Sunday, January 6, 2008

Luna e tempesta

Dopo un'ora passata a cercare i miei amici in un mare di piume e persone sorridenti, estasiati da una Luna per ora inesistente. Ma quanto ci mette la Luna a sorgere? Sembra quasi un'alba... Penso nervosa mentre atterro con uno sbuffo rassegnato accanto ad un divertito e nervoso SquamaVerde. -Problemi?- chiede quando mi avvicino. Annuisco. -Non vedo Selvaggia e Felix... Soprattutto Selvaggia...-
Squama resta in silenzio un momento, rimurginando. Lo lascio fare, impercettibilmente tesa. Poi, riaprendo gli occhi, risponde: -Selvaggia è andata verso Ovest, mentre Felix credo sia alle Stalle...Ehi!- mi strilla infine. Ma io già non ci sono più, perché velocemente ho spiccato il volo allontanandomi velocemente. Al drago non rimane che borbottare qualcosa di incomprensibile.
Un battito d'ali, e trovo la mia direzione: le Stalle dei Grifoni, di certo luogo più concreto di un vago "verso Ovest". Non chiedo informazioni, ma mi dirigo direttamente verso un imponente edificio, largo almeno una decina delle semplici case elfiche. E' ovvio che si tratta delle stalle grazie al continuo fuggifuggi di elfi e grifoni che proviene da quella direzione. Con un rapido battito d'ali, mi avvicino atterrando su una sporgenza rocciosa poco distante. Trattengo il fiato nel rimirarlo: a differenza di molti degli altri edifici, è costruito con mattoni rossicci molto caserecci, in grande contrasto con i fregi bluastri raffiguranti linee sinuose con, ad intervalli regolari, dei grifoni raffigurati nei mimimi particolari: mirabili sono soprattutto le ali, che danno movimento all'intera composizione. L'edificio è a più piani e dovunque si possono notare dei grandi portoni: alcuni, aperti, lasciano intravedere dei corridoi ai lati dei quali ci sono delle nicchie, evidentemente adibiti per ospitare i grifoni. Ogni portone è sormontato da uno stemma, sempre diverso per ogni entrata: probabilmente si tratta dell'entrata personale di ogni famiglia per visitare il proprio grifone. Al piano terra si trova l'entrata più grande, di un legno scuro come l'ebano: è la zona più affollata, ghermita di elfi con delle casacche scure e guanti ed altri vestiti con abiti di festa. Lì mi dirigo, atterrando con eleganza dovuta alla figura davanti ad un elfo forzuto dalle ali ramate, che tiene per le briglie un grifone di uno strano colore verdognolo appena affidatogli da un'elfa. L'individuo mi scruta un momento prima di proferire, rude e senza paura: -Benvenuto, giovane dragonessa. Io sono Frigen, Stalliere dei Grifoni. Cosa desideri?-.
Annuisco, apprezzando il suo comportamento pacato ma cordiale. -Cerco Felix, la Guardia dei Grifoni. Mi è stato riferito che è qui-.
L'elfo scuote la testa. -Se n'è andato poco tempo fa a godersi la festa, con...Selvaggia...Dopo che lei ha posato Swift- rispondendo, Frigen indica un portone del piano superiore, con l'insegna di un paio di ali ed una spada obliqua. Annuisco borbottando un ringraziamento, poi mi allontano di nuovo, continuando la ricerca dei due.
Gli elfi si fanno intanto più eccitati: la fantastica Luna stà quindi per sorgere. Ci sono ali piumate d'appertutto nel villaggio, sembra di stare in una gigantesca uccelliera. Sospirando, mi avvicino di nuovo a SquamaVerde, circondato da svariati Elfi, quando due figure attraggono la mia attenzione: Felix e Selvaggia, l'uno che porta in braccio l'altra, si stanno dirigendo verso la cascata. La cosa mi pare strana:gli abitanti della capitale sono ormai tutti radunati su vari spuntoni di roccia ricolmi di cespugli, che sono esattamente nella parte opposta a dove si stanno dirigendo i due. Silenziosa, li osservo con una punta di sospetto. I due planano dolcemente seguendo la turbolenta linea della cascata. Quando però scompaiono alla mia vista, decido di tenerli d'occhio. Chiudo gli occhi un momento, concentrandomi, riconosco lo sbattito delle ali di Felix e con una svolta salgo in alto, per cominciare a seguirli come un rapace segue una preda. Da lì, guidata più dall'udito che dalla vista, comincio a seguirli: sono vicini, abbastanza perché riesca a sentirne le risa ed i bisbigli, abbastanza perché non li possa perdere, eppure troppo distanti per sapere cosa dicono o per essere scoperta. Inoltre, da quanto ho osservato, l'aria di festa rende gli elfi più intorpiditi e meno attenti, aiutando la mia missione di spia: curioso, ma nessuno, nemmeno gli elfi del villaggio, nota la mia figura in cielo o il mio allontanamento.
