non sei all'altezza di affrontare un drago! Perché non hai lasciato questo compito...-
-Ti pare il caso, nelle tue condizioni? Se il drago sapesse sputare fuoco, con le tue ali appena guarite non dureresti molto... E nemmeno i tuoi poteri della terra ti possono aiutare! Sono un drago, ora, quindi è giusto che mi comporti da tale!-
-Sei troppo importante per rischiare di morire alla prima battaglia! Ed io cosa dovrei fare, aspettare così?-
Il suo tono è critico, ma anche implorante in minima parte: attorno a lui, hanno cominciato a crescere alcune piante spinose con fiori scuri. Ignorandole, guardo SquamaVerde con rabbia delusa. -C'è sempre una prima volta: e se non imparo a combattere anche la razza a cui appartenevo e quella a cui appartengo, tanto vale che mi ritiri subito: ormai è stato scelto, sei uno contro tutti. Rassegnati-.
Il drago ringhia impotente, mentre le piante accanto alle sue zampe si rinsecchiscono a poco a poco. -Me la saprò cavare, abbi fede: anche perché, vedrò di combatterlo vicino al fiume-.
Lui mi guarda scettico: -E allora?-
-E allora... Il fuoco si combatte con l'acqua, no?-
Lui mi guarda abbozzando un sorriso. -Sperando... Sei una folle, ma non abbiamo altra scelta-.
Lo guardo con aria di falsa sufficienza: -Puoi dirlo forte... Comunque, anche tu avrai da combattere: quindi evita di pensare troppo a me-
-Lo farò...-
Ci guardiamo un ultimo momento, e tutto sembra quasi fermarsi per la tale affinità nei nostri sguardi.
Ma tutto viene interrotto da una voce familiare: -Ehm... Draghi...-
E' Felix, armato di tutto punto: evidentemente ha fatto in fretta. Oppure il nostro dialogo si è protratto per molto più tempo rispetto a quello che mi è sembrato.
Appena vede che lo guardiamo, l'Elfo ci aggiorna veloce: -Squama, tu devi andare verso Stalle. Stella, tu dirigiti verso la Cascata, dove ti attende una parte dell'esercito: pare che da lì arriverà il tuo tanto atteso avversario. Nessuna contestazione: i piani vengono dall'alto. In posizione tra massimo cinque minuti. Buona fortuna-.
Detto questo, vola via, mentre Cripto, vestito di un'armatura metallica leggera, lo aspetta poco distante. Io e SquamaVerde ci scrutiamo un momento, annuendo complici: poi, contemporaneamente, spicchiamo il volo verso due parti opposte, allontanandoci verso le nostre posizioni... Ed il nostro destino.
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