Li seguo per un po', poi vedo Felix che atterra, posa Selvaggia sull'erba, cominciano a camminare insieme, quasi correndo. Mi faccio più attenta, serpeggiando sinuosa in cielo, sfruttando quanto più possibile delle correnti amiche, fin quando mi rendo conto di non vederli più: sembrano scomparsi, in un battito di palpebre cornee. Un attimo di sconcerto, poi chiudo gli occhi e provo ad ascoltarne le voci: parlano con bisbigli, difficile capire da dove vengono... Poi di colpo riesco a capire dove sono: una radura, ben nascosta dall'alto da una fitta vegetazione, da dove proviene una strana luminescenza. Svelta, mi tuffo nella selva in un punto abbastanza distante da loro, dal quale nemmeno le voci sono più udibili. Riesco a ritrovarli solo grazie alla luminescenza di prima, che man mano che mi avvicino alla radura aumenta. Il bagliore è emesso da piccoli boccioli purpurei e violacei, dai quali esce di tanto in tanto del succo luminoso. Sempre più curiosa, arrivo infine alla radura, trovando un punto abbastanza propizio per osservare. Le squame emettono uno schiocco contro i ramoscelli quando mi poggio a terra, ma i due non se ne curano. Aggrotto la fronte: solitamente Selvaggia è attenta a quel tipo di cose...
La radura è una piccola conca erbosa, circondata da cespugli dei fiori luminosi e difficilmente localizzabile. Accanto, scorre il fiume con placida tranquillità, così ampio da sparire all'orizzonte, mentre in alto nel cielo l'atmosfera è rischiarata dalle due Lune butterate, ben diverse da quelle terrestri. Selvaggia e Felix, invece, si trovano ai margini opposti della radura, senza parlare, rimirando quel luogo incantato. Distolgo un attimo la concentrazione attirata dai fiori: i boccioli stanno emettendo un leggero tremore, lasciando gocciolare sul terreno un po' del loro nettare. Da ogni chiazza luminosa sbocciano dei piccoli fiori candidi della stessa forma di quelli purpurei, che presto invadono il terreno attorno a me. Di colpo, una fragranza forte ma dolce si espande nell'aria: è un profumo molto buono, ma così dolce da risultare quasi insopportabile. Infine, Selvaggia parla: -E così, la Terza Luna stà per risorgere- dice in tono quasi tragico. Felix sospira. -La Luna che ha segnato la fine di una grande burrasca... Ma l'inizio della nostra tempesta personale-. Selvaggia si volta verso di lui. -Non dire così. E' stato un bene, ha reciso molte lotte intestine...-
-Ma ha dato luogo a tanti pregiudizi inutili-. I due si sono avvicinati, stringendosi la mano con forza, sinceri in quanto pensanti di esser soli... Sono quasi tentata ad andarmene, ma la curiosità ha la meglio. Felix ha spalancato le ali che risplendono di riflessi colorati alla luce lunare. Selvaggia allunga una mano candida, carezzandone le piume. Felix chiude gli occhi. -Le ali... Ti sono sempre piaciute, vero? Quando ti vedo guardarle così... L'ammirazione per la tua maledizione...-
Selvaggia ritira la mano, si gira di spalle, gli parla: -Devi smetterla di essere così. Il pessimismo non aiuta nella nostra situazione... E tu lo sai. La speranza non è dunque rimasta?- chiede seria. L'aria di festa sembra cancellata. Intanto, i fiori continuano a vibrare sempre più forte, l'aria è sempre più densa di quel profumo...
D'improvviso, una luce violacea comincia a brillare dall'altra parte dell'immenso fiume, mentre il cielo prende sfumature blu pervinca. Le nuvole si fanno violacee ed una gigantesca sfera violacea comincia a sorgere, altera, portando una luce potente ma scura, in uno strano contrasto, che comincia ad avvolgere tutto e tutti. Man mano che la Terza Luna sale e che la sua luce si fa potente, i fiori cominciano a sbocciare, spargendo una scintillante polverina bluastra ovunque. Ma la cosa più incredibile sono le ali di Felix: da grandi e potenti che erano, vanno a diventare sempre più trasparenti, fino a scomparire come fossero state un miraggio...
D'improvviso, Felix poggia delicatamente le braccia sulle spalle di Selivaggia, la fa voltare, le cinge la schiena. -Il pessimismo aiuta a rendere le cose belle della vita ancora più belle- sussurra piano. Un attimo, e ciò che temo e spero avviene: Selvaggia alza appena la testa, socchiudendo gli occhi, e le loro labbra s'incontano, così naturali da nascondere il segreto che celano. Non ho il coraggio di essere gelosa, di intromettermi, di fare qualcosa: perché se anche so che quello è un amore illecito, un amore profano, è così indicato, così bello in quel momento unico da sembrare irreale. Poi, per effetto della luce, della magia, della scomparsa delle ali di Felix, la loro coppia mi sembra naturale, come fosse esistita da sempre. Con quell'unico attimo, molti dei miei dubbi sbocciano in aria come i fiori della Luna. E capisco che, anche se tutto il mondo fosse stato contrario alla loro unione, io non avrei potuto ostacolarla: l'avrei difesa, appoggiata, protetta...Come il simbolo dell'amore che tutti bramano.
In silenzio, con delicatezza, fuggo da loro, per concedergli la solitudine che si meritano, mentre urla di gioia degli elfi ignari rimbombano nel cielo...


Thursday, December 20, 2007

Incontro con il re.

Volo verso l'alto, verso la Luna, per poi planare in circolo per avere una visuale generale della città: sembra un ritrovo di insetti luccicanti, un brusio di sottofondo, un continuo movimento da tutte le parti. Dopo quel momento di generalità, mi getto sui particolari, sperando di notare le uniche due faccie conosciute in quel mare di folla: ma nè Selvaggia nè Felix sembrano trovarsi nei dintorni. Piego un'ala in modo da curvale con fluidità mentre m'abbasso verso il cuore della festa: su una rocca al centro della rupe, circondato da ponti di legno ed edera, sorge una piattaforma sul quale è costruito un enorme nido. All'interno di questo, con un potente grifone al fianco, è appena notabile un maestoso Elfo del Giorno, le ali dorate a macchie rossicce ben spalancate mentre stà per spiccare il volo, con una tale grazia da rendere rozzi i movimenti del grifone dietro di lui, che lo segue attento e feroce. Non porta corona, ma chiunque avrebbe capito che ha del sangue reale nelle vene. E quando s'avvicina a me apparentemente senza muovere le ali ma semplicemente mutando la posizione di alcune piume o del corpo, ne ho la certezza. Sembra vecchio mille anni, eppure giovane come il più gagliardo degli uomini: contrasto percepibile tra occhi e corpo.
Con un cenno del capo mi saluta. -Benvenuto, nobile drago, al questa città degli elfi Piumati. Sei il benvenuto, ed avrai la benevolenza del mio popolo questa sera. Io sono Asperon, re di queste terre-.
Inarco il collo chinando appena la testa. -E' un onore, sire, fare la vostra conoscenza. Il mio nome è StelladiGhiaccio, al vostro servizio-.
Il Re pare colpito da queste ultime parole. -Un drago al servizio di qualcuno? Da tempo conosco la vostra razza, eppure nessuno di voi aveva mai proferato queste parole-.
Rimango un momento spiazzata, ma mi riprendo in fretta. -Prendetelo come un segno di rispetto-.
-Lo farò-. Il grifone dietro di lui gracchia un ringhio, lanciando uno sguardo d'intesa all'elfo, che con un ultimo saluto chiede congedo e vola via. Rimanendo un ultimo momento in aria, chiudo le ali e come un'airone che fende l'acqua mi getto nell'aria mia amica, alla ricerca di volti amichevoli che non siano legati alla Terza Luna che presto si presenterà nel cielo.

Monday, November 5, 2007

L'Inizio

Passo una giornata intera a far compagnia a Squama, guardando insieme a lui gli Elfi del Giorno volteggiare da una casa all'altra oppure chiaccherando solamente con il drago. Ad un tratto, verso la seconda metà della giornata, Selvaggia si fa finalmente viva. Cortesemente si informa sulla nostra salute, ma noi le diamo risposte poco dettagliate. Difatti, siamo entrambi preoccupati: qualcosa non va. Lo si capisce direttamente dall'elfa: pur essendosi riposata dal viaggio lavandosi ed indossando nuovi abiti, l'espressione della Notturna è tesa ed affaticata. Risponde abbozzando un sorriso ad i nostri sguardi interrogativi. -Non sono persona gradita per gli abitanti di questa città per via della mia razza. Pur essendoci la Terza Luna, il Re si stà esponendo parecchio nel farci alloggiare qui. Inoltre, una sinistro evento è ormai vicino, così almeno credo...-
-Che vuoi dire?- l'interruppe Squama. Gli occhi di lei si fecero più tristi e dopo un sospiro riprese a parlare: -Il cucciolo che StelladiGhiaccio ha trovato qui vicino, Berizul, aveva una freccia nera nell'ala-. Squama ringhia. Selvaggia annuisce. -Al contrario di ciò che pensano gli Elfi del Giorno, il Demone Nero non si limiterà ad attaccare una sola razza elfica. Gli umani sono alle porte, e la popolazione non è pronta a subire un'invasione. Si spera solo che la selva riesca a trattenerli ancora... Ma è una follia credere nel fato fino a questo punto. Stò tentando di contrattare un'alleanza con gli Elfi del Giorno, ma il Re si stà rivelando molto più ottuso di quanto potessi immaginare. Credo che rimanderemo tutto a dopo la Terza Luna-.
-E quando sarà?- chiedo io.
L'elfa si prepara nuovamente ad andarsene. -Stanotte-, dice, prima di scomparire.

E la notte arriva lentamente, con calma, annunciata solo da piccoli indizi che s'andavano a formare sempre più chiaramente negli elfi che ci circondano: dalle graziose lanterne che compaiono giocose fuori dalle case, dalla lieve tensione elettrica che traspare da ogni movimento degli abitanti del luogo: movimenti più guizzanti e scattante, risa e gridolini dei bimbi sempre più frequenti... Come una tanto attesa notte di Natale, solo con più eleganza e più magia. Poi, quando finalmente il Sole tramonta, tutto tace per un secondo, lasciando solo il suono dell'acqua sempre in movimento a proseguire il proprio monologo. La tensione è al massimo. Tutti stanno per scoppiare. Poi, quasi improvvisamente, un bambino grida felice. Ed in pochi istanti la sua candida voce si perde, coperta dalle mille altre, gridanti anche loro di gioia. La festa è iniziata ufficialmente. Si sentono dei flauti di pan suonare lievi di sottofondo, dando al tutto un effetto più mitologico e casereccio. Intanto, la tensione è esplosa, liberando piccoli fiocchi d'allegria che penetrano in tutti. I grifoni, lasciati liberi, volano ruggenti, intrecciandosi con le figure di elfici danzatori ancora alati, perché la Luna non è ancora sorta. I musicisti prima del concerto vero e proprio.
Su una pietra è poggiato un tavolo di pietanze, dove ogni tanto sciamano i Diurni. Io osservo tutto, estasiata dalle luci delle lanterne e da quello sciamare di gente vocianti. Squama s'accorge di tutto e mi sorride. -Vai.
-Cos...?-
-Vai. Vola via da qui e vai a divertirti. Si vede che muori dalla voglia di andare. La festa ti chiama, come chiamerebbe me se fossi in un'altra situazione.-
Sospiro. -Davvero non ti dispiace?-
-Ne ho passate diverse, di feste come questa. E non è giusto che tu ti rovini il primo Avvento della Terza Luna per colpa mia. Vai, prima che m'arrabbi-.
-E tu? Rimarrai ad annoiarti per tutto questo tempo?-
Stavolta è lui a sospirare. -Probabilmente arriverà qualche cuccioletto elfico a tormentarmi. E poi... Devo stare attento. I fiori presto sbocceranno- conclude guardando dei piccoli boccioli ramati che non avevo notato fino ad allora. Annuisco piano. Lui, sorprendendomi, mi sfiora la fronte con il muso, prima di ripetermi: -Divertiti-. Arrossisco un momento prima di spiccare il volo aggrazziata.

Sunday, October 28, 2007

La Terza Luna

Le parole di Felix non sono menzoniere: difatti, dopo poco lo vediamo riapparire, seguito da una voluminosa signora dalle ali argentate ed un ragazzino dimostrante dieci anni. Tutti e tre si posano con leggerezza accanto a noi. La donna ha un'espressione del tutto contrariata. Il bimbo invece ci guarda con occhi ridicolmente grandi. Entrambi portano due pesanti bisacce. Felix, impassibile, ce li presenta: -La Guaritrice, Winfel ed il suo aiutante, Minik. Saranno loro i vostri curatori. Siate gentili e disposti ad esser curati...Perché loro saranno cordiali con voi.- L'ultima frase sembrava più un ammonimento alla donna che una vera e propria affermazione. Detto questo, comunque, il guardiano spicca il volo allontanandosi. La donna sbuffa, poi comincia a visitare Squama, che scruta con disprezzo la donna. Ella intanto, palpa delicatamente le ferite del drago, soffermandosi soprattutto su quelle procuratogli da Felix. -Il buon vecchio Guardiano c'è andato pesante- commenta alla fine della visita. Squama ringhia appena, ammonitore. Winfel lo guarda burbera. -Fa solo il suo mestiere...- commenta pacificamente Minik, che intanto si è messo ad impastare uno strano intruglio a base di erbe a me ignote. Quando si accorge che lo stò guardando, mi sorride timido.
Sorriso che viene troncato dalla Guaritrice, che brusca gli strappa la ciotola dalle mani. Il ragazzino scrolla le piccole ali brune prima di prendere un'altra scodella per poi ricominciare da capo l'impasto medicinale. Winfel comincia ad applicare l'impasto sulle ferite di Squama, che digrigna i denti dal dolore. Tuttavia soffre in silenzio. Infine, l'elfa gli applica il medesimo impasto sulle ferite alle ali, dicendo poi: -Con te ho finito. Fai il meno movimento possibile nei prossimi tre giorni e tornerai a saltellare e volare come un pupo. Ora passiamo alla femmina-. Mi inchioda con lo sguardo e comincia a ripetere i medesimi controlli che ha attuato su Squama. Alla fine, ghignando, batte una mano su una mia poderosa zampa. -Tu te la sei cavata meglio del tuo compare- dice allegramente -Tuttavia, ti ho vista piùttosto rigida nei movimenti. E' la prima volta che ti scontri con dei grifoni?-
-Sì-
-Allora questo spiega tutto. Il veleno del loro becco è solitamente più potente quando non è mai provato. Tu potrai tornare a muoverti tra qualche ora. Minik?-
Il ragazzo alza la testa. -Sì?-
-Occupati tu della sua medicazione. Non è difficile... Dovresti riuscirci. Io intanto vado.-
Il bambino s'irrigdisce. Fa per obbiettare, ma l'elfa ha già spiccato il volo. Alla fine mi guarda, occhi sbarrati dalla paura.
-Non preoccuparti- faccio io, ironica. -Non ti mangio mica-.
Minik non sembra molto convinto, tuttavia s'avvicina piano e comincia a spalmarmi con mano tremante l'intruglio fresco sulle ferite. La sua mano diviene sempre più decisa mano a mano che procede.
Io intanto guardo addolorata Squama: si vede che rimanere fermo gli pesa, e non poco. Infine, lui sbuffa. -Che hai da guardare?- dice brusco. Mi riscuoto, abbassando il collo per facilitare il lavoro di Minik, svolazzante intorno alla mia testa. -Niente... Solo una domanda- dico, appigliandomi alla prima cosa che mi viene in mente.
Lui finalmente sorride. -Cosa, di grazia?- dice ironico. Io continuo. -Felix ha parlato di Terza Luna. Cos'è esattamente?-
Il drago fà per rispondere, ma viene interrotto dal Minik, finalmente placatosi dal suo svolazzamento. Con un balzo mi è davanti, gli occhi leggermente vaqui, come sommersi dai ricordi. -Narra una leggenda che una Terza Luna sia sorta nel girono della scissione delle razze elfiche, per aiutare le due nuove e ancor deboli razze nel simultaneo e potente incantesimo attuato per legarsi alla creatura stabilita. La Luna fu alta nel cielo per due giorni e due notti, prima di svanire completamente. Nessuno studioso sa spiegarsi come sia sorta, nè che fine abbia fatto... Si sa solo che una volta l'anno, il giorno celebrato come la Divisione Elfica, la Terza Luna risorge, donando nuova speranza al popolo elfico, sia Diurno che Notturno. Alla vigilia e per la durata di quest'evento, che regni la pace fra le quattro razze. Ed, in sengo di rispetto, che tutti gli Elfi del Giorno perdano le ali durante la Sacra Notte. Inoltre, non appena la luce della Luna li sfiora, i Fiori Purpurei sbocciano, dando la possibilità con il loro nettare di creare svariate pozioni, più o meno utili. Questo è quanto và saputo, questo è quanto va rammentato. Comunque ho finito- aggiunge sorridendo. Mi sfiora il muso con una mano per poi spiccare allegramente il volo, lasciandoci entrambi ammutoliti.

Monday, October 22, 2007

Volo sincronizzato

Impiegiamo quasi un'0ra di volo serrato per arrivare alla suddetta capitale. Non so perché, ma ho la sensazione che Felix abbia allungato di parecchio il tragitto: forse per non farci localizzare con facilità il luogo della capitale... O forse solo per tormentare il povero Squama, per cui ogni battito d'ala è una tremenda tortura.
Quando atterriamo, Felix smonta da Cripto e si dirige a passo veloce verso un presunto burrone, seguito da Selvaggia e Swift. Anche io mi avvio a passo svelto, spezzandomi il cuore alla vista dell'orgoglioso SquamaVerde zoppicante ed affaticato solo per compirere quattro passi. Quando raggiungo l'altura, rimango senza fiato: sotto di noi, arroccata in un burrone, si presenta una gigantesca città, situata su un impetuoso fiume culminante in una gigantesca cascata. Sbuffi d'acqua vaporosa risalgono da essa, offuscando i contorni delle belle case dorate o rossicce, situate su giganteschi alberi, sulla roccia viva o proprio sopra il fiume; altre sono invece situate in luoghi inaccessibili a creature non dotate di ali. Ovunque, in un turbinio confuso, si vedono uomini, donne e grifoni svolazzanti da tutte le parti.
Felix mi fa riscuotere, proferando con voce densa d'orgoglio ed aprendo le braccia come fossero ali: -Benvenuti a Menikin. Se possiamo procedere...- Un sorrisetto affiora sul bel viso dell'elfo che, dopo aver preso un bel respiro per lasciarsi cadere in avanti, ben diritto come un fuso. Un altro respiro, ben udibile anche a distanza, mentre precipita per metri, braccia ora situate a lancia sopra la testa, come un tuffatore. Venticinque metri, quattro, tre... Venti... Ormai ha raggiuntoi tetti delle prime case, quando decide finalmente di riaprire le ali con uno schiocco secco, sbattendole una, due volte, prima di prendere una corrente d'aria che lo porta in alto, fino a trovarsi nuovamente alla nostra altezza... Guarda Selvaggia, inclina la testa di lato prima di ricadere all'indietro rovesciandosi di testa, le ali coprenti il corpo ed il viso, in una nuova discesa in picchiata... Stavolta però aspetta solo cinque metri prima di spalancare di nuovo le ali bianche per riprendere nuovamente quota. Cripto pare sorridere mentre osserva l'elfo nelle sue acrobazie: si accuccia un secondo, un movimento della coda simile ad una frusta e poi anche lui è in aria, le piume del viso sferzate dal vento... Selvaggia si riscuote, e con un semplice -Andiamo- che ormai credo tipico degli elfi rimonta su Swit e raggiunge i due. Io e Squama ci guardiamo un secondo. -Possiamo essere da meno di Felix?- domando io ghignando.
-Assolutamente no- risponde lui, apparentemente serio. Annuiamo un secondo, poi ci buttiamo simultaneamente, flessuosi e leggeri come l'aria. Forse perché accoumunati dalla razza, forse per qualche altro motivo... Ma le acrobazie doppie riusciescono: le ali aderenti alla schiena, pilotando la caduta semplicemente con la coda, ci avvitammo per più volte su noi stessi, per poi allontanarci e spalancare le ali con un simultaneo e familiare schiocco secco. Ci libriamo poi verso l'alto, eseguendo poi un simultaneo avvitamento in aria dopo il quale ci lasciamo cadere poi, testa verso il basso ed ali aperte sulle zampe, sempre più giù, sempre più giù...-Tre...- sussurra Squama, ghignante.
Ghigno anch'io. -Due...-
-Uno...-
Un istante dopo, le nostre ali sono aperte sfiorando appena la superficie chiara dell'acqua per farci risalire subito verso l'alto. Guardo felice Squama. Il mio sorriso scompare nell'istante in cui vedo il suo muso: è affaticato, stanco... -Squama... Atterriamo, è meglio-. Lui si riscuote un attimo. -Meglio...- sussurra solo, prima di atterrare pesantemente sulla riva consunta del fiume. Lo seguo, ripiegando per bene le ali, in modo da fargli più spazio.
In poco tempo, un folto gruppo di Elfi del Giorno ci circondano. Di certo non sono contenti di vederci: gli adulti ci guardano con odio e diffidenza; i bimbi invece si tengono alle sottane delle madri. Un elfo dei più giovani, spavaldamente, prende un sasso dalla riva, giocherellandoci appena. Poi, con uno scatto del braccio, lo lancia a grande velocità verso il mio muso. Il ciottolo serpeggia, ma non raggiunge il bersaglio: viene fermato dalla mano di Felix, che lo prende al volo. In quel momento cavalca Cripto, che aggiunge alla sua immagine un tocco di regalità. Il Guardiano guarda sprezzante l'elfo. -Tieni le mani al tuo posto- dice solo. L'altro stringe i pugni ma non ribatte.
Tuttavia, la situazione raggiunge il culmine quando giunge Selvaggia, in groppa a Swift. Un mormorio di disapprovazione si leva dalla folla. -E lei che ci fà qui?-
-Abbiamo già abbastanza rogne con i draghi...-
-Doveva rimanere dove viveva...-
-Che ci fanno questi? La loro guerra non ci riguarda...-
Sono solo alcune delle frasi che vengono mormorate, mentre altre si mischiano fra loro nel serpeggiare di parole della folla.
Cripto fa schioccare il becco prima di emettere un sibilio. Tutti s'ammutoniscono.
-Sono ospiti- comincia Felix -Trattateli come si deve. Il maschio è ferito alle zampe e non può camminare. La femmina ha ritrovato il cucciolo di Cripto. E Selvaggia...- Qui s'ammutinisce. L'elfo che prima ha provato a lanciarmi la pietra ghigna. -E perché dovremmo ospitarli? Cosa c'importa? Sono fatti loro. Ringrazia la dragonessa per il tuo caro cuccioletto, ma la cosa può finire lì. Oppure lo fai solo per...-
-Taci!- ringhia infuriato Felix. -Come osi? Pensi davvero che si possa negare l'ospitalità di un Notturno e due draghi alla vigilia della Terza Luna? O vuoi disonorare il tuo stesso popolo solo per futili problemi personali? Vuoi davvero andare contro la volontà del Re?-.
Un nuovo mormorio della folla, stavolta compiaciuto. L'elfo giovane s'arrende, chinando la testa e facendo un passo indietro. Felix stringe i pugni un momento, fà un sospiro per poi, finalmente, rilassarsi scendendo da Cripto. Scruta la folla, attento. Poi con un nuovo sorriso, fà un cenno con la mano. -Andate- dice -Non c'è più niente da vedere-. Riluttanti, tutti se ne vanno, un po' per volta. Solo quando anche l'ultimo bimbo è volato via, l'Elfo s'avvicina a Selvaggia. -Avrei dovuto farti vedere- le sussurra, -Non è stato prudente procurarti solo i vestiti...-
L'elfa scrolla le spalle. -Ormai è fatta. Il Re mi ha accolto. Meglio di così...- dice sorridendo. Poi, spronando Swift, s'allontana seguita da Cripto.
-Aspettate qui- ci dice Felix, tono più dolce. -Presto giungeranno dei guaritori...-
-E chi si muove...- sbuffa Squama, ironico. Ma Felix ha già spiccato il volo, seguendo Selvaggia. Lasciandoci nuovamente soli. Ed in pace.

Tuesday, October 16, 2007

Elfi e sottorazze...

Mi mostro abbastanza sorpresa, anche se gli sono davvero grata per quelle parole. Inclino la testa da un lato. -Allora mi darai una mano a capire questo strano mondo?- chiedo, terribbilmente seria. Lui sghignazza. La cosa mi irrita leggermente. -Cosa c'è?- chiedo. -"Una mano!"- riesce a dirmi mentre sghignazza. Lo guardo truce. -Aiutami e basta, Squama- dico bruscamente. Lui si riprende. -Dunque... Che vuoi sapere?-
-Qualcosa sui grifoni e sulla razza degli elfi...- rispondo pronta. Lui sospira prima di iniziare. -Cominciamo con il carattereristiche generali degli elfi: come avrai potuto notare, sono agili, con buoni riflessi e parzialmente veloci. Prima erano una razza unitaria, ma poi hanno incominciato ad esserci delle questioni per quanto riguarda la creatura simbolo della razza. Può sembrare un futile motivo, ma per loro -e per la razza scelta- è molto importante: infatti, le due diventano alleate ed assumono delle caratteristiche comuni. Compreso tutto fin qui?-. Annuisco. Lui mi osserva un attimo per poi proseguire. -Dato che la questione non riusciva ad avere uno sbocco, le due fazioni elfiche si sono divise, formando così le due razze attuali: quella degli Elfi della Notte, a cui appartiene Selvaggia, e quella degli Elfi del Giorno, a cui appartiene Felix. La prima scelse come creatura i draghi, da sempre simbolo di forza e coraggio mista ad astuzia ed intelligenza. L'altra invece scelse come creatura i grifoni, simbolo di eleganza e libertà. Così, le due razze hanno ereditato delle varie caratteristiche: gli Elfi del Giorno hanno ereditato dai grifoni le ali e l'abilità nel volo e nelle movenze. Gli Elfi della Notte hanno invece più possibilità di scelta tra i loro poteri: difatti, essendo i Guardiani draconici Cinque -non contando il misterioso sesto, che ormai è solo una leggenda-, ogni elfo può scegliere le caratteristiche che più vogliono avere scegliendo uno degli elementi. Sugli elfi credo possa bastare... Va bene come spiegazione?-
Ci misi un po' per rispondere. Ali. Sarebbe stato decidere scegliere tra le due razze, all'epoca... I draghi sono grandiosi... Ma essere liberi di volare dove più si voglia è una cosa magnifica, come stavo scoprendo... Tuttavia mantenere il pollice opponibile sarebbe stato molto più pratico... Mi riscuoto. -Solo un'altra cosa- lo prego. Squama sbuffa ma annuisce. -Come sono i rapporti fra le due razze?- SquamaVerde sospira di nuovo. -Non buoni... Essendo draghi e grifoni nemici naturali di caccia, anche il carattere delle due razze ne ha risentito... Non sono in guerra fra loro, ma rimane comunque uno stato di tensione...- Annuisco. -Ora i grifoni...- Il drago ringhia. -Già, i grifoni... Razza antica quanto la nostra... Solo stupida come il mezzo pollo che sono...- sbuffa, poi si riprende dalla rabbia. -Come avrai potuto notare, sono silenziosi ed eleganti come felini. In più, però, hanno l'aggressività delle aquile. Inoltre, i loro becchi contengono dell'acido, che rendono le ferite molto dolorose, come avrai potuto constatare...Ma fortunatamente non sanno utilizzare la magia. Altro?- E' più che evidente che vuole chiudere subito il discorso. Così cambio argomento.. In parte. -Ho visto che Felix trattava i grifoni come fossero animali da trasporto. Anche i draghi sono così?- Come risposta, ricevo un'occhiata sprezzante. -Perché pensi che sia così contrariato quando ti vedo con in groppa Selvaggia? Noi draghi siamo possenti, non semplici bestie da cavalcare. Tuttavia, con gli elfi è per lo meno accettabile. Ma con gli umani...- scuote la testa, incapace di continuare. Stavolta non insisto. Ed è giusto così. Cambio discorso del tutto. -Come facciamo a parlare la lingua degli elfi? E cosa vuol dire "rembim"?- SquamaVerde annuisce compiaciuto. -Esistono sostanzialmente due lingue in questa terra: il draconico, o lingua neutra, conosciuta da tutte le creature dotate di un minimo d'intelligenza. Ed è anche la lingua degli umani. Poi, c'è l'elfico, che è una specie di dialetto parlato tra le due razze, dato che per le questioni burocratiche e generalmente anche nella vita comune anche loro usano il draconico... Rembim, avrai capito, è una parola elfica: significa "fermati"-. conclude schioccando la lingua. -Ah- dico solo. Evidentemente ho scoperto da dove vengo i famosi popoli euroasiatici... Semplicente da questo mondo... Interessante...
Ormai la luce sfocata del tramonto inonda la piccola radura quando finalmente Selvaggia e Felix si fanno vivi. Sussulto dai loro cambiamenti d'abito: Felix indossa un paio di pantaloni di pelle, con una camicia beige. Le ali piumate, ben visibili, sono color miele puntellate di piccole macchioline rossicce, color ruggine e marroncine. Selvaggia invece indossa un abito bianco dai riflessi azzurri, leggero come fatto di nubi. I capelli sono acconciati in una complicata pettinatura che le dona molto. Mentre guardi i due, Felix ci s'avvicina senza problemi. Selvaggia invece ci squadra rimanendo un po' a distanza, carezzando Swift. Ma non dovrebbe essere loro nemica? mi chiedo. Il filo dei miei pensieri viene però interrotto da Felix -Potete entrare in Menikin, La Nebulosa, capitale degli Elfi del Giorno...- profera solenne. SquamaVerde grugnisce. -Come pensi di fare per trasportarmi lì?- chiede in tono di sfida. L'elfo lo guarda. -Volando, naturalmente.- sbuffa. Squama ringhia. -Con quel bello spiedino che mi hai conficcato fra le ali?-
L'elfo s'inchina sprezzante. -Scusate, messere. Provvedo subito.-
-Ma che...?- Il drago non fa in tempo a finire la frase che si ritrova Felix addosso, proprio fra le ali. Senza tanti preamboli, L'elfo spezza la freccia e ne sfila le due estremità dalle ali. Sibilo in coro con Squama. Sai che dolore... Dopo ciò, l'elfo scende a terra, ignorando di proposito lo sguardo di fuoco di Squama. Sale su Cripto, poi con un semplice -Andiamo- di partenza, c'involiamo tutti e quattro, due grifoni due elfi e due draghi, diretti per chissàddove.

Monday, October 1, 2007

Riappacificazione

SuqmaVerde, da vero signore, rispose alla mia sfilza di domande accusatorie con un potente ringhio e schioccando le fauci a pochi centimetri dal mio muso. Il mio ringhio sale di diverse ottave. Seno uno strano calore pervadermi e salire verso la gola... Dalle mie narici comincia a salire dalle mie narici... Il drago davanti a me se ne accorge. Lo si capisce perché il suo ringhio svanisce del tutto...-No!- grida. Ma non riesco a fermare il calore, che ormai è arrivato in bocca... Squama ringhia di nuovo, sbattendo la coda a terra. Una radice scatta fulminea e mi immobilizza l a bocca. Non riesco ad aprirla... Il calore esce calmo dalle narici. Che voglia di tossire! Ma la radice non molla. Il fumo mi stà irritando... Quando infine la radice mi lascia la bocca, non mi rimane che tossire per dieci minuti buoni di fila, per poi guardare storto Squama. -Era necessario- disse solo. -Con un'arrabbiatura del genere avresti raso al suolo la foresta. E poi, non è salutare cominciare a sputare fiamme per mezzo d'un arrabbiatura-. Sbuffai ma non commentai. Di certo sapeva meglio di me come imparare a sputare fiamme.
-Ah...- aggiunse. -Per quello che hai detto prima...- sogghigna un momento -Davvero pensi che non ti volgiamo più?- mi rabbuiai. -Non è così?-
-Certo che no, stupida cucciola! Cosa ti aspettavi? Se anche non fosse per pura amicizia, Moony è venuta da te per qualche motivo. Diciamo che se è reputata saggia anche fra i più anziani di noi... C'è un motivo.- Conclude ammiccando.